mercoledì 27 Gennaio 2021
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Se anche i giornalisti smettono di scrivere

"Se non si avverte come scandalosa la condizione di esposizione e insieme abbandono in cui troppi giornalisti ancora oggi lavorano in ogni parte del mondo, significa che forse si è perso il contatto con la realtà, con ciò che è giusto fare e con ciò che è doveroso proteggere. Tutelare i giornalisti significa tutelare noi stessi e il nostro futuro: non facciamoli smettere di scrivere." @Tomas Strada di #ThePitch_Risiko ci spiega perché i giornalisti sono le figura più esposte e a rischio tra coloro che quotidianamente indagano e raccontano le pratiche criminali.

Quella maledetta fretta di voler seppellire la mafia

Cosa Nostra si è seppellita e si prepara a farsi dimenticare Gian Carlo Caselli intervistato dal quotidiano francese Libèration, il 22...

Idealizzazione: il paradigma del Padrino

Film, serie tv, videogiochi. La mafia riesce a esercitare attraverso questi mezzi un subdolo fascino, soprattutto sulle generazioni più giovani. Perchè non ribaltare a nostro favore questo schema e utilizzare simili canali in ottica antimafiosa?

Marginalizzazione: quando la mafia é l’ultimo dei problemi

Cerchiamo di far luce su quella nefasta prassi, qui definita “marginalizzazione”, per cui il fenomeno criminale transnazionale scivola spesso in secondo piano tra le priorità di stati e agenzie intergovernative, oltre che negli stessi schemi percettivi della società civile. Altre problematiche, infatti, hanno suscitato e suscitano tutt'oggi maggiore interesse - o preoccupazione - della questione mafiosa, inficiandone in maniera negativa le pratiche in grado di contrastarla. Con questo articolo intendiamo pertanto analizzare il peccato capitale della marginalizzazione, ripercorrendo insieme quelle occasioni in cui la criminalità organizzata non è stata ritenuta una minaccia sufficientemente grave da giustificare un intervento puntuale da parte delle autorità.

I possibili regali del Coronavirus alle mafie

Normalità o emergenza, non fa differenza: le mafie cambiano in base al contesto, adattandosi ad esso per poter continuare a sfruttarlo. Mutatis mutandis, l'obiettivo mafioso rimane sempre quello. Anche, e soprattutto, in tempo di Coronavirus. Sarebbe pertanto cosa buona e giusta interrogarsi su quelle che sono le opportunità che l'attuale pandemia potrebbe offrire alle organizzazioni criminali di tutto il mondo.

Alienazione: quando la mafia non è mai ‘cosa nostra’

Esternalizzare un problema significa pensare che questo non possa interessarci perché circoscritto a realtà lontane e diverse dalla nostra. L'attuale quarantena ci sta tuttavia insegnando che nessuno può ritenersi immune a prescindere da un virus, e quello rappresentato dalle mafie non fa eccezione.

Negazione: Quando la mafia non esiste

"La più grande astuzia del Diavolo è farci credere che non esiste". Come il Diavolo di Baudelaire anche le mafie si adoperano, quasi ossessivamente, affinché non ne si riconosca l’esistenza, che non se ne parli affatto, così da tenere il più lontano possibile le luci dei riflettori: la mafia non esiste, non può e non deve farlo.

I sei peccati capitali nella lotta alle mafie

I sei peccati capitali nella lotta alle mafie hanno plasmato uno scenario dai tratti paradisiaci per le attività ed i conti correnti delle mafie. Tuttavia vi è ancora modo di recuperare ed imparare dagli sbagli commessi: ‘Se un errore non è un trampolino di lancio, è un errore’, ha scritto il grande Eli Siegel. A questo punto, tuffiamoci.

Il camaleonte adattivo

È forse proprio questa adattabilità, questa insuperabile, maliziosa furbizia che le contraddistingue, a rappresentare il volto più spaventoso delle élite criminali mafiose. Il perché risiede nella natura trasversale di questa capacità di adattamento, che permette loro di arrangiarsi in ognuno dei contesti analizzati negli appuntamenti precedenti di questa rubrica: le mafie sono animali glocali, parassiti statali e capitaliste selvagge, precisamente perché hanno saputo adattarsi alle nuove realtà geografiche, politiche ed economiche come veri e propri camaleonti.

Il capitalista selvaggio

Analizzate prima come animali glocali e poi come parassiti statali, oggi parleremo di un nuovo volto delle mafie globali, quello che ho voluto definire ‘capitalista selvaggio’. Grazie agli enormi capitali derivanti dai loro traffici illeciti e alla possibilità di annullare la concorrenza mediante comportamenti criminali più o meno violenti, le mafie si sono imposte all’interno dell’economia di mercato generando per decenni profitti stellari. Insieme alle grandi corporazioni internazionali infatti, sono proprio le organizzazioni mafiose ad aver guadagnato di più dall’applicazione globale del modello capitalista, diventandone le campionesse indiscusse.

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