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Miracolo sul parquet

Ricorre oggi l'anniversario della finale olimpica di #basket a #Monaco1972. Lo #SpecialeOlimpiadi torna per raccontarvi la partita che cambiò per sempre la pallacanestro mondiale. 9 settembre 1972. #UnioneSovietica e #StatiUniti scendono sul parquet per contendersi la medaglia d'oro, in quello che sarà poi considerato l'inizio della #GuerraFredda sportiva. Gli americani non hanno mai perso una partita alle #Olimpiadi, mentre i sovietici vogliono mettere fine al dominio incontrastato dei loro acerrimi nemici. Proprio nel giorno in cui le truppe a stelle e strisce si ritirano dalla Guerra del Vietnam, perdendo la loro invincibilità militare, gli USA perdono anche la loro imbattibilità cestistica. INSTAGRAM Ricorre oggi l'anniversario della finale olimpica di #basket a #Monaco1972, che è considerata l'inizio della #GuerraFredda sportiva. USA e URSS si affrontarono sul parquet in una sfida che andava ben oltre lo sport. I sovietici misero fine all'imbattibilità olimpica americana (fino a quel momento, 63 vittorie e 0 sconfitte) con il canestro del sorpasso messo a segno sul suono della sirena da #AlexsanderBelov. Un sorpasso in extremis che ancora oggi resta impantanato nelle polemiche: i tre secondi finali furono ripetuti per ben tre volte, provocando il rifiuto degli americani di ritirare le medaglie d'argento che ancora oggi sono custodite in una banca di Losanna. In quello stesso giorno le truppe a stelle e strisce si ritirarono dalla Guerra del Vietnam. Dopo due guerre e sette medaglie d'oro, cadeva l'invincibilità degli Stati Uniti d'America. Lo #SpecialeOlimpiadi torna per raccontarvi i tre secondi più lunghi della storia della pallacanestro. #USA #URSS #StatiUniti #america #UnioneSovietica #Olimpiadi #GiochiOlimpici #basket #NBA #guerradelvietnam #miracleonice #miracleonparquet #massacrodimonaco #settembrenero

La Rivoluzione Ungherese, tra Budapest e Melbourne

FACEBOOK «Sentivamo che avremmo giocato per l'intero nostro Popolo, gli ungheresi emigrati in Australia nutrivano una profonda ostilità verso i sovietici per tutto ciò che avevano fatto al nostro paese a partire dal 1945 e l'atmosfera era effettivamente surriscaldata.» [Ervin Zàdor] #Olimpiadi di #Melbourne1956. La sfida tra Ungheria e URSS nel torneo maschile di #pallanuoto si trasformò in un "Bagno di sangue". Solo un mese prima della partita tra le strade di Budapest si era svolta la #RivoluzioneUngherese, brutalmente repressa dall'Armata Rossa. I magiari ottennero la loro magra vendetta a suon di gol, insulti e colpi proibiti. In tempo di pace saremmo sul divano a gustarci le gare di Tokyo 2020. Noi vi teniamo compagnia con lo #SpecialeOlimpiadi, la nuova puntata di @GiovanniOrsenigo vi racconta una storia che si mescola tra sport e politica. INSTAGRAM «Sentivamo che avremmo giocato per l'intero nostro Popolo, gli ungheresi emigrati in Australia nutrivano una profonda ostilità verso i sovietici per tutto ciò che avevano fatto al nostro paese a partire dal 1945 e l'atmosfera era effettivamente surriscaldata.» [Ervin Zàdor] Ci sono momenti durante i quali gli eventi sportivi smettono di essere semplice competizione agonistica. Diventano conseguenze, o esemplificazioni, di eventi politici o sociali, assumendo una connessione indissolubile con i libri di storia. È il caso della sfida tra #Ungheria e #URSS alle #Olimpiadi di #Melbourne1956. Il teatro è il Crystal Palace, la piscina che ospita il torneo di pallanuoto. Ad affrontarsi in acqua ci sono il popolo che ha cercato invano di conquistare la propria libertà e l'invasore che, quella libertà, gliel'ha privata. Ai magiari, però, la possibilità di conquistare l'oro olimpico interessa ben poco, piuttosto, sono assetati di vendetta per i 3 mila morti che l'Armata Rossa ha lasciato nelle strade di Budapest, per sopprimere la #RivoluzioneUngherese. In tempo di pace saremmo sul divano a gustarci le gare di Tokyo 2020, noi vi teniamo compagnia con lo #SpecialeOlimpiadi e una storia che non parla solo di sport.

Euro 1964: quando le dittature si affrontarono in un campo di...

INSTAGRAM Madrid, 21 giugno 1964. Sono le 18:30 quando Francisco Franco entra in un Santiago Bernabeu gremito da 80.000 persone per la Finale della seconda edizione dei Campionati Europei di calcio. Ancora una volta, di fronte alla Spagna franchista ci sono i sovietici, che durante la Guerra civile di quasi trent’anni prima avevano dato il loro supporto alle forze partigiane antifasciste. La partita non è più una semplice Finale degli Europei, è lo scontro tra due mondi agli antipodi: la Spagna, fascista e ultracattolica, e l’URSS, comunista e proletaria. E come durante la Guerra civile a trionfare è la Falange del Generalísimo. #cEUROunavolta è la nuova rubrica di #Olympia che ci accompagnerà in questo mese, durante il quale si sarebbero dovuti disputare gli Europei 2020. #Euro1964 #Espana1964 #SpagnaUrss #finale #europeidicalcio #spagna #fascisti #franchisti #urss #comunisti #GuerraCivileSpagnola #Guernica #FranciscoFranco #generalisimo #CaudillodeEspana #LuisSuarez #Pereda #Amancio #Marcelino #LevJasin #pugnodimosca #EzioPascutti FACEBOOK Madrid, 21 giugno 1964. Sul campo del Santiago Bernabeu va in scena la Finale degli Europei tra Spagna e Unione Sovietica. Non è più solo una partita di calcio, ma lo scontro tra due mondi diametralmente opposti: la Spagna, fascista e ultracattolica, e l’URSS, comunista e proletaria. Nel mese in cui si sarebbe dovuto disputare #Euro2020, la nuova rubrica di #Olympia ci accompagna alla scoperta di alcune edizioni degli Europei. @GiovanniOrsenigo ci racconta #Euro1964 e della sfida tra fascisti e comunisti. #cEUROunavolta

Marginalizzazione: quando la mafia é l’ultimo dei problemi

Cerchiamo di far luce su quella nefasta prassi, qui definita “marginalizzazione”, per cui il fenomeno criminale transnazionale scivola spesso in secondo piano tra le priorità di stati e agenzie intergovernative, oltre che negli stessi schemi percettivi della società civile. Altre problematiche, infatti, hanno suscitato e suscitano tutt'oggi maggiore interesse - o preoccupazione - della questione mafiosa, inficiandone in maniera negativa le pratiche in grado di contrastarla. Con questo articolo intendiamo pertanto analizzare il peccato capitale della marginalizzazione, ripercorrendo insieme quelle occasioni in cui la criminalità organizzata non è stata ritenuta una minaccia sufficientemente grave da giustificare un intervento puntuale da parte delle autorità.

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