Le donne mi ringraziano ancora oggi per aver aumentato la loro autostima. Molte trovarono il coraggio di chiedere quello che non avevano mai chiesto prima. Nel ’73 una donna negli States non poteva neppure avere una carta di credito senza la firma del marito o del padre.
Billie Jean King

La rivoluzione culturale del 1968 nel tennis si compie nel 1973, grazie ad una partita, che ha preso il nome di “battaglia dei sessi“. E non è un caso che proprio il tennis sia uno di quegli sport dove il professionismo è riconosciuto anche per le donne.
Una parte importante del merito va a Billie Jean King, a cui è stato dedicato nel 2017 un film, con la protagonista interpretata da Emma Stone.

“La battaglia dei sessi” racconta la storia di una delle più grandi tenniste di sempre, che ha conosciuto un solo modo di condurre la propria vita, con rettitudine e morale, ma che via via scopre di non essere immune alle debolezze umane, come chiunque altro. A Steve Carrell, che veste i panni di Bobby Riggs, ex campione degli anni ’40, tocca il ruolo di antagonista. Personaggio tra il guascone e il disperato, alla continua ricerca di quelle luci della ribalta che su di lui si sono spente da tempo e preda del demone del gioco. Il cinema di Hollywood, avvezzo al lieto fine e alla morale, non può non innamorarsi di questa storia che, attraverso il grande schermo, rivive riportando alla memoria un evento molto importante che lambisce lo sport quasi casualmente, vivendo successivamente di vita propria in altri ambiti. Una partita di tennis in cui la pallina della discriminazione finisce oltre la rete, segnando un punto si, ma di svolta nella lotta che le donne ancora oggi stanno affrontando, verso la parità di diritti.

The Silent Vigil, Duke University, aprile 1968 – © Duke Photography / Flickr

Billie Jean Moffitt, sposata King, tra gli anni ’60 e ’70 è la numero 1 del tennis mondiale. All’età di 30 anni, ha vinto tutti i tornei dello Slam, di cui gli US Open per ben 3 volte e Wimbledon addirittura per 5. Questo solo considerando le vittorie in singolare. Nel 1973 entra in rotta con le federazione tennistica statunitense, rivendicando parità di trattamento economico tra uomini e donne. Minaccia di non partecipare agli Us Open, poi insieme alla promoter Gladys Heldman, dà vita al primo torneo professionistico femminile, denominato “Virginia Slims”, dal nome dello sponsor. Diviene inoltre presidente della neonata Women’s Tennis Association. A questo punto della sua vita Billie Jean non solo domina sul campo da gioco, ma è un punto di riferimento per tutto il movimento tennistico in rosa. Anche Bobby Riggs è stato re della racchetta, con una vittoria a Wimbledon nel 1939, oltre ai 2 successi agli US Open nel ’39 e nel ’41. Nel 1973, Riggs ha 55 anni e invischiato nel giro delle scommesse. Probabilmente proprio seguendo le gesta della King, trova l’ispirazione per tornare a far parlare di sé. Decide di assumere le sembianze del “maiale maschilista“, come lui stesso si definirà, lanciando una sfida in una regolare partita alla numero uno del tennis mondiale femminile. Sostiene di essere certo che la più grande campionessa in attività non potrebbe mai battere un attempato ex giocatore. E per infiammare gli animi e attirare attenzione dei media, si lancia in una fatwa contro le donne, tacciandole di inferiorità e cucendo per loro un ruolo all’interno della società che non vada oltre quello di massaia asservita all’uomo. Billie Jean non vuole prestarsi a quella che ha tutte le fattezze della farsa. Così, non riuscendo a portare la King dall’altra parte della rete, Bobby decide di giocare contro la sua principale rivale rivale. Il 13 maggio 1973 va così in scena la prima “Battaglia dei sessi”, tra Bobby Riggs e Margaret Court. Sorprendentemente, la malcapitata Margaret soccombe in 2 set: 6-2, 6-1.

Per Billie Jean King e tutto il movimento tennistico femminile, la debacle della Court diventa un grosso problema. Se una delle più grandi tenniste in attività perde così nettamente contro un ex campione fuori forma, le loro rivendicazioni finiranno per apparire infondate. Inoltre l’atteggiamento provocatorio di Bobby Riggs, anche se probabilmente solo di facciata, spinge una parte dell’opinione pubblica a credere che, tutto sommato, non abbia torto chi ritiene che il genere femminile sia inferiore. La King capisce che bisogna sistemare questa crepa e che le tocca dare lo stucco. Così, si vede costretta ad accettare la sfida di Riggs, che finalmente raggiunge il suo scopo. Quello che Bobby non immagina, è che mentre lui si concede alle telecamere cercando di stupire ogni volta con provocazioni sempre più azzardate, Billie Jean si prepara come per un torneo dello Slam. Il 20 settembre 1973 però, giorno della partita, anche lei si presta allo show allestito per l’occasione: sa benissimo a che tipo di “festa” è chiamata a partecipare, rifiutarsi di vestire l’abito dello scherno sarebbe inutile, oltre che controproducente. Ma quando si tratterà di ballare, vuole essere lei a guidare le danze. Prima del match, regala un porcellino in carne e ossa al “maiale maschilista”, mentre Riggs le dona un lecca-lecca gigante, marca “Sugar Daddy“. Bobby però perderà presto la sua boria, vera o fittizia che sia. Billie Jean fa sul serio, costringe l’avversario a rincorrere la pallina da una parte all’altra del campo, con colpi di volèe che lo prendono in contropiede. Riggs, non riuscendo a sostenere il ritmo imposto dalla King, va in riserva già dopo il primo set. Il match è senza storia: 6-4, 6-3, 6-3, vittoria in 3 set per Billie Jean King.

Billie Jean King e Bobby Riggs prima della “Battaglia dei Sessi”, 1973© Flickr

In seguito la King e Riggs diverranno grandi amici, sempre che fossero mai stati nemici. Qualcuno in seguito ha provato ad attaccare il cappello del sospetto sull’esito dell’incontro: si dice che Bobby Riggs perse la partita di proposito, in quanto invischiato in scommesse clandestine sul risultato del match. Forse è stato solo l’ultimo, disperato tentativo di delegittimare Billie Jean e le sue battaglie femministe. Negli anni ’80 a seguito del suo divorzio dal marito, diventerà persino una icona dei diritti della comunità LGBT, rendendo pubblica la propria omosessualità. Nel 1992 andrà in scena una terza, improbabile battaglia dei sessi, tra Jimmy Connors e Martina Navratilova, che cadrà nel dimenticatoio.

Billie Jean King, Pride March 2018, New York City© Flickr

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Giuseppe Di Girolamo
Per gli amici Gius. La passione per lo sport e la scrittura hanno tracciato un indelebile solco che non ha solo segnato la mia vita, ma l’ha decisamente indirizzata e caratterizzata. Da due anni scrivo sul sito il corsivosportivo.it, portale di interviste ed editoriali prevalentemente di calcio e l’atletica leggera. Da poco, all’interno del sito ho aperto la rubrica OFF PEAK, che tratta di argomenti vari, quali ad esempio, costume, politica, società e cultura e spettacoli. Nel corso degli anni alcuni dei miei articoli sono apparsi anche sul sito www.gazzetta.it, inoltre fino a due anni fa ero un collaboratore del loro inserto cartaceo domenicale “FUORIGIOCO”. Ho recentemente conseguito un master giornalismo sportivo, proprio in Gazzetta dello Sport, ora mi sono felicemente lanciato a capofitto in questa avventura con The Pitch. Lo sport oltre a raccontarlo, lo pratico: sono un podista, ho corso molto della maratone più importanti al mondo tra le quali: Boston, New York, Berlino, Londra, Roma, Valencia e Siviglia