Off-Screen è una nuova rubrica di 7Muse sul cinema che tenterà, attraverso un’analisi spaziale dei movimenti di attori e macchina da presa, ovvero della messa in scena, di raccontare la poetica dei registi e delle loro opere. Non solo registi, ma anche direttori della fotografia e scenografi saranno al centro della disamina delle sequenze presentate; il loro ruolo è essenziale nella costruzione delle immagini, che nel cinema formano il flusso continuo degli eventi. L’elaborazione di un’immagine è fondamentale anche negli approfondimenti offerti da Off-Screen, poiché è necessario analizzare il processo ed il metodo che porta alla composizione per comprendere più a fondo le idee che la animano.

In particolare ci si concentrerà, grazie alla decostruzione di alcune sequenze significative e all’uso di floor plan (disegni in pianta; come quello presentato sotto) che permettono una visualizzazione più completa dell’azione, sul ruolo che determinate inquadrature, in relazione agli attori e ai luoghi in cui si svolge la vicenda, hanno nel convogliare un messaggio che va oltre l’immediatezza dell’immagine presentata sullo schermo e spesso rappresenta la struttura portante del film. Per fare ciò si ricorrerà a un vocabolario minimo di termini come pan, tilt, dolly, jib e crane i quali forniranno al lettore un piccolo bagaglio di strumenti tecnici con cui indagare i film e svelarne la loro natura più profonda, nascosta agli occhi dello spettatore.

Koreeda Hirokazu, un floorplan dal suo film Still Walking (2008) messo a confronto con le diverse scelte di messa in scena che avrebbero potuto operare i registi Mikio Naruse (1905-1969) e Yasujiro Ozu (1903-1963). Un prezioso documento che illustra il processo creativo di un regista, la sua eredità cinematografica e l’infinità di possibili direzioni che una sequenza può prendere, ma solo una di queste è quella che esprime al meglio le intenzioni narrative e ideologiche del regista.

Il mio problema personale è più specifico: come riprendere le donne di Bissau. Apparentemente, la funzione magica dell’occhio laggiù era contro di me. Nei mercati di Bissau e Capo Verde ritrovai l’uguaglianza dello sguardo e un susseguirsi di visi così prossimi al rituale della seduzione … io la guardo. Lei mi ha visto. Lei sa che io la guardo. Lei mi offre il suo sguardo, ma come se non fosse rivolto a me. E alla fine il vero sguardo, diretto, che dura 1/25 di secondo, il tempo di un’immagine“. Chris Marker

Chris Marker, Sans Soleil, 1983.