Se siamo arrivati dove siamo ora, è perché l’uomo non ha mai smesso di sognare, di guardare oltre al proprio fazzoletto di terra da coltivare.
Tra le varie tessere del puzzle che ci compone, ce n’è una in particolare che ci spinge ad esplorare l’ignoto. In alcuni di noi questa tessera è però così in risalto da spingerci alla ricerca di ciò che comunemente è ritenuto impossibile.

Agli albori dell’esplorazione del globo, in sordina rispetto agli esploratori europei, i Vichinghi scoprirono l’America: Vinland per gli amici nordici.
Niente news. Niente premi. Niente colonizzazioni o spartizione dei territori.
L’America non era una meta ambita dai Vichinghi, si erano appena stabiliti in Islanda…ma senza accorgersene, abbatterono fino all’ultimo albero. Si spinsero allora più a ovest, verso la Groenlandia e infine, l’America.

L’America venne scoperta quindi per necessità: le risorse del piccolo mondo conosciuto erano finite.

Non abbiamo neanche imparato dagli errori.. [©NationalGeographic]

Nel frattempo si continuò ad esplorare, cambiando mete e materiali, aggiornando mappe e spingendosi sempre più lontani, o sempre più in alto. Quelle che un tempo erano salite impossibili, oggi si compiono in poche ore.
L’esplorazione passa ora attraverso lo stile: si sente parlare di free-solo, invernali senza ossigeno, record di salita, speed climbing. E intanto l’Islanda cerca ancora di seminare qualche abete che metta radici in quella terra spazzata dai venti! 

La rubrica Vinland nasce quindi con due scopi, intrecciati da sempre tra di loro:

  • Raccontare le storie più e meno note delle esplorazioni, dai Poli fino alla cima degli 8.000, passando dai 9c di Adam Ondra alle salite Trad di Jacopo Larcher, passate inosservate dai media ma capaci di appassionare e riscuotere la nostra parte intrepida e pronta all’esplorazione
  • Scoprire le terre più lontane e inesplorate per monitorare la loro evoluzione.
    Il mondo si modifica sotto i nostri piedi molto più velocemente di quanto vogliamo vedere: ogni giorno si sente di iceberg che si staccano dai poli, compagnie che investono su rotte polari ormai sgombre dai ghiacci, piogge e tornado che si susseguono con una frequenza mai vista prima, siccità alternate a nevicate in un clima che potrebbe sembrare impazzito.
A sx: Walter Bonatti con corda da ferramenta e chiodi fatti a mano. [©ivg.it]
A dx: Conrad Anker, con materiali studiati al meglio per resistere alle condizioni più estreme. [©Jimmy Chin]

La lancetta oscillerà continuamente sulla linea del tempo, per cercare di seguire le prime salite su ghiaccio con dei cavatappi al posto dei chiodi, mentre ci teniamo aggiornati sul nuovo impianto balneare che è in progetto in Groenlandia.
L’unica cosa che rimarrà fissa di questa rubrica, è quella piccola tessera del puzzle, che quasi senza farsi vedere, porterà in un futuro sempre più prossimo il primo uomo su Marte.