L’analisi del colonialismo francese offre una chiave di lettura interessante del contemporaneo approccio di Parigi verso alcune aree, soprattutto africane, considerate affare dell’Exagone. Occorre premettere che alla base dell’attivismo transalpino c’è una progressiva creazione di un sentimento nazionale, che è precedente alla rivoluzione del 1789. 

Il Quai d’Orsay di Parigi – Wikipedia

L’affermarsi di una sola idea di Francia, successivamente alle guerre di religione, ha contribuito alla creazione di un attaccamento all’ideale nazionale come unico corpo che è stato propagato sia a sinistra (con la rivoluzione francese) sia a destra (dopo la disfatta di Sedan nel 1870). In questo ideale il minimo comune denominatore è la missione universale della Francia, concepita come nazione eletta. 

La missione rivoluzionaria della Grand Nation era quella di emancipare gli stati nazione ancora sotto il giogo delle monarchie, mentre quella della Francia dopo Sedan era di frenare la decadenza del modello francese, sconfitto da una nazione emergente, il tutto rimanendo profondamente attaccati all’idea di Francia. 
Questo universalismo trae origine dagli attribuiti ai re francesi di re Christianissimus, protettori globali dei cristiani e dei loro interessi.
La nascita del primo stato nazionale moderno e centralizzato ha dato a questa forza intrinseca l’opportunità di potersi rivolgere verso l’esterno, per perseguire interessi geopolitici unici supportati da un apparato burocratico e militare forte. 

Carta anacronica dell’impero coloniale francese dal 1534 al 1980 – Wikipedia

Il Colonialismo Francese si sviluppò a partire dal XVI secolo ed ebbe come scopo quello di trovare nuovi mercati e vie commerciali per limitare l’intermediazione dei mercanti genovesi e veneziani ed avvantaggiare i mercanti marsigliesi nel Mediterraneo. L’alleanza con il Sultano di Istanbul è da interpretare in questo senso, non a caso la Francia fu tra le prime nazioni ad ottenere il beneficio delle Capitolazioni. Questo strumento era considerato dalla legge ottomana come concessione unilaterale del Sultano e poteva essere abrogato in qualsiasi momento; terminava con la morte del Sultano concessionario. Con il passare del tempo queste concessioni divennero sempre meno stringenti e a fine XVII secolo divennero permanenti grazie all’appoggio che Luigi XIV aveva offerto a Sultano contro gli Asburgo di Vienna. 

Pur non occupando territori, la Francia divenne l’interlocutore dei cristiani d’oriente, questa posizione ritornerà dopo la Prima Guerra Mondiale quando la Francia assunse il mandato sui territori di Siria e Libano
L’esplorazione dei territori oltre l’Atlantico fu avviata per cercare materie prime e pellami nonché risorse preziose. Già durante il regno di Francesco I (1494-1547) vennero avviate delle esplorazione sulla scia delle rotte tracciate da Cristoforo Colombo

Nuova Francia © wikipedia

L’esplorazione dei fiumi San Lorenzo e Mississippi portò alla creazione della  prima colonia francese in America: Port Royal, nell’attuale Canada. In seguito alla penetrazione lungo i corsi dei due fiumi venne creata la colonia che prese il nome di Nuova Francia che nella massima espansione arriverà fino alla Louisiana (ribattezzata in onore di re Luigi XIV). 

I territori del Nord America ebbero più importanza commerciale che come colonia di popolamento o agricola. Infatti nei territori francesi non si ebbe il movimento di migratorio dovuto a ragioni religiose, così come avvenne nelle zone sotto il controllo inglese.

In questi territori i primi esploratori francesi trovarono delle popolazioni locali che divennero fornitori di materie prime. L’approccio francese verso gli indigeni fu di collaborazione, a differenza del caso delle colonie ispaniche o inglesi.  Nei territori francesi non si tentò nemmeno  di sopprimere le pratiche religiose autoctone. Con la Guerra dei 7 anni (1756 – 1763) i francesi persero tutti i territori della Nuova Francia. 

Indocina francese – Wikipedia

Durante questo periodo i francesi avevano raggiunto anche posizioni nell’Oceano Indiano, soprattutto grazie a  compagnie di navigazione, per ottenere spazio nella rotta delle spezie orientali. La penetrazione in Indocina si completò nel 1893 quando le colonie francesi si estendevano tra  il protettorato sulla Cambogia (1863), Hanoi e del Vietnam e Laos.

Diversa fu la penetrazione francese nei Caraibi (Guadalupa, Martinica, Dominica, Haiti) che vennero occupate a partire dal XVII secolo. Queste isole vennero utilizzate per la coltivazione della canna da zucchero, del cacao, del caffè e del cotone,  a differenza del nord America francese vennero impiegati massicciamente  gli schiavi provenienti dall’Africa equatoriale. 

Benché prevedesse la possibilità di affrancamento, nei territori francesi,  la pratica della schiavitù mantenne la stessa crudeltà e durezza di quella attuata dalle altre potenze coloniali. I primi provvedimenti contro la schiavitù furono adottati dopo la rivoluzione, ma Napoleone la reintrodusse durante il consolato (1800-1804) per avvantaggiare gli interessi dei piantatori delle colonie, e in pratica anche la sua prima moglie Giuseppina Beauharnais, appartenente a una famiglia di proprietari della Martinica. 

Le colonie caraibiche potevano commerciare solo con la madrepatria, ma questa situazione non provocò sollevamenti come nelle colonie inglesi. I tumulti scoppiarono a causa di una rivolta di schiavi ad Haiti che pose in primo piano  la questione dell’affrancamento e  dell’indipendenza delle colonie francesi nei Caraibi.
La figura più importante di questa sollevazione  fu Toussaint Louverture.

Una vera penetrazione in Africa si ebbe nel 1830, quando il re Carlo X decise di conquistare Algeri con il pretesto di mettere fine alle scorribande di pirati che si rifugiavano in quei porti nord africani. L’Algeria divenne la prima colonia francese di popolamento e divenne il modello per l’espansione nell’area. Con la politica di espansione sancita dalla conferenza di Berlino del 1885 iniziò un periodo definito età dell’imperialismo dove le potenze europee assunsero il controllo diretto dei territori annettendo di fatto ampie porzioni di territori d’oltremare.

Tra 1895 e il 1910, le colonie francesi vennero suddivise in Africa equatoriale francese e in Africa occidentale francese. Per evitare scontri con la Gran Bretagna venne firmato l’8 aprile 1904 un accordo che prese il nome di Entente cordiale. Questa risoluzione attribuiva le sfere di influenza alle due potenze, sul Marocco alla Francia e sull’Egitto alla Gran Bretagna. Si formò così un’area francese dalla Tunisia (occupata nel 1880, famoso schiaffo di Tunisi all’Italia) al Marocco che divenne protettorato francese nel 1912. 

La Francia occupò anche alcune regioni occidentali a sud del Sahara, come il Senegal, nonostante ci fossero le colonie britanniche della Nigeria, Costa d’oro e Sierra Leone, il Gambia e la Guinea portoghese. Nell’Africa equatoriale i possedimenti di Parigi si estendevano sino al fiume Congo (o Zaire). In Africa Orientale la Francia si stanziò anche a Gibuti e nel Madagascar. 
La penetrazione francese in queste zone aveva come spinta di fondo l’azione civilizzatrice della Grand Nation. 

©Limes

L’impero coloniale francese raggiunse la sua massima espansione dopo la Prima guerra mondiale, con il mandato sulla Siria e sul Libano, dove cercò di frenare le spinte pan arabe  supportate dalla Gran Bretagna (Accordi Sikes-Picot) al fine di creare un’area cristiana in un mare islamico. Dopo la seconda guerra mondiale l’impero iniziò a sgretolarsi. Dapprima con l’occupazione giapponese dell’Indocina (1940-1945) e la conseguente guerra tra il 1946-1954 poi con i movimenti africani. 

Con la costituzione dell’Unione francese (1946), organismo simile al Commonwealth, la Francia cercò di mantenere il legame con le proprie colonie, ma ovunque dovette fronteggiare movimenti indipendentisti armati: iniziò il lungo periodo di guerre che porteranno alla fine del colonialismo francese.
La più cruenta lotta si consumò in Algeria (1954-1962), per De Gaulle bisognava fare il possibile per mantenere quello che era considerato a tutti gli effetti territorio metropolitano. 

Dell’impero coloniale francese oggi restarono la Guyana francese, le due isole antillane Martinica e Guadalupa e l’isola Réunion nell’oceano Indiano e alcuni gruppi di isole nell’oceano Pacifico (Polinesia e Nuova Caledonia), tutte considerate dipartimenti d’oltremare con diritto di voto e partecipazione al parlamento nazionale.

Territori francesi d’Oltremare – Wikipedia

La fine formale dell’Impero non ha messo fine all’influenza e all’atteggiamento imperiale di Parigi. Oltre all’impiego dello strumento militare, la Francia ha da decenni incentivano il suo soft power mediante la diffusione della propria lingua, facendo del Festival della Francophonie un momento per interloquire con le vecchie colonie a cui è rimasta attaccata anche attraverso politiche energetiche, industriali, monetarie e commerciali. L’atteggiamento francese ha sempre portato avanti la politica di grandeur dettata dall’innato universalismo anche quando altri Paesi europei hanno scelto la strada di devolvere parte della politica di difesa allo Zio Sam ed oggi più che mai il protagonismo di Parigi in Africa sembra dare ragione alla linea di politica estera portata avanti dal Quai d’Orsay.