Hai cucinato, hai acceso luci, hai goduto di bagni caldi, e le bollette giungono a ricordarti il prezzo di tutto ciò. Tra le ultime ti avranno comunicato (o succederà presto, non temere) che a Luglio 2020 vi sarà il passaggio definitivo al Libero Mercato. Cosa comporta?

Fonte: amicoenergia.it

Per l’energia abbiamo due macrocategorie: il Mercato Tutelato, gestito da enti statali e che verrà definitivamente archiviato la prossima estate, e il Mercato Libero, introdotto nel 1999 (Decreto Bersani, su direttive europee) e gestito da enti privati.
Mentre nel primo i canoni sono definiti trimestralmente dall’Arera (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), nel Mercato Libero è data piena libertà ai fornitori di decidere quale prezzo proporre ai propri clienti, creando così un meccanismo virtuoso di concorrenza che porta ognuno a voler essere “il miglior offerente”.
Tutto ciò a vantaggio dei consumatori, ovviamente.

Suppongo nella vostra testa sorga spontaneamente la domanda “Tutto molto interessante, ma cosa faccio a risparmiare?” perché parlandoci chiaramente una bolletta meno salata equivale ad una birra in più il venerdì sera.
Per rispondere dovreste chiedervi in primis quanto tempo abbiate da dedicarci, poiché il Mercato Libero si divide in due tipologie di canoni: il Fisso, in cui il costo di un kWh non cambierà per quasi tutta la durata del contratto, ed il Variabile, che dipende dalla Borsa dell’Energia in cui, quasi come per le azioni, ogni giorno il prezzo di luce e gas oscilla.
Starà a voi saltare da un fornitore all’altro in base alle offerte, poiché cambiarlo nel Mercato Libero è rapido e soprattutto gratuito.

Fonte: luce-gas.it

Ma come si arriva a calcolare il prezzo dell’energia?

Tralasciando momentaneamente le rinnovabili, negli impianti italiani si brucia metano (il più pulito tra i combustibili) per produrre elettricità, dalla cui vendita verranno ripagati sia i costi del gas, sia i costi di gestione, sia il costo dell’impianto stesso. Assumendo che i proprietari delle centrali vogliano solo pareggiare i conti senza guadagnarci (non come Montgomery Burns, nda) da questo veloce calcolo si evince il minimo prezzo a cui vendere il kWh, che sarà diverso impianto per impianto. Ed è su questa base che gli impianti entrano nella Borsa dell’Energia.

Ogni giorno il Gme (Gestore Mercati Energetici) stima la richiesta elettrica totale italiana (in media quasi 900.000 kWh) e mette tale quantità “all’Asta”.
Ogni impianto offre di produrne una data parte (limitata dalla propria grandezza: una centrale da 1000 kW potrà al massimo offrire in una giornata 24h * 1000 kW = 24000 kWh) ad un certo prezzo. Le offerte col prezzo più basso vengono man mano accettate ed impilate fino a che non si raggiunge il fabbisogno elettrico nazionale.
L’ultima offerta, quella col prezzo più alto, determinerà il costo con cui verrà pagata l’elettricità (indipendentemente da quale sia stata la vostra offerta). Al contrario delle aste a cui siete abituati, qui vince chi offre meno e ottiene il diritto di immettere elettricità in rete per venderla. Risulta evidente come minore sia il prezzo minimo calcolato al punto precedente e più si potrà puntare al ribasso aumentando la propria chance di vittoria.

Curva Elettrica Giornaliera. Fonte: Terna

Verrebbe logico immaginare che le rinnovabili siano le soluzioni più economiche: non bruciano gas e pertanto hanno una voce di costo in meno. Ma la realtà è esattamente l’opposto: l’investimento per costruire un impianto rinnovabile è talmente elevato da sopperire alla “mancanza” del metano, aumentando il loro prezzo minimo e rendendole sfavorite. Se fosse per le loro sole forze, difficilmente riuscirebbero a competere con gli altri nella cruenta Borsa dell’Energia.

A tal fine, è stato creato dagli enti statali un sistema bonus-malus: da una parte vengono forniti incentivi economici a chi produce energia in modo più sostenibile, dall’altra vengono imposti dei dazi a chi sfora certi limiti di emissioni. Questo meccanismo ha aiutato le rinnovabili ad entrare nel mercato, sviluppandosi in modo tale da essere sempre meno dipendenti dagli aiuti esterni.

Attualmente quasi il 40% dell’elettricità italiana è prodotta da rinnovabili.