Ero dentro in quella cella senza cesso
Mi ribecco col mio vecchio che mi chiede cosa prendo
Ma mi chiedo cosa c’entro e dice cose senza senso
Mentre penso a cosa dire senza dire a cosa penso

Cella senza cesso – Massimo Pericolo

GANG, CARCERE E HIP HOP NEGLI USA

Il carcere è un argomento ricorrente nella storia dell’Hip-Hop e per questo motivo si rischia spesso di stereotipare la figura dei rapper e di tutta una cultura. Premesso questo, possiamo affermare che in condizioni di disagio sociale, il rap sia spesso stato uno strumento di espressione diretto e in alcuni casi di riscatto sociale.

In America, le persone recluse (secondo Prison Policy – progetto di riforma del sistema carcerario) [https://www.prisonpolicy.org] sono 2,3 milioni su circa 7mila strutture detentive. Mezzo milione di persone è in attesa di giudizio. Una situazione drammatica e alienante che però a volte, paradossalmente, ha assunto un ruolo determinante nella carriera degli artisti. 

Un esempio è Tupac che nel ’96 uscì di prigione grazie alla cauzione pagata dalla casa discografica e incise All Eyez On Me, il suo album di maggior successo. Un altro è Gucci Mane, che dopo l’arresto ha continuato a produrre dal carcere e ha fatto record di ascolti con un singolo fatto uscire il giorno del rilascio.

Poi c’è Tay-K, che invece ha pubblicato un singolo, The Race, mentre era in fuga dai domiciliari. È stato arrestato quello stesso giorno. Tay-k aveva 16 anni ed era in attesa di processo per l’omicidio di Ethan Walker in Texas, quando si è tolto il braccialetto ed è scappato. 3 mesi e un omicidio dopo, è uscito quel brano che è diventato disco di platino.

Oggi ad avvicinarsi alle gang sono ragazzi sempre più giovani, come YNW Melly, che si trova in carcere con un’accusa di duplice omicidio e rischia la condanna a morte. Murder On My Mind, il suo singolo che più ascoltato, è un pugno in pieno stomaco.


He grabbed me by my hands and said he was afraid to die
I told ‘em it’s too late my friend, it’s time to say “Goodbye”
And he died inside my arms, blood all on my shirt

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Le carceri italiane non sono in condizioni migliori rispetto agli USA: uno dei problemi maggiori, esasperato dall’emergenza coronavirus, è il sovraffollamento. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, il 29 febbraio in Italia i detenuti erano 61.230, a fronte di una capienza regolamentare pari a 50.931 posti (https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14.wp).
In altre parole, dove dovrebbero stare 100 persone lo Stato italiano ne tiene confinate 120.

La situazione fuori dai penitenziari invece è decisamente meno tesa e meno sanguinaria in Italia rispetto agli U.S.A, ma non ci mancano rapper con storie di reclusione. Proprio negli ultimi mesi Pol G, il cantante del gruppo romano Assalti Frontali, (gruppo underground degli anni ’90, noto per l’impegno politico), è stato arrestato dalla Guardia di Finanza dopo essere stato trovato in possesso di marijuana e hashish.

Tra i rapper talentuosi che hanno avuto storie di reclusione abbiamo Rasty Kilo, originario di Ostia. Rasty ha registrando le strofe di Vuoi Parlarmi Di Cosa prima di concludere ben 400 giorni di domiciliari, in casa sua; Chicoria, rapper storico del collettivo romano TruceKlan, adesso si impegna a raccontare ai ragazzi delle scuole superiori cosa significhi essere nel giro della droga e del carcere. Poi c’è Massimo Pericolo, ultimo ma non per importanza, che nel 2014 è stato arrestato nell’operazione di polizia Scialla Semper da cui prenderà il titolo il suo primo album.

232 E L’ATTIVITÀ SUL TERRITORIO

Ad avvicinare l’esperienza del carcere e la musica in Italia è stata l’Associazione di Promozione Sociale 232. Nata a Milano nel 2019, prende il nome dal numero interno del telefono della sala di musica dell‘Istituto Penitenziario Minorile Beccaria, uno dei primi luoghi dove ha preso piede il progetto. L’associazione propone percorsi artistici ed educativi, specialmente attraverso il rap, rivolti a giovani e minori. Gli educatori sono psicologi e pedagogisti che hanno alle spalle una lunga esperienza nell’organizzazione di laboratori rap a Milano: oltre al Beccaria, hanno svolto attività nel Carcere di San Vittore, nelle comunità penali e nelle scuole. 

Con il progetto Inside The Beat, Outside The Box 232 realizza laboratori rap per i ragazzi delle periferie milanesi. Lo scopo è quello di dar loro gli strumenti per ‘rielabolare ed esprimere il proprio vissuto, attraverso la scrittura di un brano e lo studio di uno strumento musicale’. Oltre al rap, per coinvolgere gli abitanti dei quartieri, il progetto prevede l’organizzazione di performance teatrali a sorpresa nei cortili delle case popolari.

IL SUPPORTO DEGLI ARTISTI ITALIANI

Il sostegno della scena rap italiana non si è fatto attendere: da Ghali a Massimo Pericolo passando per Ernia, Noyz Narcos, Lazza, Bassi Maestro e molti altri stanno dando il loro contributo a Inside The Beat, Outside The Box.

Per sostenere l’iniziativa è stato lanciato un crowdfunding. I rapper hanno donato all’associazione alcuni dei loro cimeli e Jack The Smoker della Machete crew, autore di uno degli album più apprezzati del 2020, ha dato il suo contributo scrivendo quattro barre: i donatori potrebbero quindi entrare nel testo della canzone, comparendo in un verso. Sono arrivate adesioni anche da parte di designer, fotografi e artisti, ma la chiamata è ancora aperta.

Qui è possibile fare una donazione.

Supportate il progetto Inside The Beat, Outside The Box, noi continueremo a seguire con attenzione e interesse “232” e vi terremo aggiornati sulle novità.