I Longobardi furono una delle molte tribù barbariche discese in Italia per sfuggire alla competizione per il possesso delle scarse risorse presenti nella loro terra d’origine; protagonisti di una tribolata migrazione con il successivo stanziamento in Italia dal 568 rappresentano per il nostro paese una tappa di indubbia importanza ma di ambivalente interpretazione. Vengono ritenuti da alcuni come i possibili e potenziali artefici di un ipotetico (ma mai realizzato) regno italiano unitario e oppositori della potenza pontificia, mentre da altri come un corpo estraneo rispetto all’identità italica e incomparabilmente inferiori rispetto alla civiltà romana.

Wodan e Frea, Doepler, Emil. ca. 1905. @Wikicommons

Un popolo di incerte origini

Una definizione di “popolo” scritta dal teologo spagnolo Isidoro da Siviglia (Cartagena 560 ca – Siviglia 636) esplicita il termine come una moltitudine avente una stessa origine, distinta da quella di ogni altra nazione a causa di un insieme di caratteristiche peculiari.

Proprio dei tratti peculiari distinsero il popolo dei Longobardi dalla moltitudine di altre tribù e genti barbariche di epoca antica e altomedievale. Come parecchie altre popolazioni germaniche possedevano una cultura unicamente orale, il che spiega la totale assenza di informazioni documentarie sulle loro origini e sul loro ancestrale passato di cui ci risulta oggi quasi impossibile trovare traccia. Le informazioni che possediamo su di loro cominciarono a diffondersi solamente dopo i loro primi contatti con l’impero, ma anche successivamente ad una loro presenza più o meno stabile gli autori romani non si dimostreranno mai particolarmente interessati a indagarne la genesi o a raccontare una loro storia. Tanto più che per lungo tempo non li ritennero altro che l’ennesima tribù barbarica giunta ai confini d’Italia in cerca di terre e bottino come molte altre prima di loro.

Una saga leggendaria

Nonostante il disinteresse del mondo romano-bizantino per questa particolare popolazione, esiste tuttavia una fonte che, per quanto scarna, ci consegna informazioni piuttosto preziose.

Il testo (Origo gentis Langobardorum), risalente al VII secolo, tramanda in forma sintetica la storia del popolo Longobardo dall’origine mitica di tempo imprecisato ad eventi più recenti con annotati unicamente luoghi date e avvenimenti successivi al loro insediamento in Italia nel 568 guidati da Alboino.

La leggenda, ambientata in un’era imprecisata su di un’isola chiamata Scadanan (ipoteticamente riconducibile oggi alla Svezia), racconta di una tribù chiamata dei Winnili, retta da due fratelli, Ibor e Aio insieme alla madre Gambara. La loro tribù venne sfidata da quella dei vandali che inoltre richiedevano il pagamento di un pesante tributo. Entrambe le fazioni all’avvicinarsi dello scontro chiesero l’intercessione del loro dio della guerra, Wotan, per avere la sua benedizione nella battaglia ormai prossima.

Wotan rispose che avrebbe concesso il suo favore alla tribù che fosse comparsa per prima alla sua vista nel momento del proprio risveglio il mattino seguente. I Winnili allora, per avere maggiori certezze di vittoria chiesero aiuto a Frea moglie di Wotan, la quale accolse le loro preghiere e girò il letto del marito verso oriente dove si trovava il loro schieramento. In modo che per Wotan fosse impossibile non vederli per primi. Inoltre Frea suggerì loro di schierare sul campo anche le donne fra i guerrieri, ma con i capelli sciolti lungo il volto come a simulare una barba. Al suo risveglio Wotan vide ovviamente per primi i Winnili e chiese chi fossero quei guerrieri dalle “lunghe barbe” dando loro il promesso favore e la conseguente vittoria.

Da allora: «Si dice comunemente che i Longobardi siano stati così chiamati a causa della loro lunga barba, mai tagliata.»

(Isidoro di Siviglia, Etymologiae, IX, 2, 95)

L’Historia Langobardorum


Paolo Diacono, dettaglio. @Wikicommons

Molto più completa e articolata risulta l’opera in sei libri sulla storia dei Longobardi (Historia Langobardorum) scritta in latino dal monaco e storico Longobardo Paolo Diacono, la cui narrazione copre un arco temporale che termina con la morte di Re Liutprando nel 744 d.C..

Il quale secondo numerose testimonianze (in primis di Diacono stesso): «Fu uomo di molta saggezza, accorto nel consiglio, di grande pietà e amante della pace, fortissimo in guerra, clemente verso i colpevoli, casto, virtuoso, instancabile nel pregare, largo nelle elemosine, ignaro sì di lettere ma degno di essere paragonato ai filosofi, padre della nazione, accrescitore delle leggi.»

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, VI, 58)

Non è un caso che la narrazione si interrompa proprio all’apice della potenza e dell’influenza politica dei Longobardi. Lo scrittore infatti tralascia volutamente il successivo periodo di declino causato dal crescente potere dei franchi, a cui in parte egli stesso aveva assistito, volendo in questo modo consegnare ai posteri una visione parziale ma tutto sommato gloriosa della parabola longobarda chiudendo il sipario prima del tragico epilogo.

Anche nell’Historia troviamo riportata la mitica saga delle origini, nonostante Diacono stesso riferisca che essa ai suoi occhi è poco più di una favola. Ne riconosce tuttavia l’importanza in quanto vera e propria saga nazionale del suo popolo, contenente comunque alcune chiavi di lettura veritiere. Lo scontro militare con un’altra popolazione rappresenta (con le dovute cautele) quasi certamente la causa principale della loro migrazione verso territori differenti. Non era di fatto usanza insolita a molte tribù germaniche quella di scontrarsi per il controllo delle scarse risorse dei territori che abitavano.

L’inizio di una lunga migrazione

Non è possibile dire molto riguardo ai primi spostamenti dei Longobardi dopo l’ancestrale partenza dalla Scandinavia per la scarsità totale di certezze nelle fonti scritte e nelle prove archeologiche. Tuttavia facendo affidamento su quanto riportato da Paolo Diacono, apprendiamo che dopo aver abbandonato Scandan, la tribù si diresse a sud stabilendosi in Scoringa. Toponimo difficile da associare con esattezza ad un equivalente attuale ma individuato dai più nell’isola di Rügen, la più grande della Germania, situata di fronte alle coste svedesi nel Mar Baltico. In seguito la popolazione si spostò a Mauringa “la terra delle paludi e degli acquitrini” che sembra trovare una corrispondenza con la regione dei laghi del Meclemburgo occidentale nella Germania nord-orientale a sud del Mar Baltico. Inoltre le fonti fanno qui riferimento al numero esiguo dei Longobardi, il che spiegherebbe anche lo stratagemma del camuffamento delle donne in guerrieri adottato nella saga delle origini.

In Europa centrale

La tappa successiva della migrazione fu, secondo le fonti, la Golanda anche questa di difficoltosa identificazione geografica ma probabilmente una regione della Bassa Sassonia in Germania (brughiera di Luneburgo), situata tra le città di Amburgo, Brema e Hannover. Ipotesi che sembrerebbe confermata dai ritrovamenti archeologici nella zona di diverse sepolture longobarde.

Carta con le principali tappe della migrazione longobarda. @Wikicommons

A partire dal 5 d.C. la tribù entrò in contatto con il mondo romano, scontrandosi con le legioni dell’imperatore Tiberio contro le quali ebbe la peggio. Proprio in questo periodo la popolazione iniziò ad attirare le attenzioni di scrittori latini quali Velleio Patercolo e Tacito per la loro ferocia e rozzezza. Tuttavia si tratta ancora di scarse attenzioni poiché i Longobardi erano stanziati ben lontani dal limes (confine fortificato) sul Reno.

«Nonostante l’esiguità del loro numero e il fatto di essere circondati da nazioni molto potenti, derivano la propria sicurezza non dalla sottomissione o da tributi, ma dal valore in battaglia.»

(Publio Cornelio Tacito, Germania, XL)

Dopo lo spostamento dalla Golanda le tappe successive della lunga migrazione longobarda sono paesi che Paolo Diacono chiama Bainaib, Anthaib e Burgundaib, che sostanzialmente rimangono tuttora senza un’identificazione precisa. Rimanendo nel campo delle ipotesi questi toponimi sembrerebbero fare riferimento ad un’area tra il fiume Elba e la Boemia settentrionale.

In seguito alla caduta del regno dei Rugi nel 487 d.C. nella bassa Austria, i longobardi si insediarono in queste terre, chiamate dalle fonti Rugilandia.

Non vi rimasero tuttavia che pochi anni prima di proseguire la migrazione verso Feld, la pianura della Moravia che si estende da Est di Vienna a Bratislava. Qui entrarono in attrito con la potente popolazione degli Eruli con la quale si scontrarono ed ebbero la meglio, annientandoli completamente e diventando i principali padroni dell’area. Dopo questo notevole successo i longobardi accrebbero di molto il loro numero e il loro esercito entrando anche in possesso delle ingenti ricchezze accumulate dagli Eruli.

Verso una svolta

Sotto la guida del re Vacone (dal 510 al 540 ca) i Longobardi si spinsero nelle regioni dell’odierna Ungheria (Pannonia) dove grazie ad una sapiente politica matrimoniale riuscirono a tessere una fitta rete di alleanze e protezioni dei propri confini. In questa zona rimasero in effetti per un periodo molto più lungo di quello trascorso nelle precedenti tappe venendo influenzati in alcuni usi e costumi dalle tradizioni e usanze di alcune popolazioni dell’area Balcanica. Inoltre appresero la tecnica del combattimento a cavallo che rimase da allora un loro tratto distintivo.

L’espansione longobarda verso i Balcani provocò tuttavia una guerra con la popolazione dei Gepidi, fomentata dall’impero romano d’Oriente che sovente metteva le tribù germaniche (e non solo) le une contro le altre per i propri tornaconti.

I Longobardi appoggiati dai bizantini si scontrarono con i Gepidi e vinsero nel 551, in una cruenta battaglia dove si distinse Alboino. In cambio del sostegno ricevuto dall’impero essi fornirono successivamente all’esercito bizantino 5500 guerrieri nella guerra contro i Goti, periodo in cui vennero per la prima volta a contatto con l’Italia e le sue grandi ricchezze.

Nella primavera del 568 approfittando delle scarse difese imperiali nella penisola italiana, vi fecero irruzione concludendo la loro secolare migrazione guidati da Alboino (nel frattempo diventato re).

Per approfondire:

  • Claudio Azzara, I longobardi, il Mulino, 2020.
  • Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, BUR Rizzoli, Milano, 2018.
  • Atti del I Congresso internazionale di studi longobardi, Spoleto 1952.
  • http:/ItaliaLangobardorum.it [Sito Unesco]