Il tempo era buono e alcuni giocatori stavano disputando un’entusiasmante partita fino a quando, verso mezzanotte, Worsley cadde attraverso un buco nel ghiaccio mentre recuperava la palla. Dovette essere recuperato egli stesso.

Sir Ernest Shackleton


È il racconto della partita più a sud di sempre, contenuta nel libro “South di Sir Ernest Shackleton, uno dei pionieri dell’esplorazione dell’Antartide; imbarcatosi dapprima come mozzo, fino ad arrivare ad essere capitano, lasciò le navi commerciali perché si sentiva un esploratore. Un avventuriero razionale, famosa la sua massima: «meglio un asino vivo che un leone morto».

Sir Shackleton guidò, tra il 1914 ed il 1917, la spedizione esplorativa inglese della nave Endurance, partita con l’ambizioso obiettivo di essere la prima ad attraversare l’Antartide a piedi. In una delle pause della missione il suo equipaggio, composto da ventotto persone, tutte appassionate di calcio, diede vita a quello che divenne uno dei più famosi match del continente, soprannominato “El Partido de heroes“.

La nave Endurance, tra i ghiacci dell’Antartide. – © Frank Hurley

Il rapporto fra il calcio e l’Antartide è complicato: un continente di quattordici milioni di chilometri quadrati di ghiaccio collocati nella parte più meridionale del pianeta, con temperature che scendono anche oltre i -50° e venti che possono superare i 300 km/h, non sarebbe il luogo ideale per praticare il football; eppure si hanno testimonianza di partite di calcio giocate nella terra dei pinguini sin dal 1902.

Se la memoria del “Partido de heroes” è giunta fino a noi lo dobbiamo al fatto che sia uno dei pochissimi incontri degli albori di cui ci siano giunte delle fotografie, scattate dall’australiano Frank Hurley, un uomo con l’avventura scritta nel suo DNA: partecipò come fotografo a diverse spedizioni in Antartide ed a due Guerre Mondiali. Non solo l’intraprendenza permise ad Hurley di salire su quella nave: le fotografie scattate durante la missione sarebbero in seguito state vendute e col ricavato avrebbero permesso di finanziare altre missioni.

La nave Endurance, incastrata tra i ghiacci dell’Antartide, prima che venisse abbandonata dall’equipaggio e affondasse. – © Frank Hurley

El Partido de Heroes” si disputò il 15 febbraio del 1915: la nave Endurance era incastrata nel ghiaccio da circa un mese a qualche chilometro dalla costa antartica nel gelido mare di Wedell. Sulla banchisa polare il falegname Harry McNish tracciò il campo e piantò delle canne che fungevano da porte. Il fischio d’inizio venne dato alle ore 16:00 dal chirurgo scozzese Alexander Mcklin, a detta di tutto l’equipaggio uno dei più bravi col pallone fra i piedi, ma per l’occasione elevato al ruolo di arbitro, a causa di una ferita all’occhio mentre cercava di dividere due cani. Le due squadre si distinguevano grazie all’utilizzo di fasce di colori diversi, apposte sul braccio: una rossa ed una bianca. Il primo tempo si chiuse sul punteggio di 1-1, ma alla fine furono i rossi a prevalere per 2-1, al termine di un match piuttosto combattuto.

Il calcio era uno dei passatempi preferiti dall’equipaggio, che sul pack del mare di Wedell rimase parecchio tempo, in attesa di capire se la nave potesse liberarsi dal ghiaccio, finché a Shackleton la situazione apparve talmente compromessa da dare l’ordine di preparare le lance per cercare di tornare sul continente. La Endurance affondò appena un mese dopo essere stata abbandonata dal suo equipaggio. Le scialuppe giunsero dapprima sull’isola Elephant, che però era fredda e disabitata, quindi il Capitano Shackleton decise di continuare la navigazione con altri cinque coraggiosi per raggiungere la Georgia del Sud, da dove far partire i soccorsi per recuperare gli altri.

Alcuni membri dell’equipaggio trascinano una scialuppa di salvataggio sulla banchisa polare dell’Antartide. – © Frank Hurley

Erano partiti da Plymouth il 9 agosto del 1914 in ventotto, ed in ventotto tornarono a casa.
Rientrato dalla spedizione, Hurley organizzò una serie di conferenze-mostra nella sua Australia. In queste occasioni, uno dei suoi segmenti, chiamato “Antarctic Football“, mostrava il reportage fotografico relativo al “Partido de heroes“. Hurley si dimostrò non solo un esploratore a tutto tondo, ma anche un profondo conoscitore delle potenzialità espressive di quelle che, per l’epoca, erano i nuovi mezzi di comunicazione. Tanto che nel 1919, realizzò anche un documentario sulla spedizione, anch’esso dal titolo “South“.

Trascorrono i decenni, le foto passano dal bianco e nero al colore, ma l’eredità di quei 28 valorosi è rimasta su quei ghiacci. Infatti, ancora oggi, il calcio è uno dei passatempi preferiti dai circa tremila, fra ricercatori e tecnici, che popolano l’Antartide. Attualmente esistono realtà più organizzate, come il Rothera FC, squadra dell’omonima base britannica, che gioca con un casacca di colore azzurro e nel cui logo compare una mappa del continente; o i neozelandesi della base Scott, che indossano le divise giallo-nere del Wellington Phoenix. Dove il clima è meno ospitale si gioca comunque su campi arrangiati, con gli strumenti che si hanno a disposizione, indossando scarponi e giacche a vento, e guardando l’incontro da improvvisate tribune in ghiaccio. Negli accampamenti più attrezzati, invece, sorgono aree per lo sport indoor.

Capita che, a volte, si organizzano partite fra le differenti basi sparse sul continente (di cui è difficile sapere esito o cronaca), mentre in altri casi a sfidarsi sono gli equipaggi delle navi di passaggio. Nel novembre 2015, è successo che anche una star come David Beckham venne a giocare un match in Antartide, nell’ambito di un’iniziativa che ha visto lo Spice Boy protagonista di sette differenti match nei sette continenti per promuovere l’attività dell’UNICEF, come raccontato nel documentario “For The Good of The Game“.

David Beckham gioca a calcio in Antartide, 15 novembre 2015.

Insomma, parafrasando le parole dello stesso Sir Shackleton «…i membri dello staff e dell’equipaggio approfittano della pausa per divertirsi in una partita di calcio…», permettendo al football di svolgere quella che prima di tutto è un’importante funzione di aggregazione sociale, in un luogo dove le occasioni di incontro sono davvero rare. Oggi, come un secolo fa, in questa terra coperta dal ghiaccio la passione per il gioco non sembra essersi raffreddata.

APPROFONDIMENTO
Pat’s Football Blog: FOOTBALL IN ANTARCTICA – A POTTED HISTORY (patmcguinness.blogspot.com)
The photographs of Frank Hurley: Shackleton’s Antarctic expedition gone wrong. (slate.com)
Searching for Endurance: Antarctic researchers hunt for the relics of Antarctic adventurers | CBC Radio
Blog de Raúl Gómez Samperio: El partido de héroes en la Antártida (raulgomezsamperio.com)
David Beckham arrives in Antarctica for fifth game of global football tour | HELLO! (hellomagazine.com)
In Antarctic soccer: Britain 2, United States 0 (reuters.com)
El fútbol le pone calor a la siesta antártica | Mundo D (lavoz.com.ar)
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