La nascita dello Stato Maggiore sabaudo fu un ausilio per la pianificazione e la condotta delle operazioni dopo l’esperienza napoleonica. In questa esperienza l’aspetto geografico risultò fondamentale per questo vennero intensificate le attività di descrizione e studio dell’ambiente operativo. Oggi le monografie geografiche sono un ausilio per chi studia l’evoluzione dell’Italia dal punto di vista paesaggistico, ma anche antropologico ed economico.

La conoscenza del terreno per controllare e difendere un territorio o per intraprendere operazioni offensive è alla base dello sviluppo degli studi topografici e cartografici che hanno interessato l’Europa a partire dal XVII secolo. Lo sviluppo della cartografia militare in età moderna  ebbe un impulso presso l’Impero asburgico che per questioni di difesa strategica aveva la necessità di spostare truppe dal centro verso i confini esterni al fine di fronteggiare la minaccia del momento. Similmente anche l’altra grande potenza continentale, la Francia, si era dotata di un sistema di produzione cartografico che venne sfruttato anche da Napoleone Bonaparte. 

La centralità dell’Impero asburgico costringeva il Consiglio Aulico di utilizzare le truppe in zone lontane, per cui la conoscenza del terreno e della viabilità era fondamentale. ©A. Wess Mitchell, La Grande Strategia dell’Impero Asburgico, Gorizia,LEG,2019.

Per queste due potenze i territori italiani, in particolare quelli della pianura Padana, furono il terreno di gioco e di scontro e per questo bisognava conoscerli a fondo.

In Francia a partire dal 1688 era stato istituito il Dépôt Général de la Guerre, da cui veniva diretta l’attività degli ingegneri geografi.

Questo deposito costituiva un archivio e un luogo di studio per gli ufficiali che avevano il compito di studiare i territori in cui era possibile una campagna militare. L’attività dei geografi non si concludeva nella mera mappatura e nello studio del territorio, essi venivano utilizzati come strumenti di basic intelligence, ovvero lo studio di un territorio tenendo conto degli aspetti antropologici, sociali ed economici.  Questi ufficiali, spesso inviati sotto copertura, al termine dei rilievi compilavano lunghe relazioni che erano complementari alla cartografia. 

L’invasione francese del 1796 manifestò la necessità di disegnare una nuova carta dei territori padani, con parametri omogenei. Infatti, nella prima fase della campagna venne utilizzata una vecchia serie cartografica francese conosciuta come Carta di Stagnone.
La figura di spicco nell’opera di rappresentazione del territorio italiano fu Louis Albert Guislain Bacler d’Albe, che realizzò una mastodontica opera di riproduzione dei territori di interesse francese della penisola italiana. Quest’opera impegnò moltissimo il brillante topografo e geografo francese in vista della campagna del 1800.

Dopo molte complicazioni dovute alle vicende del biennio 1799-1800, la carta venne definitivamente completata nel 1802.

La sua struttura è composta da due parti: la prima contiene 30 tavole più una di assemblaggio che riproduce i territori dell’Italia settentrionale e centrale, includendo alcuni territori francesi di confine come la zona di Tolone, in Francia, e del Vallese in Svizzera; la seconda contiene l’Italia meridionale e insulare ed è composta da 24 fogli più uno di assemblaggio. A queste due partizioni fu dato rispettivamente il nome di Carte Général du Théâtre de la Guerre en Italie e Carte Géneral du Royaumes de Naples, Sicile et Sardaigne. La scala della carta è di 1:259.000.

Tavole esposte presso il Museo Napoleonico di Roma in occasione della mostra dedicata alla Carte’Italie ©http://www.museonapoleonico.it/it/mostre_ed_eventi/mostre/carte_d_italie_la_prima_campagna_d_italia_di_napoleone_bonaparte_nelle_carte_geografiche_di_bacler_d_albe

Rispetto alle precedenti raffigurazioni, durante il periodo napoleonico furono introdotti nuovi metodi, più aderenti alle esigenze militari nella comprensione del terreno, come l’introduzione delle curve di livello e degli effetti naturalistici, che cercavano di dare la sensazione del rilievo a colpo d’occhio, sfruttando i metodi a tratteggio o a sfumo.

La Carte d’Italie racchiuse tutte le novità in campo geometrico, risultando un ottimo prodotto scientifico prima che artistico. Nel campo della rilevazione risultò fondamentale l’utilizzo del quadrato geometrico e la balestriglia: grazie alla trigonometria si riuscirono a ottenere le distanze tra due punti geodetici noti e il punto oggetto della rilevazione.

Ciò che fece della Carte d’Italie uno strumento all’avanguardia fu la proposta di Bacler d’Albe di uniformare i simboli e semplificare la lettura della carta. Non bisogna dimenticare che la consultazione era prevalentemente militare e per esigenze operative, la semplicità era dunque un ausilio alla fase di pianificazione, ma soprattutto in quella in condotta dove occorreva modificare sul tamburo gli schieramenti.

La lezione napoleonica fu sfruttata in seguito, soprattutto dagli stati preunitari italiani, tra cui spiccò il Regno di Sardegna.

A partire da metà dell’ottocento la sensibilità verso  i lavori topografici aumentò, vennero così attuate disposizioni di carattere organico volte a costituire un nucleo di tecnici destinato a trattare i lavori topografici per il Corpo di Stato Maggiore. Il primo provvedimento ordinativo di rilievo fu del 16 luglio 1853, «Ordini generali relativi al servizio del corpo», dove si differenziavano le funzioni tra la parte di rilievo (geodetica e topografica) e quella di analisi militare.   

Questo provvedimento fu integrato da disposizioni attuative racchiuse in un documento del 1856. Tra le attività del Corpo  di Stato Maggiore vi era quella di raccogliere e ordinare le memorie topografiche del Paese e dei dati statistici delle risorse impiegabili in caso di guerra  attraverso esplorazioni lungo le frontiere volte a verificare le linee di difesa e la consistenza dell’Armata. La conoscenza del terreno risultava fondamentale al momento della mobilitazione generale che il Corpo doveva pianificare al fine di essere pronto quando il ministero della Guerra lo ritenesse opportuno. Lo studio del terreno era accompagnato da un’analisi storica di eventi bellici che avevano interessato il territorio oggetto di analisi. 

Il Corpo di Stato Maggiore aveva a disposizione dei mezzi di divulgazione delle attività di ricerca che venivano messi a disposizione dell’Armata, come relazioni, pubblicazioni e conferenze, resoconti di ricognizioni. Le ricognizioni militari risultavano fondamentali ed erano effettuate soprattutto per quelle zone di cui non si possedevano lavori geodetici e topografici. L’organizzazione dei viaggi di ricognizione veniva effettuata di solito nella bella stagione ed era incentrata sugli aspetti militari del terreno. Questi viaggi venivano effettuati lungo una zona di frontiera poco conosciuta, lungo le linee fortificate, in una zona di un eventuale teatro di operazioni, ma anche di campi di battaglia: lo scopo era di raccogliere informazioni e riportarle su schizzi topografici, utili per la pianificazione di eventuali operazioni.    

L’ufficio Militare del Corpo di Stato maggiore aveva a disposizione un deposito di documenti in cui era conservato e catalogato tutto il materiale documentale e cartografico per fini operativi. La difesa del Paese e lo studio dei teatri di guerra limitrofi costituivano uno dei principali oggetti di lavoro dell’Ufficio Militare che conservava in maniera ordinata tutte le carte e gli studi di interesse.

La catalogazione mediante un registro interno era organizzata in «regioni tattiche» per il territorio interni, ed in «teatri di guerra» per gli stati esteri, in maniera da aver sempre sotto mano la quantità di informazioni relativa ad una zona specifica.

La suddivisione delle zone non era sovrapponibile alle zone amministrative, infatti la partizione territoriale seguiva discriminanti a carattere geografico-militare: vallate, bacini, montagne, corridoi di mobilità.

Carta fisica dell’italia settentrionale

La prima suddivisione degli studi topografici ricalcava la situazione geopolitica in cui si trovava il Regno di Sardegna nel 1856, anno di redazione dell’ «Istruzione sull’Ufficio militare del Regio Corpo di Stato Maggiore». Le regioni di interesse strategico furono così suddivise:

regione est, comprendente i territori lungo la frontiera orientale dello stato sabaudo;

regione Nord comprendeva il versante alpino dall’Iséran al Gottardo e le zone dalla Valle d’Aosta fino al bacino del lago Maggiore; 

regione della Savoia era riferita ai territori di confine dell’antico ducato;

regione Ovest che comprendeva il versante alpino dal monte Iséran al colle di Tenda;

regione di Nizza comprendeva l’area dell’odierno dipartimento francese meridionale;

regione Alpi Appennino ossia Tanaro e Bormida abbracciava l’area del basso Piemonte e Liguria;

regione dell’Appennino Ligure comprendeva due versanti dell’Appennino dal monte Ermetta alla frontiera dello stato, limitata dal mare verso sud e dalla frontiera dei ducati a nord;

regione centrale era considerata come il ridotto interno delle varie regioni già descritte ed abbracciava il gruppo delle colline del Monferrato e delle Langhe bagnato dal Po e dal Tanaro;

Sardegna veniva descritta come regione isolata;

regioni riunite ossia difesa generale del territorio comprendeva la difesa dello stato, includendo anche il litorale.

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La rassegna delle aree di  interesse prevedeva una classificazione degli stati confinanti, considerati come eventuali teatri di guerra: Francia come teatro di guerra dell’ovest, Svizzera come teatro di guerra del nord, Lombardo Veneto e Ducati come teatro di guerra del bacino del Po, Granducato di Toscana come teatro di guerra tra Appennino e mare.

Il Regio Decreto del 24 gennaio 1861 riordinava nuovamente il Corpo di Stato Maggiore in tre uffici oltre che alla direzione. L’Ufficio Tecnico comprendeva  tre sezioni: la prima per la parte geodetica, la seconda per la parte topografica, la terza per la parte relativa alle incisioni, la litografia e la fotografia.

L’aspetto strategico-operativo di queste funzioni del Corpo di Stato Maggiore fu sottolineato dopo la proclamazione del Regno d’Italia con la necessità di dotare la penisola di un piano di difesa territoriale con tutti i territori appena riuniti.  

Tra le priorità vi era la riorganizzazione territoriale e l’uniformità delle carte e delle unità di misura dei territori, per questo motivo venne emanato il R.D. del 23 gennaio 1862 che nominava una  commissione permanente per la difesa del territorio al fine di mettere a punto il «Piano generale per la Difesa dello Stato»

Successivamente per significare l’interessamento dello Stato verso gli studi geografici e  i prodotti cartografici vennero adottate misure ordinative volte ad attagliare alle necessità operative il Corpo di Stato Maggiore, così tra il 1867 e il 1882 furono emanate nuove disposizioni organiche . Tra  le più significative è importante ricordare l’istituzione nel 1872 dell’Istituto Topografico Militare che a partire dal 1882 venne rinominato in Istituto Geografico Militare.

I primi lavori di rilievo dell’Istituto videro la luce già nei primi anni settanta dell’ottocento, quando vennero realizzate le carte delle province meridionali, mentre le prime carte nazionali su scala 1:100.000 e 1:25.000 videro la luce agli inizi del novecento, dopo quasi venticinque anni di lavoro. 

L’Istituto fu attivo anche nelle zone d’Oltremare che vennero quasi tutte mappate per l’inizio del secondo conflitto mondiale. Oggi l’Istituto Geografico Militare continua la sua attività aggiornando i suoi prodotti e rendendoli disponibili al pubblico. 

Lo studio dei territori da parte del Corpo di Stato Maggiore non si limitò alla cartografia, anzi fece fiorire una vivace produzione di memorie e monografie a corredo dei rilievi cartografici. Ai fini di operazioni militari occorreva analizzare i territori in relazione agli aspetti antropici e infrastrutturali in maniera da concepire un piano di difesa o attacco quanto più completo possibile. 

Il fine pratico di questi studi si individua anche nella modalità di compilazione della relazione o monografia, infatti dovendo essere utilizzati in operazioni, dovevano essere pratici ed intuitivi. 

Molti di questi studi offrono anche una panoramica di storia militare che aiuta a comprendere i punti critici del territorio così da agevolare la progettazione e realizzazione delle opere di difesa di frontiera. 

I lavori degni di nota sono quelli del Maggiore Marchesi e del Luogotenente Ponza di San Martino che produssero uno studio topografico-militare al fine di agevolare i lavori di difesa lungo il confine alpino con la Francia e la Svizzera. Non si può tralasciare il lavoro svolto dal Capitano Giuseppe Perrucchetti che a seguito delle ricognizioni per fini topografici, effettuate lungo l’arco alpino, ebbe l’idea di istituire un corpo militare per la protezione delle frontiere montane: gli alpini. Gli studi di Perrucchetti furono innovativi anche per l’utilizzo nelle rilevazioni del terreno del supporto fornito dalla fotografia  che iniziò ad essere utilizzato come valido strumento di lavoro. 

L’Italia Centrale e Meridionale non fu esclusa da questi studi, sono degli anni successivi alla presa di Roma gli studi del capitano Cadolini che fu incaricato di eseguire gli studi militari sull’ex frontiera pontificia. Gli studi sulle province meridionali vennero composti tra il 1870 e il 1875.

L’indirizzo operativo di questi studi era dettato dalla politica estera e dalla percezione della minaccia pertanto sono numerose le monografie relative ai territori francesi di confine nel periodo dopo il 1870 e la firma della Triplice Alleanza. Non mancano i rilievi del confine italo-austriaco, a partire dalla fine dell’ottocento il Corpo di Stato Maggiore divise le frontiere in scacchieri, principalmente Orientale e Occidentale, degno di nota è lo studio del capitano Marzocchelli relativo al confine italo-austriaco lungo lo Stelvio. 

Oggi il valore di queste opere di studio del territorio è più ampio rispetto a quello prevalentemente militare.

Gli studi sui territori possono diventare ausilio sia per la storia economica che per quella sociale. La dettagliata descrizione dell’ambiente circostante offre uno strumento utile anche per lo studio dell’impatto umano sull’ambiente e sul territorio, sui cambiamenti climatici, ma soprattutto possono essere di ausilio per la conoscenza del nostro territorio, in un’epoca in cui anche le località in apparenza più semplici, spesso, non trovano una collocazione immediata sulla mappa senza dover ricorrere allo smartphone.

*Immagine di copertina: Ufficiale del corpo topografico della Repubblica Italiana (1802) di Valentina Pasta, tratta da ©Di Muro Emanuele, La valle del Po attraverso l’arma del genio nei primi anni dell’età napoleonica, Streetlib, 2020.

Riferimenti

  • Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, fondo Studi Topografici;
  • Mezzacapo C. e L., Studi topografici e strategici sull’Italia, Milano, Vallardi, 1859;
  • A.Wess Mitchell, La Grande Strategia dell’Impero Asburgico, Gorizia,LEG,2019
  • Di Muro E., La valle del Po attraverso l’arma del genio nei primi anni dell’età napoleonica, Streetlib, 2020;
  • Petaccia M.G., G-26 Studi Topografici-inventario,in «Bollettino dell’Archivio dell’Ufficio Storico», III-6 (2003), pp. 29-194; 
  • Tirone J.V., Monografia del Molise e Capitanata. Uno studio geografico militare tra il 1893 e il 1899, Iglieri G. e Saluppo M. (a cura di), Pagine di novecento molisano. Partiti, Società, Guerra. Isernia, Volturnia Edizioni, 2018, pp.345-360;