L’angoscia è il prezzo pagato in anticipo sulla disgrazia. Per quanto riguarda SARS-CoV-2 – comunemente chiamato Coronavirus da tutti i media – bisognerebbe aggiungere all’angoscia anche un certo sadico piacere. Siamo effettivamente di fronte a un’epidemia di un virus appena comparso ma la malsana e spesso affrettata attenzione che i media gli hanno riservato rischia solo di aumentare il panico verso un nemico invisibile, che però agli occhi dei più è giallo e con gli occhi a mandorla.

Sul web sono diffusissimi messaggi in cui persone di origine asiatica cercano di spiegare che l’epidemia di un virus non è una ragione sufficiente per portare in superficie un razzismo latente. La stessa iniziativa del presidente della Repubblica Mattarella – per quanto onorevole – che ha fatto visita a una scuola romana con il 50% di bambini stranieri, ha sortito un effetto involontariamente macchiettistico. Ma tant’è: in tempo di Sanremo, lo show business è tutto.

Il presidente della repubblica Sergio Mattarella in visita presso la scuola Daniele Manin nel quartiere Esquilino a Roma
© Corriere Roma

I virus, una brutta notizia incartata nelle proteine o esseri viventi?

Il termine virus deriva dal latino. Curiosamente la parola è traducibile come veleno, puzza, fetore; ma anche come succo, sugo, umore e bava. Distruzione e creazione in un binomio che racchiude bene la natura dei virus. La virologia a oggi si può considerare come una scienza giovanissima: si stima che esistano un milione di virus e noi ne conosciamo solo qualche migliaio, principalmente i responsabili di malattie.

Per secoli si è definita “virus” qualsiasi causa di malattia nell’uomo: dal veleno dei serpenti a possibili miasmi nell’aria. Il primo virus propriamente detto venne scoperto da Martinus Beljerinck nel 1898 (il virus del mosaico del tabacco) ma non abbiamo potuto osservarne uno fino al 1938, anno dell’invenzione del microscopio elettronico.

Martinus Beljerinck nel suo studio

Definire un virus è difficile. Non rientra nei cinque regni degli esseri viventi: Monera, Plantae, Animalia, Fungi, Protista e in quanto tale si deduce che non sia “vivente”. La definizione di Sir Peter Medawar è di una «brutta notizia incartata nelle proteine» (1). Un virus è infatti costituito solo da materiale genetico sotto forma di Dna o Rna circondato da un capside proteico. Deve quindi necessariamente invadere una cellula di un altro organismo per produrre nuove proteine e assemblare nuovi virioni: Wikipedia stessa li definisce come parassiti endocellulari obbligati.

Quindi non sono esseri viventi e certamente non possiedono un cervello pensante ma sono abbastanza intelligenti da invadere altri organismi – grandi come un uomo – e qui prodigarsi per lo sforzo primario di qualsiasi essere vivente: la riproduzione. Anche noi uomini, così assorbiti dai nostri doveri quotidiani e aspirazioni personali, dimentichiamo che il fine ultimo della nostra vita è quello di perpetuare la nostra specie.

Simbiosi tra virus e ospite infettato, una storia lunga milioni di anni

Ai fini della riproduzione, un virus deve eludere le risposte del sistema immunitario dell’ospite che infetta in modo da rimanere nascosto abbastanza a lungo da potersi riprodurre e invadere un nuovo organismo. Non conviene uccidere subito l’ospite che infetta: alcuni virus non lo uccidono mai ma riposano al suo interno. È il caso dell’HSV1, l’herpesvirus che così fastidiosamente si ripresenta sotto forma di herpes labiale a intervalli più o meno regolari.

Affascinante immagine di un virus vista al microscopio elettronico a scansione

I virus convivono con ogni forma di vita sul pianeta da milioni di anni e sono in grado di invadere animali, piante, funghi e batteri. Nel 1989 abbiamo addirittura scoperto che i virus costituiscono la “forma di vita” più abbondante e varia negli oceani. Insieme e in coordinazione con plancton e batteri costituiscono l’altro polmone della Terra, un polmone blu capace di produrre circa il 50% dell’ossigeno presente in atmosfera.

Questa simbiosi con gli esseri viventi non sempre quindi porta a malattia e può anche essere il retaggio di antichissime infezioni, come un’impronta lasciata da questi microrganismi nel nostro corredo genetico.

Infezioni emergenti: zoonosi e cambiamento climatico

Gli allevamenti intensivi di maiali, polli e bovini sono un terreno incredibilmente ricco per la nascita e diffusione di nuovi virus. Gli ambienti stretti, con poco ricambio d’aria, e l’economica ma barbara pratica di far mangiare agli animali le carcasse di altri animali – sotto il termine edulcorato di farine animali sono un ottimo metodo di diffusione di malattie. E una volta che i capi di bestiame sono infettati da virus, alcuni di questi sono in grado di effettuare un salto di specie, ovvero passare da una specie animale a un’altra. Questa capacità è definita zoonosi. Può anche avvenire in seguito al contatto tra l’uomo e animali selvatici che condividono l’habitat da poco tempo – è il caso del virus Hiv, originato agli inizi del XX secolo dal Siv, presente come infezione latente in varie specie di scimmie da almeno 32.000 anni.

Immagine di un allevamento industriale di polli ad opera di un esponente dell’associazione animalista “Essere Animali” © Internazionale

Non ultima c’è la questione del surriscaldamento climatico. In un epoca in cui dal permafrost vengono scongelati giganteschi mammut, tra quanto tornerà allo scoperto un microscopico virus scomparso da migliaia di anni verso cui non abbiamo protezione immunitaria perchè nessuno dei nostri antenati vi è entrato in contatto? Domanda agghiacciante e ancora quasi affascinante.

COVID-19: emergenza sanitaria globale

Tornando al nostro Coronavirus che causa la COVID-19COronaVIrus Disease del 2019, nuovo termine coniato dall’Oms per definire la malattia in seguito a infezione da SARS-CoV-2 – ad oggi siamo di fronte a una «emergenza sanitaria globale». I numeri delle persone contagiate e dei morti continuano ad aumentare (ad oggi, 13 febbraio si contano oltre 45mila casi confermati con 1.115 morti), la notizia della morte del medico Li sconvolge l’opinione pubblica mondiale e la produzione di mascherine è centuplicata. Ma le notizie passate dai media sono tutte attendibili? A oggi l’Oms o Who (World Health Organization) e la Cdc (Center for Disease Control) emettono bollettini quotidiani per spiegare quanto si sa e quanto è ancora da scoprire. Qui potete trovare aggiornamenti costanti sui paesi interessati e il numero di contagi.

I Coronavirus sono responsabili di patologie respiratorie, comprese patologie severe. Si conoscono dozzine di Coronavirus che infettano gli animali e si sono dimostrati capaci di effettuare il salto di specie nell’uomo. Il SARS-CoV-2 nascerebbe come zoonosi e sono stati registrati sia in Cina sia all’estero successivi casi di trasmissione da uomo a uomo. Non è stata ancora chiarita la modalità di trasmissione e ci sono dubbi sulla possibilità di trasmettere il virus durante la fase asintomatica.

I Coronavirus sono normalmente diffusi tra mammiferi e uccelli. SARS-CoV-2 è probabilmente originato nei pipistrelli – in particolare il pipistrello Rhinolophus chiamato in Italia ferri di cavallo – che ne costituiscono il serbatoio principale e si è successivamente diffuso tra gli uomini attraverso un altro animale che non abbiamo ancora identificato. Nel caso della Mers nel 2012 a infettare l’uomo erano stati i dromedari; per la Sars nel 2002 gli zibetti.

Andamento del numero delle infezioni dal 23 gennaio ad oggi © WHO

Al momento le disposizioni del Who e del Cdc sono chiare per la prevenzione dei contagi: monitorare le persone sintomatiche che negli ultimi 14 giorni si siano recate in una zona altamente endemica o siano entrate in contatto con persone con infezione accertata da test di laboratorio e porre in controllo sanitario anche gli asintomatici con queste caratteristiche. Inoltre invitano a non avvicinarsi in maniera non protetta ad animali selvatici o domestici e per chi lavora nel settore di aumentare le norme igieniche. L’istituto superiore di sanità italiano ha chiarito che al momento nel nostro paese non c’è rischio di contagio, a meno di non soddisfare i criteri sopra riportati. Possiamo tranquillamente ordinare cibo cinese quindi e non lasciarci andare a reazioni isteriche se siamo seduti sul tram di fianco a una persona asiatica.

E infine, a chiaramento del suo nome: No, non c’entra con la birra Corona. Al massimo con la forma del virus che presenta sul suo capside una miriade di proteine che la circondano – traduzione di corona dal latino: oggetto che circonda. No, non c’entra neanche con i Savoia – e non sto a spiegarvi perché loro fortunatamente non c’entrano niente con una corona.

Meme sull’isteria da Coronavirus. L’azienda che produce la famosa birra ha dovuto rilasciare una dichiarazione in cui afferma che non esistono connessioni con il virus.

Nemici o amici? Come proteggerci e come potrebbero proteggerci

Le forme di igiene comune rimangono l’arma più potente in nostro possesso: lavarsi spesso le mani, non portarsele alla bocca o al naso dopo aver preso i mezzi pubblici, starnutire in un fazzoletto o al massimo nel gomito – esatto, starnutire nella mano è estremamente anti-igienico. Queste misure possono rivelarsi molto più efficaci della chiusura del traffico aereo dalla Cina – in un mondo globalizzato basta fare un solo scalo per eludere il controllo.

Dei virus conosciamo prevalentemente l’aspetto patogeno e ne ignoriamo ancora molti altri. Esistono esempi di simbiosi tra animali e virus molto interessanti. Virus come Hanta virus e la febbre di Lassa hanno come ospiti naturali il peromyscus maniculatus, un grazioso topolino e il ratto africano. Questi virus non provocano malattie in questi roditori che rimangono asintomatici. Quando l’uomo entra in contatto con essi, se contrae questi virus sviluppa delle infezioni devastanti. Frank Ryan ha definito questo comportamento come “simbiosi aggressiva” (2): il roditore offre cioè al virus una “casa” e un luogo dove riprodursi e il virus in compenso lo difende da un possibile aggressore: l’uomo.

Questa teoria è affascinante se ci poniamo la domanda “Di fronte a quale nemico potrebbero difenderci potenzialmente i virus che ospitiamo nel nostro organismo?”. Quali potrebbero essere oggi i nostri nemici? Ipotetici extraterrestri pronti a invadere la terra? Spoiler alert, così finisce la Guerra dei Mondi e potrebbe essere un finale affascinante.

Questo nuovo coronavirus ha appena compiuto un salto evolutivo che gli sta permettendo una sopravvivenza e una riproduzione epidemica. La battaglia è lunga, apparentemente infinita.

Un fotogramma dell’inizio del film La Guerra dei Mondi diretto da Steven Spielberg nel 2005.

Per curiosi e appassionati dell’argomento consiglio la lettura (anche in inglese) di:
– A planet of viruses, Carl Zimmer – University of Chicago Press 2015
– Il nemico Invisibile, Dorothy Crawford – Raffaello Cortina Editore, 2000
– Virus Hunt: the search for the origin of HIV/AIDS, Dorothy Crawford – Oxford University Press, 2015

Fonti aggiuntive all’articolo:
(1) Medawar, P.B., Medawar J.S. Da Aristotele a zoo: dizionario filosofico di biologia. Mondadori, Milano 1986
(2) Ryan F., Virus x-understanging the real threat of the new pandemic plagues, harper collins publishers, London, 1988