L’emergenza COVID-19 sta portando alla luce la grande generosità degli italiani.
Lo conferma anche l’ultima ricerca BVA Doxa, condotta tra il 20 e il 24 marzo su un campione rappresentativo di 1.003 privati cittadini, circa le opinioni e previsioni degli italiani all’epoca del Coronavirus. Il 24% – che esteso al totalità dei nostri connazionali rappresenta una cifra tra i 10 e i 12 milioni – ha dichiarato di avere effettuato almeno una donazione dall’inizio della pandemia destinata a una struttura ospedaliera o sanitaria.
In parallelo con le donazioni private, abbiamo assistito alla nascita di una rete di solidarietà su base volontaria per il sostegno e l’aiuto ai più indigenti, come nel caso delle Brigate Volontarie per l’Emergenza.

La generosità dei vip e delle loro campagne di raccolte fondi, delle aziende e soprattutto dei singoli sono un motivo di orgoglio, o un lenitivo al perenne risentimento che si agita all’ombra del tricolore.

Un carrello della spesa sospesa a Milano © Camilla Bianchi per la brigata Gerda Taro

Gli enti pubblici però non sono né abituati né preparati ad un’attività di raccolta fondi attiva in forma così diretta e massiccia. Questo ha portato a uno stress operativo e gestionale non indifferente. Fenomeno destinato ad aumentare nel prossimo futuro, se si considera che un ulteriore 35% degli italiani afferma di voler fare una donazione nelle prossime settimane (sempre secondo Doxa).

Non ci si improvvisa fundraiser, neanche con tutte le buone intenzioni possibili e non si possono scegliere in maniera del tutto arbitraria le piattaforme e le modalità di raccolta fondi. Per sostenere gli ospedali nel lancio e nella gestione di raccolte fondi efficaci e sicure è nata Fundraiser per gli Ospedali in Emergenza COVID-19, una task force italiana di fundraiser che si è messa, completamente pro bono, a disposizione degli ospedali pubblici per supportarli nel lancio di campagne di raccolta fondi online tramite crowdfunding.

La sede delle brigate volontarie per l’emergenza in via Solari, 40 Milano © Camilla Bianchi per la brigata Gerda Taro

Tendiamo a pensare che il mondo della solidarietà sia interamente volontario. In realtà, per far arrivare a destinazione i fondi raccolti dalle singole donazioni ci vuole un intermediario: la cosiddetta piattaforma, cioè un’organizzazione in grado di raggiungere un’ampia platea di donatori e indirizzare i loro fondi verso i destinatari che ne hanno bisogno.

Con l’avvento di internet, si sono moltiplicati gli spazi virtuali dove è possibile fare donazioni per gli scopi più disparati, dall’apertura di una startup, alla registrazione di un album musicale, al finanziamento delle attività di Organizzazioni Non Governative. Le donazioni possono essere con o senza una ricompensa da parte del destinatario, e la piattaforma stessa non è necessariamente senza scopo di lucro (questo è più frequente nell’equity crowdfunding, cioè nella raccolta di capitale di rischio per le imprese, ma non mancano i casi di donation crowdfunding gestiti da società for-profit o benefit, come si dice oggi). Esempi di piattaforme ce ne sono a decine, da change.org a Rete del dono, GoFundMe, e molte altre.


Questi siti, attraverso un’organizzazione capillare, si occupano di inviare all’ente beneficiario il massimale raggiunto attraverso la campagna. Il raggiungimento del massimale imposto all’apertura della raccolta fondi è un punto fondamentale per il buon fine della campagna stessa.
Per poter svolgere questa transazione economica non basta affidarsi a enti su base volontaria, ci vuole un’organizzazione efficace e dei lavoratori che possano districarsi nella burocrazia: da qui nasce la figura professionale del fundraiser.
Per ovviare alla mancanza di tale figura negli enti pubblici Job4Good si offre di offrirla gratuitamente a tutti quegli enti che chiederanno loro una consulenza.

Questo ci ricollega a un termine italiano, meno recente di fundraising (raccolta fondi) ma a cui forse siamo più storicamente legati: la filantropia.
L’origine della parola è greca (come tutte le cose migliori verrebbe da pensare): φιλία, «amicizia» e ἄνθρωπος, «uomo». Nel suo primo significato la filantropia era la solidarietà tra simili nell’affrontare una situazione di crisi, il cercare nel comune sostegno un’ancora di salvezza. Il filantropismo diventa nel 1700 un vero e proprio programma di rinnovamento pedagogico strutturato da Johann Bernhard Basedow. Tra i suoi meriti principali c’è il principio di solidarietà attraverso l’istituzione di ospedali per gli indigenti e di scuole per l’alfabetizzazione.

Volontari delle brigate volontarie per l’emergenza ©Camilla Bianchi per la brigata Gerda Taro

La grande differenza tra il filantropismo storico e la moderne donazioni è che il primo, evolutosi nel concetto di umanesimo e nella stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, teorizzava che la classe dirigente dovesse essere “istruita” alla solidarietà e al sostegno del singoli.

Se risulta quindi chiaro che gli italiani non si siano risparmiati in quanto a generosità e senso comunitario di fronte all’emergenza, un’altra domanda si pone.
Perché ci è richiesto quest’atto di generosità? Perché dovremmo donare a favore di istituzioni verso cui già contribuiamo con la tassazione?

La situazione emergenziale ha sicuramente messo alla luce tutte le difficoltà in cui versano le nostre economie e i nostri sistemi sanitari – “portato i nodi al pettine” è una delle perifrasi più lette in questi giorni, paragone che cita una delle categorie che verrà più severamente colpite anche dalla pandemia. E purtuttavia aspettarsi che a “regolare i conti” della gestione emergenziale siano i singoli cittadini suona come un utopico scaricabarile per liberare un po’ di coscienze di chi avrebbe dovuto concretamente agire.

Non basta essere bravi cittadini, responsabili, che non escono di casa, che riescono ad arrivare a fine mese e a dar prova di tanta pazienza da aspettare il caricamento del sito dell’INPS, siamo noi stessi i promotori della rinascita del paese e del funzionamento degli ospedali.

Volontari delle brigate volontarie per l’emergenza © Camilla Bianchi per la brigata Gerda Taro

Di esempi ce ne sono tanti: una delle campagne di raccolte fondi, aperta e chiusa nel giro di pochi giorni, dell’ospedale San Paolo di Milano era organizzata per riuscire a coprire i costi delle “comode” – le sedie per permettere alla persona di evacuare in mancanza di un bagno in isolamento. Le richieste e le carenze degli ospedali in momento di emergenza sono molto più ampie della semplice mancanza di respiratori e non si può per questo accusare nessun medico: questa pandemia ci ha evidentemente colpiti alle spalle senza che fossimo pronti a contrastarla.

Purtroppo, la discussione su come ovviare alla mancanza di risorse dello Stato nella gestione di una situazione emergenziale non sta portando a una rivalutazione del nostro sistema fiscale o all’istituzione di task force non solo temporaneamente operative ma sempre pronte a far fronte a minacce da considerare ormai concrete come una pandemia virale da spillover.

Il tweet del sindaco Beppe Sala a proposito della tassazione sui redditi più alti ©Twitter

Rimane sconsolante vedere anche a sinistra persone, come il sindaco di Milano Beppe Sala, che etichettano un aumento della progressività fiscale una forma di discriminazione verso i ricchi, della cui infinita generosità dovremmo invece essere grati.
Infinita generosità che si scontra non solo con gli sgomberi autorizzati nel quartiere San Siro in piena epidemia e con l’assenza di misure di sicurezza nelle carceri o programmi di accoglienza per i senzatetto, ma anche con i drammatici livelli di evasione ed elusione fiscale in Italia, causa principale della carenza di risorse degli enti pubblici.
D’altro canto, se invece si fa appello alla generosità di tutti, come può rendersi utile chi non dispone di soldi da donare o addirittura di una casa in cui #restare?

La speranza è che all’infinita generosità italiana e alla sua capacità di organizzazione in rete solidali faccia seguito anche la rinascita di un vero filantropismo politico di una classe dirigente che decida di avere nuovamente a cuore la cosa pubblica e i diritti dell’uomo.

NOTE

Fundraiser per gli Ospedali in Emergenza COVID-19 è un progetto portato avanti da Job4Good.

«Job4Good è un portale nato nel 2016 da una nostra idea – dichiarano i fondatori della piattaforma Luca Di Francesco e Diego Maria Ierna – Conosciamo molto bene la straordinaria community degli specialisti della raccolta fondi perciò abbiamo pensato di lanciare un appello alla categoria per attivarsi e dare un contributo in questa difficile battaglia». Sul portale JOB4GOOD è stata attivata una sezione dedicata alle strutture sanitarie pubbliche che potranno ora richiedere una consulenza gratuita per l’attivazione di nuove campagne di crowdfunding .

Infine, sempre gratuitamente, JOB4GOOD ha messo a disposizione la propria piattaforma per il reclutamento di nuovo personale sanitario e addetto ai lavori in questa emergenza, offrendo così un numero illimitato di annunci pubblicabili sul portale che conta ad oggi migliaia di professionisti registrati Per maggiori informazioni sulla campagna Fundraiser per gli Ospedali in Emergenza COVID-19, visitare il sito www.job4good.it .

Altre piattaforme di crowdfunding nell’emergenza COVID-19: Rete del Dono.it, Buonacausa.org , Eppela.com

Puoi sostenere i ragazzi delle Brigate Volontarie per l’Emergenza – che con la piattaforma Milano Aiuta del Comune consegnano la spesa e i farmaci alle persone in quarantena per questioni di età o in isolamento per questioni di salute e hanno dato vita a una colletta alimentare per gli indigenti – a questo link

Ringraziamo per la collaborazione all’ideazione e stesura dell’articolo Costanza Danovi, che partecipa al progetto #fundraiserpergliospedali di Job4Good.

Tutte le foto nell’articolo sono ad opera di Camilla Bianchi, una fotografa della brigata Gerda Taro delle Brigate Volontarie per l’Emergenza di Milano