Sebbene passiamo una parte considerevole delle nostre viste dormendo, siamo spesso inconsapevoli di cosa succeda nelle ore che separano il momento della “buonanotte” da quello del “buongiorno”. Questo articolo è l’inizio di un viaggio alla scoperta di un mondo affascinante, quello del sonno e dei sogni.

Spesso il tempo a nostra disposizione non basta, sembra sfuggirci mano e, nella difficoltà di organizzare le giornate, a volte capita di sacrificare qualche ora di sonno per riuscire a portare a termine gli impegni presi. Niente di male: siamo in grado di resistere senza troppi problemi a qualche ora in meno di sonno, specialmente in situazioni in cui percepiamo un di pericolo imminente, una particolare urgenza; tuttavia è bene ricordare che dormire non rappresenta un piacere o un lusso, ma un vero e proprio bisogno primario. Durante le ore di sonno il corpo umano ha modo di riprendersi dalle fatiche e dagli stress della giornata, regolare i propri cicli ormonali, fortificare le connessioni cerebrali e predisporre l’immagazzinamento dei ricordi.

L’ultimo record ufficiale di resistenza al sonno prima che, per motivi legati ai possibili rischi per la salute, il Guinness dei Primati decidesse di non riconoscere più le competizioni relative alla resistenza al sonno, è stato stabilito da Randy Gardner, un ragazzo di soli 17 anni che riuscì a restare sveglio 264 ore di fila. Durante il tentativo di record Gardner dimostrò una serie progressiva di disturbi: sbalzi di umore, problemi di concentrazione difficoltà di memoria, paranoia e perfino allucinazioni. Per fortuna, a seguito di questa prova di resistenza, si ristabilì perfettamente dopo solo 14 ore di sonno.

Randy Gardner durante il tentativo di record.

Sebbene non sia comune sperimentare disturbi quali allucinazioni e paranoia, chi passa un’intera notte insonne può manifestare alcuni sintomi. E’ facile vengano riportati il tremolio degli arti, le difficoltà a mantener l’attenzione, l’irritabilità accentuata, la diminuzione della sopportazione del dolore e stati di malessere generale.

Chi passa le notti insonni può inoltre incorrere nei microsonni, brevi periodi durante la veglia nei quali l’attività cerebrale si modifica e diviene simile a quella degli stadi di sonno. In alcune circostanze, per esempio quando siamo alla guida, un evento del genere potrebbe costarci molto caro.

Il bisogno di sonno

Un aspetto su cui è opportuno fare chiarezza è che, contrariamente a quanto affermano alcune teorie popolari, non esiste un numero ottimale di ore di sonno. L’idea comune per la quale il corpo umano necessiterebbe di otto ore di sonno per stare bene, o vivere meglio è infatti ampiamente confutata dalla ricerca.

Un caso classico è quello della signorina M., riportato da Ray Maddis, professore dell’università di Essex e noto neuro-ricercatore. Questa settantenne di Londra dormiva circa un’ora al giorno. Analogamente, Peretz Lavie (uno dei pionieri dello studio del sonno) descrisse il suo incontro con un uomo che dormiva circa venti minuti al giorno. Si tratta di casi molto rari di brevi dormitori che rappresentano l’estremo di continuum che va da chi ha bisogno di passare molte ore con la testa sul cuscino a chi invece si risveglia fresco e riposato con poco più di un sonnellino.

Gli studiosi considerano normale un’ampia gamma di valori per il tempo di sonno nell’arco di una notte. Il grafico sottostante che riporta sulla linea orizzontale le ore di sonno mentre su quella orizzontale le percentuali di popolazione corrispondenti.

Il grafico mostra un andamento a campana. Nella parte più profonda della campana, rappresentata dalle barre più alte, ci sono i valori più comuni alla maggior parte della popolazione (il 68,26%) mentre i punteggi più estremi sarebbero appunto più rari. In partica le persone potrebbero sperimentare un bisogno di sonno che va da un minimo di quattro ore e mezzo a un massimo di dieci ore e mezzo, tuttavia la maggior parte delle persone (il 68% degli adulti) dorme tra le sei ore e le otto ore e mezzo.

Molti ricercatori hanno cercato di individuare tratti di personalità tipici di coloro che dormono poco e di chi invece dorme a lungo. Tuttavia i risultati di questi studi sono spesso contrastanti e inconcludenti.

Sembra infatti che le caratteristiche di personalità e produttività degli individui non siano correlate alla quantità di tempo passata dormendo. Si dice per esempio che dormissero pochissimo Napoleone e Thomas Edison, il quale avrebbe ritenuto un’attività da stupidi passare molto tempo a letto. Albert Einstein, d’altro canto, pare fosse un vero dormiglione.

Albert Einstein

Ma cosa succede nel nostro cervello quando dormiamo?

Il cambiamento più significativo nello studio del sonno e del sistema nervoso riguarda le onde cerebrali, una scoperta resa possibile con l’entrata in scena dell’elettroencefalogramma. Grazie alle registrazioni dell’attività cerebrale e dei cambiamenti negli indici fisiologici del nostro corpo, siamo ora in grado di descrivere in maniera piuttosto dettagliata cosa avviene quando dormiamo.

Le particolari configurazioni delle onde cerebrali e degli altri indici fisiologici ci aiutano a classificare i diversi stadi di sonno e a riconoscerne le due principali tipologie, profondamente diverse tra loro, che si alternano ciclicamente ogni notte. Il primo tipo di sonno è quello REM (Rapid Eyes Movement), caratterizzato da rapidi movimenti degli occhi, che sotto le palpebre chiuse si muovono rapidamente da un lato all’atro, come se si stesse seguendo qualche cosa con gli occhi. Il secondo è il sonno Non-REM nel quale invece gli occhi non si muovono.

Approssimativamente ogni ciclo di sonno si caratterizza per quattro fasi di sonno NREM  seguite da una fase di sonno REM, però ad ogni ciclo le percentuali di tempo trascorso nei due tipi di sonno variano.

fase rem
fase rem

Se infatti il sonno delle prime ore della notte è caratterizzato principalmente da sonno profondo NREM, nella seconda parte della notte assistiamo invece ad una riduzione del tempo passato in sonno profondo e ad un progressivo aumentare del tempo trascorso in fasi fase REM. I tracciati EEG in questa fase, caratterizzati da onde di piccola ampiezza e alta frequenza ricordano quelli tipici della veglia attiva. Proprio per questa ragione questa tipologia di sonno viene anche definita “sonno paradosso”. Se si sveglia una persona in questa fase nell’85% dei casi sarà in grado di raccontare dettagliatamente i sogni appena fatti.

Il sonno NREM è un sonno senza sogni nel 90% dei casi, che tende ad aumentare dopo un’intensa attività fisica e sembra avere una funzionalità prevalentemente di ristoro per il corpo. Dagli studi di Tononi e Cirelli sembrerebbe che questo sonno permetta al corpo di “calmare il cervello” durante le ore notturne. Durante la giornata siamo sottoposti a un bombardamento di informazioni con una conseguente iper-attivazione delle reti neurali. L’attività intensa del nostro cervello durante la giornata determinerebbe quindi un bisogno sempre maggiore di energie per poter funzionare correttamente. Le fasi di sonno NREM, caratterizzate da onde lente e dalla minore processazione degli stimoli circostanti, comporterebbero una minore attività cerebrale permettendoci di risvegliarci “freschi” e riposati il mattino successivo. Durante il sonno NREM assistiamo a un progressivo aumento della sincronizzazione delle onde cerebrali (con aumento dell’ampiezza e una riduzione nella frequenza nel tracciato EEG), riduzione del tono muscolare, rallentamento del respiro e dell’attività cardiaca.

Se il sonno NREM calma il cervello, anche il sonno REM ha un compito molto importante. Sembra che svolga l’altrettanto vitale funzione di fissare i ricordi nella memoria a lungo termine, di mettere a fuoco quelli più significativi legati alle esperienze della giornata. Ma questo sonno, che compare circa 90 minuti dopo l’addormentamento, è importante anche perché ci consente di elaborare le esperienze vissute. In effetti sembra che sperimentare momenti di tensione o forti emozioni nell’arco della giornata sia associato a periodi di tempo maggiori passati in fase REM.