L’imprenditrice Giulia Maria Crespi è morta a Milano domenica 19 luglio, aveva 97 anni. È stata una figura che ha segnato la vita culturale e il paesaggio artistico e naturale del nostro paese, fondando il Fondo per l’Ambiente Italiano.

Giulia Maria Crespi è nata a Merate, in provincia di Lecco, nel 1923, in un’importante famiglia di cotonieri lombardi. “Chi ha avuto molto, deve dare molto” ripeteva, consapevole dei suoi privilegi, che ha sempre sfruttato per fare del bene, per l’arte, per l’ambiente e per il suo paese. 

A metà degli anni sessanta, entrò al Corriere della Sera, di proprietà di famiglia, al posto del padre Aldo, gravemente malato. Qui, al contrario di quanto le era stato comandato proprio da suo padre, dimostrò sin da subito la sua indole, spesso contestata, di donna determinata e battagliera, tanto da essere soprannominata “la zarina”. Operò un forte ammodernamento del giornale, cambiandone la rotta verso una visione più progressista. Licenziò il direttore Giovanni Spadolini, sostituendolo con Pietro Ottone e allontanò Indro Montanelli che la bollò come «dispotica guatemalteca» e con cui non ebbe più alcun rapporto. 

Rimase al Corriere fine al 1975, quando uscì dal C.d.A. a causa degli ingenti passivi di bilancio, cedendo quote della proprietà ad Agnelli e Moratti, e infine liquidando la sua quota rimanente all’editore Andrea Rizzoli.

La sua passione per la cultura e per l’arte si sviluppò sin da piccola, durante le lezioni dei suoi precettori privati, specialmente di Fernanda Wittgens, critica d’arte e storica dell’arte italiana, prima donna direttrice della Pinacoteca di Brera. La meravigliosa casa della Crespi in corso Venezia a Milano, rappresentava un salotto intellettuale della Milano bene. Nella regale sala da ricevimento si possono trovare preziosi argenti, scorgere due Canaletto e alcuni Morandi.

Dopo il Corriere, Giulia Maria Crespi dedicò tutta la sua vita al grande amore per l’arte e per l’ambiente, per la cui tutela si impegnò strenuamente. Portò avanti battaglie per l’agricoltura sostenibile, contro l’inquinamento e le speculazioni edilizie. Iniziò ad appassionarsi alla biodinamica quando scoprì di avere il cancro, nel 1974. Decise di rifiutare la chemioterapia e di affidarsi alle cure del centro medico steineriano a Darmstadt, in Germania, nel quale praticavano cure alternative. Fu in quel momento che si avvicinò al mondo della biodinamica, quell’insieme di pratiche attuate nella produzione agricola che hanno come scopo il raggiungimento di un maggiore equilibrio con l’ecosistema terrestre. Decise così di riconvertire l’azienda famiglia, a Bereguardo, nel Parco naturale lombardo della Valle del Ticino, verso l’agricoltura biodinamica, che produce alimenti seguendo l’influenza delle fasi astrali e lunari sui cicli vitali della terra, ricorrendo a concimazioni naturali e rifiutando ogni materiale chimico. In questo campo Giulia Maria Crespi dimostrò una grandissima intuizione precorritrice. 

In Italia Nostra, associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali di cui faceva parte, conobbe Renato Bazzoni. Con lui, Alberto Predieri e Franco Russoli nel 1975 fondò il Fai – Fondo Ambiente Italiano. Il Fai si pone tutt’oggi l’obiettivo di salvaguardare la bellezza italiana, sul modello del National Trust britannico. Questo modello implica che non sia più lo Stato ad occuparsi esclusivamente di preservare beni culturali e ambientali, bensì un organismo privato che ha l’obiettivo di agire per la tutela del patrimonio artistico e naturale attraverso il restauro e la fruizione al pubblico dei beni acquisiti tramite donazione, eredità o comodato da privati, banche e imprese. Per l’epoca fu un atto avanguardista che sollevò non poche critiche. Fu lei stessa a dare inizio a questa missione dotando personalmente il Fai di 500 milioni di lire e donando all’associazione il primo bene: il Monastero romano-longobardo di Torba (VA). Oggi sono sessantuno i beni del patrimonio Fai, tra cui castelli, ville, abbazie, e perfino tratti di costa.

Per le sue attività la Crespi ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal Presidente Ciampi, nel 2003. Le è inoltre stata conferita nel 2007 la Laurea Honoris Causa in Storia dell’Arte presso l’Università di Bologna.

La sua indole battagliera non si è mostrata solo nel suo lavoro e nel suo amore per l’ambiente. Anche nella vita privata Giulia Maria ha combattuto numerose battaglie. Nel suo libro autobiografico, intitolato “Il mio filo rosso” racconta: “La vita mi ha dato molto ma quello che mi ha dato se l’è ripreso con tanto di interessi, dal momento che le cambiali in bianco prima o poi vanno onorate. Sì, perché ho avuto il cancro, anzi, ne ho avuti sei”. L’ultimo ritorno di quel male che più volte pensava di aver sconfitto è stato forse aggravato dalla recente scomparsa di suo figlio Aldo, lo scorso maggio, in un incidente stradale a 65 anni, esattamente come successe a suo padre.

Ci lascia una donna, una guerriera, una grande appassionata della vita e grande amante del nostro paese. Il Consiglio di amministrazione e le delegazioni del Fai hanno dato la notizia della sua morte in una nota: “La chiarezza del suo insegnamento, il solco tracciato, lo stile e l’entusiasmo infuso in qualsiasi cosa facesse indicano senza incertezze la strada che il Fai è chiamato a seguire per il bene del Paese, fissata nella missione che lei stessa contribuì a definire”.