Nelle ultime settimane, pare non si possa più scrivere di niente senza citare l’epidemia di Covid-19. Qui alla redazione di Risikonomia non vogliamo essere da meno. Perciò, il nostro discorso su inflazione e deflazione si apre al grido di

CORONAVIRUS

E c’è da dire che non siamo nemmeno troppo fuori tema: è infatti rimbalzata su tutti i giornali la notizia dei supermercati presi d’assalto e dell’aumento spropositato del prezzo di mascherine e Amuchina sul web.

Scaffali vuoti nei supermercati – ilmessaggero.it

Si sono viste scene che, con le dovute proporzioni, portano alla mente il Venezuela, dove l’inflazione ha raggiunto il 1.000.000% (sì: un-milione-per-cento). Eppure, ci dice l’Istat, in Italia non si è registrato un aumento generalizzato del livello dei prezzi. Anzi, da noi l’inflazione è rallentata, e tutto sommato questo potrebbe persino sembrare un bene: d’altronde, non è mai piacevole ritrovarsi a spendere di più per comprare le stesse cose. Ma la situazione purtroppo non è così semplice: la dinamica dei prezzi gode infatti di una strana caratteristica, per cui qualunque variazione (aumento o diminuzione che sia) viene trattata come un problema, e pure grave.

Per cercare di capire perché, è necessario un ripasso dei principali fenomeni legati all’andamento dei prezzi. Quando essi aumentano si parla di inflazione e, quando diminuiscono, di deflazione. Esistono anche l’iperinflazione, che indica un aumento spropositato dei prezzi in breve tempo (cioè un tasso di inflazione estremamente elevato), e la disinflazione, situazione in cui i prezzi non scendono, ma crescono più lentamente (cioè il tasso di inflazione diminuisce, la situazione attuale dell’Italia descritta dall’Istat).

Com’è possibile che il livello generale dei prezzi sia rimasto pressoché invariato (+0,4%), mentre si vendono mascherine a 17 volte (+1.700%) il loro prezzo normale? Ovviamente, il tasso di inflazione è una media della variazione dei prezzi di un considerevole numero di beni, che vanno a formare il cosiddetto paniere Istat. Periodicamente, l’Istituto Nazionale di Statistica si occupa di decidere quali e quanti beni includere nel paniere affinché esso rappresenti il consumo tipo delle famiglie italiane (ad esempio, ha fatto notizia la recente aggiunta di beni come i monopattini elettrici e il cibo a domicilio, e chissà quali saranno tra un anno gli effetti dell’epidemia sulla composizione del paniere).

Ma torniamo a noi: cerchiamo di capire cosa muove i prezzi e perché sia l’inflazione che la deflazione sono un problema. Possiamo dire che i fattori responsabili del movimento dei prezzi sono tre:

  • il rapporto tra domanda e offerta di beni: se la prima aumenta troppo velocemente rispetto alla seconda, i prezzi dei beni aumenteranno. Se invece un crollo della domanda porta a un eccesso di beni invenduti, i prezzi scenderanno. Questa è una versione semplificata della visione keynesiana.
  • l’offerta di moneta: secondo la scuola monetarista e il suo capofila Milton Friedman, l’inflazione è sempre un fenomeno monetario, che dipende esclusivamente da quanta moneta è stata immessa nell’economia dalla Banca Centrale. Quando viene stampata una quantità eccessiva di moneta, senza che aumenti la produzione, i prezzi sono destinati a salire. Per questo, compito fondamentale della banca centrale è stabilizzare i prezzi attraverso la politica monetaria (è in quest’ottica che si spiega l’obiettivo della Bce di mantenere l’inflazione sotto al 2%).
  • il costo di produzione dei beni: praticamente ogni bene che acquistiamo è stato sottoposto a un processo di produzione, o quantomeno è stato trasportato per farlo giungere fino a noi. Se i fattori di produzione (come il lavoro, l’energia o la benzina) diventano più cari, parte del rincaro verrà scaricata sul prezzo finale del bene. Un esempio della cosiddetta inflazione da costi è quella verificatasi durante le crisi petrolifere degli anni Settanta.
Milton Friedman (1912-2006, Nobel nel 1976) e John Maynard Keynes (1883-1946) – keynesblog.com

Quale che sia la causa dell’inflazione, se tutto costa di più, con gli stessi soldi posso comprare meno beni. In altre parole la moneta che ho in mano perde valore. Il mio reddito (a meno che non sia indicizzato, cioè aumenti in proporzione all’aumento dei prezzi) e i miei risparmi varranno meno e l’inflazione mi renderà più povero. Perciò, l’inflazione è un danno per i detentori di moneta, i risparmiatori e i creditori. Specularmente, una riduzione del prezzo dei beni, cioè un aumento del valore della moneta, danneggia chi quei beni li produce (perché a parità di beni venduti riceverà meno denaro) e chi è indebitato (perché dovrà restituire una somma di denaro che vale di più in termini di beni).

Cosa c’entra tutta questa teoria con il Coronavirus? C’entra eccome: l’epidemia ha contribuito a causare il più grande crollo del prezzo del petrolio dalla Guerra del Golfo, che tra l’altro sta innescando una guerra dei prezzi tra la Russia e i paesi dell’Opec. Intere regioni sono state messe in quarantena e molti settori sono rimasti completamente paralizzati. Il rischio è che domanda e prezzi calino, imprese in difficoltà chiudano e mandino a casa i loro lavoratori, che restano senza reddito. La domanda crolla ulteriormente, e così la deflazione alimenta una recessione. Intanto, il sistema sanitario è sottoposto a una pressione tremenda, e il Governo deve fare fronte con meno risorse a causa del calo dei redditi. Aggrava ulteriormente la situazione il pesante debito che lo Stato italiano si porta addosso da decenni.

Non potendo stampare moneta a piacimento (per contrastare la deflazione) né aumentare la spesa pubblica (per sostenere i redditi e rafforzare il sistema sanitario), dati i limiti posti dal trattato di Maastricht, l’Italia ha bisogno di un aiuto da parte dell’Unione Europea. La presidente della Bce Christine Lagarde ha già annunciato di essere pronta ad adottare misure adeguate e mirate, se necessario, mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che verrano valutate le possibilità in termini di flessibilità dei conti pubblici. Ma è da capire se, dopo dieci anni di espansione monetaria (operata da Draghi negli anni della crisi) e di attenzione ai vincoli di bilancio (con tutte le difficoltà che ha essa ha causato al sistema sanitario nazionale), l’attuale assetto normativo europeo sia in grado di scongiurare contemporaneamente la deflazione, la recessione e – soprattutto – la pandemia.

Ecco la lista delle puntate di Il valore dei soldi:
1. Parole
2. Il lavoro di Draghi
3. Il prezzo del movimento dei prezzi
4. Un’incompetente alla guida della BCE
5. Blocca i contagi, close the spreads!
6. Chi siete? Dove andate? Un fiorino!
7. In marcia verso un’economia di guera?
8. MESsage in a bottle