Si scrive 1968, ma si legge rivoluzione. Più esattamente, verrà definita rivoluzione culturale. Molti gli eventi che caratterizzano quella stagione, farne un compendio esaustivo sarebbe problematico, ma si possono citare alcuni dei fatti più rilevanti. Nel Vietnam la guerra entra sempre più nel vivo, mentre negli Usa infuria la campagna elettorale presidenziale, nel corso della quale il candidato dei Democratici, Robert Kennedy, viene assassinato a colpi di pistola. Qualche mese prima la stessa sorte era toccata a Martin Luther King, pastore protestante e attivista per i diritti dei neri. In novembre Richard Nixon diviene il trentasettesimo presidente Usa. Nel nostro Paese, il Belice viene scosso dal terremoto, mentre in marzo a Roma vi sono forti scontri tra studenti dell’università di Valle Giulia e la polizia, episodio che darà il via all’occupazione di molti atenei su tutto il territorio nazionale. In maggio si tengono le elezioni politiche, ma solo a dicembre si insedierà il Governo Rumor. La radio passa La bambola di Patty Pravo e Azzurro di Adriano Celentano, ma anche Sympaty for the devil degli Stones. Al cinema, Sergio Leone spopola con uno dei suoi innumerevoli capolavori, C’era una volta il west, mentre Kubrick regala al mondo 2001 odissea nello spazio. Nel calcio, il Milan è campione d’Italia, il Manchester Utd vince la Coppa dei Campioni e in giungo si tiene la fase finale del Campionato Europeo per nazioni. L’Italia è il paese ospitante.

La fase finale degli Europei del 1968, in realtà non prevede altro che semifinali e finali. I quarti di finale si disputano invece in incontri di andata a e ritorno. All’Italia tocca in sorte la Bulgaria. Nella partita di andata, giocata a Sofia il 4 aprile, la squadra di Valcareggi viene sconfitta per 3 reti a 2. La seconda rete azzurra, è siglata da un giocatore al debutto: Pierino Prati. Prati, 22 anni, professione attaccante, gioca nel Milan. Anche nella partita di ritorno, che si disputa a Napoli il 20 aprile, c’è un’altra prima assoluta: quella di Dino Zoff, che esordisce in Nazionale davanti al proprio pubblico. Allora infatti, era il portiere del Napoli. L’Italia vince, va in gol nuovamente con Prati, poi raddoppia con Domenghini. Risultato finale 2-0 e conseguente passaggio del turno.

Il novero delle 4 finaliste è composto quindi, oltre che dagli azzurri, dall’Inghilterra Campione del Mondo, che supera i Campioni d’Europa in carica della Spagna, dall’Unione Sovietica che batte l’Ungheria e infine dalla Jugoslavia che sommerge di gol la Francia. Il tabellone oppone gli inglesi agli slavi a Firenze e l’Italia ai sovietici a Napoli. Entrambi gli incontri si disputano il 5 giugno. La partita tra Inghilterra e Jugoslavia è brutta, molto violenta. Gli uni accuseranno gli altri di aver imposto il gioco duro, la realtà è che le scorrettezze sono bipartisan. Comunque a 4 minuti dal termine, Dzajic trova il gol che spedisce in finale la Jugoslavia. Il match tra Italia e Urss è invece più avvincente. Gli azzurri restano in 10 dopo solo un minuto, a causa dell’infortunio di Rivera (allora non erano consentite sostituzioni), ma gli azzurri non si chiudono. Entrambe le squadre hanno più di una occasione per segnare, ma il risultato non si sblocca, anche dopo i tempi supplementari. A questo punto, incredibilmente, il singolarissimo regolamento della competizione prevede il lancio di una moneta, per stabilire chi approderà alla finale. Dirà Sandro Mazzola: “Facchetti, il nostro capitano, in ritiro vinceva a qualunque tipo di gioco. Non dico che fossimo sicuri di passare, ma molto fiduciosi si”. Ed è proprio quello che accade, Facchetti sceglie testa, ed esce testa. L’Italia è in finale.

L’8 giugno a Roma, va in scena la finalissima. Sorprendentemente, Mazzola non viene schierato tra gli 11 titolari. Decide quindi di lasciare il ritiro per protesta, ma viene convinto dai compagni a restare. Ancora più sorprendente che la Jugoslavia comandi il gioco e segni, di nuovo con Dzajic, il gol del vantaggio. L’Italia, forse fiaccata dalla lunga partita contro l’Urss, non riesce a rendersi pericolosa, se non con un calcio di punizione di Domenghini che finisce sulla traversa. Quando il successo è ormai a portata di mano per gli slavi, a 10 minuti dal termine, da una punizione dal limite dell’area, scaturisce il gol del pareggio per Italia. Al tiro va Domenghini, che insacca scagliando un fendente rasoterra. Uno a uno e tempi supplementari. La Jugoslavia continua a dominare, e a sprecare innumerevoli occasioni da gol. Per stessa ammissione di molti dei giocatori italiani, i nostri avversari avrebbero meritato di vincere. Prati addirittura si spingerà a dire che “Ripetere la partita fu uno sbaglio”. Proprio così, perché data la parità dopo due tempi supplementari, il regolamento prevede un’altra singolarità, ovvero la ripetizione dell’incontro.

Il 10 giugno è di nuovo Italia contro Jugoslavia. Valcareggi sostituisce 5 elementi rispetto alla partita precedente, tornando tra l’altro a schierare Mazzola titolare. La Jugoslavia invece, avvicenda un solo giocatore. Stanca fisicamente e probabilmente scarica psicologicamente, la squadra balcanica non entrano mai in partita, anzi subisce gli azzurri, evidentemente più freschi. Il risultato finale sarà di 2-0 per l’Italia. I gol verranno siglati da Riva e Anastasi, nel corso del primo tempo. L’Italia è Campione d’Europa per la prima e finora unica volta, nella sua storia.

Ben 32 anni più tardi la nostra Nazionale pagherà a caro prezzo, la fortuna avuta in quell’Europeo. Grazie ad un’altra aberrazione del regolamento, nella finale di Euro 2000, contro la Francia, verrà sconfitta al golden gol, siglato da Trezeguet durante il primo tempo supplementare. Curiosamente, nel corso della sua breve vita, il golden gol premierà per ben 4 volte i francesi, mentre l’Italia sarà l’unica compagine a soccombervi per ben 2 volte. La seconda, sarà 2 anni più tardi, nell’ottavo di finale al Mondiale di Corea e Giappone, proprio contro i padroni di casa coreani.

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Giuseppe Di Girolamo
La passione per lo sport e la scrittura hanno tracciato un indelebile solco, che non ha solo segnato la mia vita, ma l'ha decisamente indirizzata e caratterizzata. Da due anni scrivo sul sito il corsivosportivo.it, portale di interviste ed editoriali. Da poco, all’interno del sito ho aperto la rubrica OFF PEAK, che tratta di argomenti vari, quali ad esempio, costume, politica, società, cultura e spettacoli. Nel corso degli anni alcuni dei miei articoli sono apparsi anche sul sito www.gazzetta.it, inoltre fino a due anni fa, ero un collaboratore del loro inserto cartaceo domenicale “FUORIGIOCO”. Ho recentemente conseguito un master in giornalismo sportivo, proprio presso Rcs-Gazzetta dello Sport. Ora mi sono felicemente lanciato a capofitto in una collaborazione con il blog The Pitch. Lo sport oltre a raccontarlo, lo pratico: sono infatti un podista a livello amatoriale, ho corso molte della maratone più importanti al mondo tra le quali: Boston, New York, Berlino, Londra, Roma, Valencia e Siviglia.