Il Generale dei partigiani

La sera dell’otto settembre 1943, dopo l’annuncio dell’armistizio da parte del Generale Badoglio, si ebbero i primi episodi di reazione italiana contro le truppe tedesche, condotte principalmente da parte di militari, rimasti fedeli al giuramento prestato al Re. All’indomani del Proclama di resa, il primo obiettivo del neonato governo – nominato il 27 luglio dopo la destituzione di Mussolini – fu la difesa di Roma. I timori di uno scontro città per città erano apparsi già dopo i fatti del 25 luglio, quando il nuovo governo ordinò  la dislocazione di alcune unità di stanza nel nord Italia nei dintorni della capitale. Le unità trasferite nell’area romana costituivano il Corpo d’Armata motocorazzato, sottoposto al comando del Generale Carboni.

Ritratto di Raffaele Cadorna Jr, Comandante del Savoia Cavalleria (3°). Fonte wiki commons

Tra i Comandanti di Divisione spicca il nome di Raffaele Cadorna Jr, figlio di Luigi il  Comandante Supremo dell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale e nipote di Raffaele seniorComandante del Corpo di esercito di osservazione nell’Italia centrale nell’estate del 1870 che comandò l’assalto a Porta Pia con conseguente presa di Roma.

Raffaele, figlio d’arte, continuò la tradizione militare di famiglia entrando nella Scuola di Cavalleria di Modena nel 1903. Dopo la nomina a ufficiale, ebbe il battesimo del fuoco in Libia, nel 1911, come comandante di plotone presso il Reggimento Lancieri di Firenze. In nord Africa si distinse, meritando la medaglia di bronzo al valor militare. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale venne assegnato al Corpo di Stato Maggiore, presso l’ufficio operazioni (Comando Supremo). In qualità di ufficiale di stato maggiore, non lesinò ad intraprendere pericolose ricognizioni in prima linea: tali azioni gli fecero meritare due decorazioni al valor militare.

Dal 1919 al 1937 ricoprì, prevalentemente, incarichi all’estero, prima in Germania come membro della commissione interalleata di controllo delle clausole del trattato di Versailles (1919-1924); poi divenne addetto militare a Praga (1929-1934). Nel 1937 divenne il comandante del reggimento Savoia Cavalleria, incarico che ricoprì fino al 1941, partecipando, nel 1940, alla campagna sulle Alpi Occidentali.

Negli anni in cui comandò il reggimento entrò nell’elenco delle personalità da controllare da parte dell’OVRA, la polizia politica fascista,  per via del suo atteggiamento critico verso la retorica militare del regime. Dopo la nomina a Generale di Brigata, gli venne affidata la scuola di Cavalleria a Pinerolo, dove  migliorò la formazione dei quadri, soprattutto quelli delle unità corazzate. Il primo aprile 1943 divenne comandante della Divisione Ariete e venne inviato nella zona di Roma. 

Nei mesi in cui divenne comandante dell’ Ariete, iniziò i contatti con numerosi esponenti dell’antifascismo romano, incontrando persino il Principe ereditario. 

Colonnello Montezemolo. Fonte wikimedia commons

In quei colloqui, nel mese di agosto, incontrò il Colonnello Montezemolo con cui discusse sullo stato della guerra e dei possibili scenari che si stavano aprendo. Montezemolo era il capo di una rete di informatori, il Fronte Militare Clandestino della Resistenza, la sua vita venne spezzata insieme a altre 334 il 24 marzo 1934 alle Fosse Ardeatine. Prima di passare nelle file partigiane, il generale Cadorna si trovò impegnato nella difesa della capitale nel settembre 1943.  

Nell’ambito del suo comando Cadorna fece il possibile perché i reparti si preparassero spiritualmente agli eventi che andavano maturando. All’Ariete fu assegnata la  zona a nord di Roma. Secondo le direttive del Comando Motocorazzato, la Divisione Ariete aveva il compito, non ufficialmente accennato, di concorrere ad opporsi ad un colpo di mano tedesco tendente a catturare membri della  famiglia reale e le personalità politiche più in vista. La notizia dell’Armistizio fu appresa dalla radio inglese e confermata successivamente dal comando superiore. Furono subito messi in stato di allarme i presidi di Manziana e Monterosi, che ricevettero l’ordine dal comando superiore di sbarrare le truppe tedesche provenienti da nord e di lasciar passare le colonne provenienti da sud; tale ordine fu modificato a seguito di un colloquio telefonico tra il Gen. Cadorna e il Gen. Carboni. Tra le 23:00 e 24:00 il Gen. Cadorna e il suo vice Gen. Fenulli si recarono a ispezionare rispettivamente i settori di Manziana e Monterosi. 

Schieramento della difesa di Roma – Fonte www.roma8settembre1943.it

Alle 02:30 del 9 settembre una pattuglia di motociclisti tedeschi si presentò al caposaldo di Monterosi anticipando il passaggio di un reggimento corazzato; tale passaggio fu negato. E’ il primo scontro armato tra militari tedeschi e italiani nel corso della Campagna d’Italia. Mentre erano in corso i combattimenti, veniva comunicato alla Divisone di ripiegare su Tivoli, tale richiesta colse di sorpresa il Gen. Cadorna che espresse il suo disappunto nell’abbandonare le posizioni durante un combattimento. Prima di schierare le unità per la difesa di Roma arrivò il dispaccio di smobilitazione della Divisione Ariete: i soldati furono inviati in licenza e il Generale  si avvicinò, per il tramite del Colonnello Montezemolo, al movimento clandestino della resistenza militare all’occupazione tedesca. Da quel momento iniziò l’attività partigiana nella città di Roma.

Granatieri italiani allestiscono la difesa di Porta san Paolo, il 10 settembre 1943 – Wikipedia

Il nome di Cadorna apparve ai vertici del movimento della resistenza nell’estate 1944, quando il comitato militare dell’Alta Italia divenne comando generale per l’Italia occupata del Corpo dei Volontari della libertà. Tale decisione maturò in seno ai vertici della lotta partigiana, che stava assumendo un ruolo maggiore, e pertanto aveva bisogno di una direzione tecnico-militare in grado di confrontarsi con gli alleati e il governo del sud. All’inizio vi furono attriti tra capi politici della resistenza e Cadorna, che da tecnico, era alla ricerca di ufficiali di carriera tra le bande partigiane, al fine di dare una direzione militare alle operazioni. La disputa venne risolta affiancando al Generale dei vice comandanti politici: Parri e Longo. Nell’agosto 1944 fu paracadutato in Lombardia, da partigiano assunse il nome di Generale Valenti e tra le prime azioni che mise in campo vi fu la riorganizzazione militare della resistenza. 

Pochi mesi prima del proclama di Alexander (invito a cessare le ostilità a tutte le organizzazioni partigiane), i vertici del CLNAI (Comitato di liberazione nazionale alta Italia)   iniziarono a trattare al fine di veder riconosciuto il ruolo delle formazioni partigiane, da affiancare alle unità del regio esercito già affiliate alle truppe alleate, importante fu il ruolo ricoperto da Cadorna. La sua azione fu ancora più evidente quando si trovò a mediare tra le anime politiche della resistenza, invitando le fazioni liberali e democristiane ad affiancare le formazioni comuniste e azioniste. In queste fasi il ruolo del generale divenne più volte terreno di scontro insieme al progetto di costituire un vero esercito, unificando tutte le fazioni partigiane. 

La crisi arrivò fino alle dimissioni, che vennero revocate mediante una soluzione di compromesso, che assicurò al generale la piena autonomia negli aspetti tecnico militari. Continuò, così, il ruolo nella resistenza del generale che arrivò fino alla primavera del 1945. Il 18 aprile, Cadorna era presso l’Arcivescovado di Milano, insieme a due esponenti del CLNAI, in  un incontro con Mussolini e Graziani per trattare la resa della RSI (Repubblica Sociale italiana). L’incontro si concluse con un nulla di fatto: era ormai vicina l’insurrezione generale e i capi della RSI meditavano di lasciare l’Italia. In pochi giorni si consumò la fine del Fascismo repubblichino e Mussolini e gli ultimi  gerarchi vennero fucilati.  

I vertici del CLNAI: Argenton, Stucchi, Parri, Cadorna, Longo, Mattei, Solari – Fonte Wikicommons

Il 26 Aprile 1945 un suo proclama alla radio fu il segnale per l’insurrezione generale. 
Il 5 maggio 1945 fu nominato capo di Stato Maggiore dell’Esercito, carica che ricoprì fino alle dimissioni del 1947, diventando così l’ultimo capo di Stato Maggiore del Regio Esercito e il Primo dell’Esercito Italiano.