Ad agosto 2019 l’IPCC (Programma Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici) ha presentato un rapporto nel quale si evidenzia la stretta rela­zione tra l’attività umana e i cambiamenti climatici cui stiamo assistendo, analizzando possibili misure per ridurre il riscaldamento glo­bale, tra cui il ripristino del territorio e la riduzione della deforestazione e dello spreco di cibo.

In questo scenario si colloca il Decreto Clima annunciato il 10 Ottobre 2019, un provvedimento che mira all’abbattimento delle emissioni fortemente voluto dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Costa con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Fonte: Quifinanza

Con i suoi nove articoli il decreto introduce una serie di misure volte al “contrasto ai cambiamenti climatici e al miglioramento della qualità dell’aria”, per le quali viene stanziato un totale di circa 380 milioni di euro tra il 2020 ed il 2022, di cui oltre il 60% verrà impiegato nel Bonus Mobilità, per incentivare sia gli abbonamenti ai trasporti pubblici sia l’acquisto di metodi di trasporto poco inquinanti; sulla mobilità si soffermano altre due misure introdotte dal decreto: puntare ad una maggiore sostenibilità del trasporto scolastico e sull’ammodernamento del trasporto pubblico.

Il restante 40% del budget verrà suddiviso tra le altre norme, quali:

  • 30 Milioni per la riforestazione e l’aumento del verde nelle città metropolitane, che punta a diminuire l’inquinamento urbano e ridurre la concentrazione di gas serra, aiutando anche la prevenzione del rischio idreogeologico.
  • 40 Milioni per incentivare la creazione di Green Corner per i negozianti che decidono di allestire angoli vendita dedicati ai prodotti sfusi, andando così a ridurre l’utilizzo di imballaggi (spesso di plastica).
  • 27 Milioni per la creazione di Macchinette Mangia Plastica, già presenti in altre città europee, per incentivare il riciclo.
  • 2 Milioni per rendere trasparenti e facilmente accessibili i dati ambientali, per sensibilizzare sempre più le persone sul tema.

Degna di nota è anche la tutt’ora discussa Plastic Tax, non introdotta dal Decreto Clima ma dalla Legge di Bilancio, che assegna un’aliquota fissa di 1 €/kg di plastica utilizzato (con l’esclusione di alcuni settori).

L’Onda di Hokusai in chiave moderna. Fonte: Greenreport

Per quanto il Decreto introduca un’economia circolare, in cui gli incentivi verranno ripagati dalla riduzione dei costi del riciclo, delle spese mediche dovute all’inquinamento e dei danni dei cambiamenti climatici, resta una mera base di partenza che gratta la superfice del problema senza addentrarvisi.

In primis, il budget messo a disposizione è esiguo: mentre il nostro arriva a 380 milioni di euro, la Germania ha stanziato 54 miliardi di euro (che diventeranno 100 miliardi nel 2030); per quanto ci possano essere diverse situazioni economiche nei i due paesi, la differenza è abissale, e non perché i Tedeschi abbiano esagerato: i nostri 380 milioni sono pochi anche solo per potenziare la mobilità sostenibile a livello nazionale, contando che la prossima linea metropolitana di Milano costerà da sola circa 1,8 miliardi di euro.

La più grave colpa di questo decreto è però l’assenza di contenuti. Sebbene puntare sulla mobilità sostenibile, sulla forestazione e sul riciclo possa aiutare l’ambiente, per ambire ad essere definito (come alcuni hanno fatto) il Green New Deal Italiano ciò non è sufficiente, poiché il settore dei trasporti influisce per appena il 25% sulle emissioni; sarà necessario coinvolgere in tale mavora il settore industriale e residenziale, che non sono stati minimamente citati. Non sarà semplice trovare un compromesso con questi attori, viste le polemiche già sollevate da alcune realtà industriali per l’introduzione della Plastic Tax.

Friday for Future 27 Settembre 2019, Milano. Fonte: RadioDeejay

In definitiva, il Decreto Clima è una buona base per future norme ambientali più ampie e incisive, ma a 22 anni dal Protocollo di Kyoto sarebbe stato lecito aspettarsi che le autorità avessero già portato avanti questa politica.