Per l’Unione europea i Paesi della sponda nordafricana e dell’est europeo che si affacciano sul Mediterraneo rappresentano dei partner naturali: c’è grande interesse ad investire. Il Mediterraneo può rappresentare un bacino di integrazione non soltanto tra Stati e popoli ma anche tra i rispettivi spazi economici e commerciali. In questo quadro, il settore energetico rappresenta un ambito chiave per la cooperazione tra l’Europa e i paesi mediterranei dei tre continenti. La politica dell’Unione, volta a ridurre la dipendenza energetica dal petrolio, ha iniziato una graduale politica di riconversione verso le energie rinnovabili che stanno assumendo un ruolo centrale nel contesto euro-mediterraneo. Tuttavia, in questa fase di transizione, tra le fonti energetiche maggiormente interessanti per le relazioni tra paesi del Mediterraneo permane il gas, non solo il più pulito tra i combustibili fossili, ma anche il più semplice da trasportare.

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Due sono gli aspetti importanti da considerare per l’Europa: la sostituzione del petrolio con il gas – nel prossimo ventennio la produzione di gas dei paesi del Mediterraneo vedrà un incremento superiore al 60%, mentre il petrolio avrà un ruolo sempre più marginale – e la crescente necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento (attualmente il gas proviene principalmente da Algeria, mare del Nord, Russia, Libia), a partire dall’apertura del cosiddetto South Corridor.

La Commissione europea ha iniziato a porsi il problema più di venticinque anni fa, commissionando uno studio dell’Osservatorio mediterraneo per l’energia (OME) sull’offerta e la domanda di energia nei paesi mediterranei. In questo studio si sottolineava il potenziale energetico in alcune zone dei paesi del sud ed est Mediterraneo come Turchia, Siria, Israele,  Giordania, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Libano, Cipro e Malta. Nella relazione vennero messe in risalto le riserve di ciascuno degli stati interessati, a cui bisognava garantire un supporto infrastrutturale in grado di trasportare e garantire il fabbisogno europeo. 

La ricerca fu avviata a seguito dei primi trasporti di petrolio attraverso gasdotti permanenti tra Libia e Algeria ed Europa mediterranea. In questo contesto risultò fondamentale prevedere delle infrastrutture fisse. Vennero progettati ulteriori gasdotti da affiancare al Transmed (Transmediterranean pipeline), la  prima linea del gasdotto, capace di trasportare 12,3 miliardi di metri cubi di gas all’anno – circa il 15% del consumo italiano attuale – costruita fra il 1978 e il 1983, dopo che l‘Eni aveva concluso un contratto per la fornitura di gas algerino della durata di 25 anni con Sonatrach. La sua capacità è stata poi accresciuta a 24 miliardi di metri cubi annui grazie al completamento, nel 1997, della seconda linea. La terza completata nel 2007, è frutto della programmazione europea di approvvigionamento energetico. L’analisi dello studio si concludeva sottolineando alcune prospettive che avrebbero condizionato la politica energetica, come lo sviluppo demografico e l’aumento di  richiesta di energia; la pressione migratoria che avrebbe avuto impatto sulle prospettive di sviluppo, ma soprattutto sottolineava l’’importanza delle  riserve di  idrocarburi dei paesi  dell’Africa del  Nord; il vantaggio  della vicinanza dei  Paesi Sud-Est Mediterraneo  ed  il loro ruolo  di transito nella fornitura di gas in Europa;  l’importanza ed il peso dei paesi CCG (Consiglio cooperazione del golfo) nelle forniture di petrolio.

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Lo studio così come concepito è stato inserito come base dei successivi piani d’azione dell’UE per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico degli anni successivi fino ad arrivare all’ultimo piano programmatico solamente enunciato dalla nuova Commissione. Il piano Von der Leyen poggia su basi solide di programmazione e di obiettivi energetici europei. Infatti dalla relazione presentata nell’aprile 2019, uno degli ultimi atti della commissione Junker, si evince che  l’obiettivo principale dell’Unione è la garanzia di energia sicura e sostenibile a prezzi accessibili, sottolineando l’impegno ad implementare la diffusione di politiche energetiche rinnovabili. I Paesi UE rappresentano nella compagine mondiale l’unico polo in cui le forniture di energia alla popolazione sono tra le più stabili. Questa stabilità è frutto principalmente della capillarità della rete, di una continua manutenzione, ma soprattutto della progressiva integrazione dei sistemi e la loro coordinazione tramite le varie Authority. 

Ogni paese è dotato di questa struttura di regolazione per l’energia indipendente (in alcuni mercati poco maturi l’azione regolatoria è affidata ad agenzie o a dipartimenti dei ministeri competenti, come nel caso della Libia o della Tunisia). Queste authorities nascono per tutelare i consumatori finali e per dare stabilità al sistema attraverso un mercato efficiente e organizzato, a prescindere dai cambi del ciclo politico.

In questo quadro appare chiaro che l’interesse europeo per la stabilità dell’area mediterranea è un obiettivo di politica estera fondamentale. I recenti sviluppi delle crisi libica e i fermenti interni in Algeria e Tunisia costituiscono una sfida centrale per il prossimo lustro. La politica estera russa nel Mediterraneo è una chiara conseguenza della politica energetica UE. La via privilegiata ai paesi mediterranei limiterebbe l’esportazione del gas russo dal cosiddetto Nord Stream, supportato massicciamente dalla sola Germania, che in questa partita sembra giocare su due campi contemporaneamente. Seguendo la traccia della politica estera di Mosca appare chiaro che l’asset energetico è il pivot di ogni movimento: Crimea e Siria sono dei punti strategici per incanalare il gas verso i mercati europei. 

Il gasdotto Nord Stream – Euronews

I movimenti russi generano le reazioni USA, presenti da quasi settat’anni nel Mediterraneo. La strategia americana  cerca di limitare e sfidare gli interessi russi al fine di colpire il rivale geopolitico in un’area che vede l’ingresso silenzioso dell’ultimo contenente: la Cina. 

Le politiche energetiche USA mirano a limitare il mercato di idrocarburi russo avviando di fatto una politica energetica dominante, che ha come fine  inserirsi prepotentemente negli equilibri dei paesi fornitori già in lotta. La Cina ha costruito la prima base logistica militare a Gibuti, ufficialmente per supportare le operazioni anti-pirateria nelle acque del Corno d’Africa. É chiaro a tutti che costituisce la testa di ponte per penetrare nel Mediterraneo con la sua flotta. In quest’ottica si inserisce la lenta penetrazione in Egitto attraverso le azioni a Porto Said della Cosco che fa parte di una joint venture che gestisce il Suez Canal Container Terminal Area del Canale di Suez. Il fabbisogno energetico cinese non è ancora al punto culmine di aprire nuove rotte, ma la capacità di programmazione di Pechino fa pensare che il gas mediterraneo possa essere un eccellente riserva dell’attuale bacino di rifornimenti rappresentato dal Turkmenistan.

A ovest del Golfo di Suez la Cina ha avviato la costruzione della China-Egypt Suez economic and trade cooperation zone, in pratica sta creando le infrastrutture per la penetrazione energetica. 

Il TAP Trans Adriatic Pipeline – Contropiano

La partita vede in campo anche la Turchia che con i recenti accordi con il governo libico ha messo di fatto il diritto di prelazione tra i giacimenti a largo di Cipro e quelli a largo della Libia. Fino all’avvento di Erdogan la Turchia rappresentava il calmiere USA negli equilibri energetici mediterranei, ma oggi l’aggressività di Ankara fa intervenire direttamente la potenza americana, intenzionata ad imporre la sua politica energetica.   

Al fine di limitare l’impatto negativo dello scontro in corso, la Commissione europea ha da tempo stilato l’agenda delle priorità comunitarie in campo energetico. Il collegamento  dei mercati energetici in Europa è stato indubbiamente una priorità già a partire dal 2009, con l’approvazione del progetto di interconnessione del Baltico, il cosiddetto North Stream 2. Strettamente connessa è ovviamente  la realizzazione di un corridoio meridionale di trasporto del gas, necessaria per l’adduzione del gas dal Medio Oriente e dalla regione del Caspio, potenziali fonti di approvvigionamento di una parte cospicua del futuro fabbisogno dell’UE. La tanto discussa TAP Trans Adriatic Pipeline. Questa è una delle massime priorità dell’UE in fatto di sicurezza energetica. 

Ma il fulcro della politica energetica europea è la realizzazione dell’ anello mediterraneo, il progetto che mira ad integrare i sistemi energetici e di produzione di energia elettrica tra i paesi dell’area.

I sistemi di approvvigionamento energetico che passano dal Mediterraneo – Observatoire Méditerranéen de l’Energie

I vantaggi di una rete elettrica integrata sono i costi e la facilità di trasporto, un pò meno l’impatto ambientale, in quanto occorre installare i tralicci per il trasporto.  L’integrazione del mercato energetico nel bacino mediterraneo è d un elemento fondamentale per la stabilità e lo sviluppo della regione. Una migliore integrazione dei sistemi elettrici potrà generare economie di scala per gli investimenti, incrementare l’affidabilità e la sicurezza energetica, facilitare l’avvento delle fonti rinnovabili nella regione e il conseguente interscambio di energia pulita, aumentare l’efficienza energetica dei sistemi di trasmissione. Se un tale livello di integrazione verrà raggiunto, i primi beneficiari saranno i consumatori, in termini di prezzo, e l’ambiente, in termini di sostenibilità.

Il MEL potrà essere efficace se affiancato da una revisione della rete elettrica, in alcune zone mediterranee non ancora pronta ad un tale progetto; se da un lato viene garantita la quantità di energia, dall’altra non è garantita la stabilità del mezzo di trasmissione. Nella peggiore dei casi si potrebbero creare squilibri nella rete elettrica di un paese che, in caso di effetto-domino, potrebbero propagarsi all’intera area mediterranea portando ad un un black-out senza precedenti.

Il completamento del Mediterranean Electrical Loop permetterà ai Paesi del Sud e Sud-Est della regione di esportare elettricità e garantire forniture stabili, gettando così le basi per ulteriori progetti di integrazione,  magari gettando le basi per un mare nostrum allargato.