“Con la rima arriva prima”, diceva sarcasticamente un pubblicitario milanese nei ruspanti anni ’80. È una frase che fa sorridere, perché la sappiamo in fondo veritiera – di quella veracità popolare tipicamente nostrana, caratteristica dell’Italia più reale.
In questo caso la rima, facile, somma formazione a innovazione, e muove da una formula che dovremmo tenere sempre a mente: la Cultura, il nuovo fattore K del terzo millennio, è l’energia del pianeta[1]. Fondamentale, necessaria, ma non ancora compresa del tutto.

Questo è il primo episodio di una rubrica che uscirà mensilmente con l’aiuto delle mie compagne e compagni di Social Innovators: una rete nazionale, concentrata soprattutto nel meridione, di giovani innovatori sociali, con la quale organizziamo eventi tematici sul temi dell’innovazione sociale e portiamo avanti progetti verticali applicati a vari ambiti.

Si parte con settembre; e settembre, si sa, è il mese delle ripartenze – reali o presunte. Dopo lo svago solatio d’agosto, seppur strano, diverso dal solito sollazzo italiano, si sente questo profumo di ripartenza. Giusto? Sbagliato.
Come ha scritto per esempio Paolo Venturi (direttore di AICCON, centro studi sulla cooperazione, promosso dall’Università di Bologna), sul Sole24Ore, questa non è una ripartenza, perché non c’è stato nessun pit-stop. Togliamoci dalla testa il prefisso “ri” – perché bisogna costruire un nuovo mondo, si spera migliore.

I tre concetti cardine di Paolo Venturi sono: interdipendenza, intraprendenza e intermediazione. Parrebbero non c’entrare molto con scuola, educazione e formazione – e invece. E invece sono concetti che cominciano fortunatamente a insinuarsi tra le righe dei quaderni (fisici e digitali) degli istituti italiani. Proviamo a tracciare qualche coordinata che funga da esempio virtuoso.

Marco De Rossi, con WeSchool, ha perseguito la digitalizzazione della scuola italiana.§Aiuta i docenti con formazione sulle nuove metodologie didattiche e lavora con aziende su progetti che portano valore al mondo della scuola. Con WeSchool i Prof possono portare le loro classi online e rendere la loro didattica digitale.
WeSchool Library aiuta invece ogni mese 2 milioni di studenti con video, testi ed esercizi curati da docenti ed esperti: da Massimo Temporelli fino a Umberto Eco. Con più di 15.000 ore di formazione erogata ogni giorno, è uno dei progetti di divulgazione culturale più massivi in Italia.

Cineforum estivo a Foqus – Facebook

Cambiando direzione, si può citare Foqus (Fondazione Quartieri Spagnoli) diretta da Renato Quaglia e promossa e realizzata da imprese e privati, promuove nuove imprese e auto-imprenditorialità, nuova occupazione (in settori di alta qualificazione e nuove professionalità) e insediamento di imprese e istituzioni pubbliche e private (di formazione, istruzione, servizi alla persona e alla città) che trasformano e rinnovano le funzioni e la destinazione dei 10.000 mq dell’ex Istituto Montecalvario all’interno dei Quartieri Spagnoli.

 Le attività di formazione-informale promossi all’interno di FOQUS dall’Università delle Liberetà e da ARGO sono percorsi di formazione e lavoro dentro il ciclo produttivo per la migliore qualificazione e l’inserimento lavorativo dei giovani. Il percorso formativo che Foqus realizza quotidianamente coinvolge anche soggetti tradizionalmente collocati al di fuori di percorsi formativi ufficiali e normati, risultando in percorsi educativi che, sebbene strutturati e organizzati, non portano al conseguimento di un titolo di studio. E ora si espande ancora più a Sud, con un progetto in collaborazione col Comune di Brindisi, che ha vinto un bando del Fondo Innovazione – quel Fondo Innovazione diretto da Francesca Bria, altra voce importante nel panorama dell’Innovazione Sociale, che fino a poco tempo fa era Assessora all’Innovazione Digitale per il Comune di Barcellona.

Risalendo verso Nord lo Stivale, possiamo citare Stripes – cooperativa sociale di tipo A che si occupa di formazione per infanzia, disabili e immigrati: dall’italiano alla robotica, senza soluzione di continuità. Una solida realtà che da anni eroga corsi di qualità; dove davvero formazione fa rima con innovazione.

Si potrebbero elencare molti altri casi, ma ci piace l’idea che la ricerca del lettore si muova anche senza bussola – avendo imparato qualche scorciatoia o segno da interpretare nella selva oscura del settembre italiano. I segni virtuosi già ci sono.
E il fattore K citato all’inizio, infatti, che un tempo indicava l’eventualità inaccettabile dell’inserimento dei partiti comunisti (K di Kommunizm, appunto) nei governi occidentali, diviene ora la K di Knowledge: superficialmente elogiata e stimata, ma in realtà temuta e derisa. Roba da idealisti.

È invece la cultura e la conoscenza, come detto, l’unica vera energia del pianeta – l’unica arma che abbiamo per fare accettare ai pavidi policy makers l’ingresso dell’innovazione, a 360 grandi, anche dal basso, nelle agende dei partiti.
Il fattore K(nowkledge), d’altronde, lo citava già Socrate – è un tema antico, non dimentichiamocene:

“Esiste un solo bene, la conoscenza; esiste un solo male, l’ignoranza”

Social Innovators Community – Facebook

[1] Nicola Zanardi, Equilibri, 2/2013, agosto 2013.