A mio parere questa storia meriterebbe certamente un film migliore. The Program” è una coproduzione anglo-francese, una delle prime targate Amazon Prime. È l’unico film disponibile al momento, sulla vita di Lance Armstrong e su quella che probabilmente è stata la più grande truffa di sempre ai danni dello sport. La pellicola si basa sul libro omonimo del giornalista irlandese David Walsh, che inascoltato per molti anni fino all’ostracismo, ha fiutato per primo la puzza di bruciato che proveniva dalla scia che Armstrong lasciava dietro di sé, mentre scalava l’Olimpo del ciclismo. A parte una breve apparizione di Dustin Hoffman, nei panni di Bob Hamman, poco altro da segnalare su questo lungometraggio. La storia raccontata è in buona parte aderente alla realtà, questo è un punto a suo favore, ma non vengono citati i rivali, non vengono citate particolari tappe o annate, tutto finisce nel calderone. La vicenda sportiva, per quanto falsata dal comportamento del texano, andrebbe comunque narrata almeno in parte, invece viene proposta qua e là, più che altro per non annoiare. È vero che nell’esporre una vicenda lunga e articolata come questa, qualcosa resta indietro, ma nel caso di questo film, le “dimenticanze” paiono troppe. Everybody Knows, cantata da Leonard Coen, è invece la scelta che fa da eccellente colonna sonora ai titoli di coda. Davvero, tutti quanti sapevano.

.REUTERS/Lucas Jackson/Files (UNITED STATES – Tags: SPORT CYCLING)

Armstrong diviene professionista nel 1992 e incredibilmente nel 1993, a soli 22 anni, da perfetto sconosciuto diviene Campione del Mondo, nella gara in linea che si svolge a Oslo. Come si scoprirà in seguito, a quei tempi aveva già cominciato a far uso di sostanze dopanti, ma tutto veniva gestito in modo “casereccio”. Compra l’epo in svizzera, dove non serve presentare la prescrizione medica in farmacia. Alla Freccia-Vallone del 1994, la Gewiss-Ballan, a quei tempi la squadra con i migliori ciclisti al mondo tra le sue fila, piazza 3 dei suoi corridori nei primi 3 posti. Nella conferenza stampa post gara, sale alla ribalta il medico della Gewiss, tale Michele Ferrari, che rilascia dichiarazioni sconcertanti. Ad esempio, afferma di non somministrare l’eritropoietina, ma se qualcuno dei suoi atleti ne facesse uso, ciò non scandalizzerebbe. È tutto molto strano. Perché Ferrari non viene messo sotto inchiesta? E poi da quando il medico della squadra di un qualsiasi sport, va in conferenza stampa a rispondere alla domande? Armstrong sa bene cosa sta accadendo alla Gewiss, così decide di andare a far visita a Michele Ferrari, nella speranza di assicurarsi i suoi servigi. Il dottore accetta, dietro compenso di 10.000 dollari per la visita, più il 10 percento dei futuri guadagni di Lance. La prima grande magia, Ferrari la prepara in occasione della Freccia-Vallone, nel 1996. Armstrong vince per distacco. Ma non riesce a gioire di questa effimera vittoria, perché di lì a breve gli viene diagnosticato un tumore ai testicoli con metastasi a polmoni e cervello. Le sue condizioni sono molto serie.

Ora occorre fare delle premesse, per meglio capire il seguito del racconto. Michele Ferrari è allievo e discepolo di Francesco Conconi, anche lui medico dello sport e soprattutto gran visir del doping. Da un lato collaborava col Coni per migliorare strumenti e metodologia nella lotta al doping, dall’altra insegnava agli atleti che aveva “in cura” come aggirare i controlli. Un capolavoro di doppiezza. Michele Ferrari affina e migliora le tecniche imparate dal suo maestro. Si sofferma in particolare su una nuova sostanza, che in realtà non è una sostanza. L’eritropoietina infatti, è un ormone prodotto in modo naturale dai reni. Sintetizzato in laboratorio, diviene un medicinale che consente di curare malattie del sangue. Se però viene assunto da un soggetto sano, in particolare da uno sportivo, questi disporrà di una maggiore quantità di ossigeno nel sangue, che si traduce in maggiore energia da spendere. È il sacro graal del doping. Efficace e difficilmente tracciabile.

Armstrong, con incredibile forza di volontà, vince la malattia che sembrava averlo messo all’angolo e nel 1998 torna in sella alla bicicletta. Già questo sarebbe di per sé un miracolo. Ma va molto oltre. Vince inaspettatamente il Tour de France del 1999. Si pensa che ciò sia accaduto anche grazie alle assenze di Pantani e Ullrich, quell’anno. Comunque la sua vicenda è incredibile, dal letto di morte al tetto del mondo. Basterebbe già questo per divenire una leggenda, ma quel trionfo è solo primo di molti altri. Infatti nelle successive 6 edizioni del Tour, Armstrong spiana le salite e pialla gli avversari. Nessuno gli resiste. Vince 7 edizioni consecutive della gara. Nessuno vi era mai riuscito. È uno degli sportivi più celebri e ricchi al mondo quando nel 2005 lascia il ciclismo. Ma c’è chi non ci vede chiaro in tutta questa faccenda, è Bob Hamman della Sca Promotion. I dirigenti della Us Postal, la squadra in cui milita Lance, a partire dal 2000 si sono assicurati presso la Sca “contro” i successi del loro pupillo. Si, avete capito bene: ogni anno in cui Lance vince il Tour, la compagnia assicurativa dovrà corrispondergli il premio di un milione di dollari. Hamman, paga il dovuto fino al 2003, poi l’anno successivo si imbatte negli articoli di David Walsh, giornalista del Sunday Times, che da tempo insinua neanche troppo velatamente che dietro la favola del ciclista texano vi sia il trucco. Decide così che vuole vederci chiaro, prima di pagare ulteriori somme, magari non dovute.

Nel 2002 intanto qualche uccellino comincia a cantare. Filippo Simeoni, ciclista della Domina Vacanze, depone come persona informata sui fatti ad un processo contro Michele Ferrari, che nel frattempo era stato arrestato dalla Guardia di Finanza per evasione fiscale. Come Al Capone. All’interno dei quaderni dove il dottore appuntava tutti i suoi appuntamenti, figura appunto Filippo, che davanti alla corte ammette di essersi rifornito di epo da Ferrari, ma non fa mai il nome di Armstrong. Nonostante questo, durante una tappa del Tour del 2004 la tracotanza di Armstrong deborda: prima avvicina Simeoni intimandogli di non testimoniare più contro Ferrari. Dopodiché, in mondovisione, mentre pedala a favore di camera, mima una cerniera sulla bocca. Come dire, “l’ho zittito”. Walsh raccoglierà la testimonianza di Simeoni, questo risveglierà le coscienze di chi per molti anni, pur sapendo, ha taciuto. Nel 2010 l’ex compagno di squadra Floyd Landis, denuncia Armstrong all’Usada, l’agenzia antidoping degli Stati Uniti, dando finalmente il via alle indagini. Landis ha il dente avvelenato, perché viene privato del Tour de France vinto nel 2006 per positività all’epo, conseguentemente viene anche squalificato per due anni. Venuta meno la protezione del padrino Lance, è stato immediatamente pescato con le mani sporche di marmellata. Ma non vuole essere l’unico a pagare. Così vuota il sacco di tutte le malefatte: le proprie, quelle di Armstrong e di tutta la Us Postal.

Nel 2012 Armstrong viene squalificato a vita e gli vengono revocati tutti i successi ottenuti dal 1998 in poi, compresi naturalmente i 7 Tour de France. Sarà anche condannato a risarcire Bob Hamman e la SCA Promotion per 12 milioni di dollari. David Walsh che riceverà svariati premi per le sue inchieste sulla vicenda, scoprirà che già nel 1999 Armstrong era stato trovato positivo al doping in ben 4 occasioni. Come ha fatto a farla franca per così tanti anni? Semplice, grazie alla tacita connivenza dell’Unione Ciclistica Internazionale. Le vittorie del texano consentirono al ciclismo di diventare uno sport ricco e molto popolare. Ciò giovava a tutto il mondo della bicicletta, dal campione affermato fino all’ultimo rivenditore di provincia. Nessuno aveva voglia di rovinare le festa. Il sipario su Armstrong si chiude idealmente il 17 gennaio 2013, quando nel salotto televisivo della sua amica Oprah Winfrey, confessa pubblicamente di aver fatto ricorso a sostanze dopanti nel corso di tutta la sua carriera. Guardandolo però, si fa largo l’amara certezza che il diavolo cada sempre in piedi. Purtroppo.

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Giuseppe Di Girolamo
La passione per lo sport e la scrittura hanno tracciato un indelebile solco, che non ha solo segnato la mia vita, ma l'ha decisamente indirizzata e caratterizzata. Da due anni scrivo sul sito il corsivosportivo.it, portale di interviste ed editoriali. Da poco, all’interno del sito ho aperto la rubrica OFF PEAK, che tratta di argomenti vari, quali ad esempio, costume, politica, società, cultura e spettacoli. Nel corso degli anni alcuni dei miei articoli sono apparsi anche sul sito www.gazzetta.it, inoltre fino a due anni fa, ero un collaboratore del loro inserto cartaceo domenicale “FUORIGIOCO”. Ho recentemente conseguito un master in giornalismo sportivo, proprio presso Rcs-Gazzetta dello Sport. Ora mi sono felicemente lanciato a capofitto in una collaborazione con il blog The Pitch. Lo sport oltre a raccontarlo, lo pratico: sono infatti un podista a livello amatoriale, ho corso molte della maratone più importanti al mondo tra le quali: Boston, New York, Berlino, Londra, Roma, Valencia e Siviglia.