Quella della nostra repubblica, è una storia sanguinaria. Non si può nascondere, anche volendo. Incubata nelle macerie di una guerra mondiale e nata dalle ceneri della monarchia, è divenuta adulta continuando a suggere il sangue di volta in volta versato dai propri figli, nelle stragi che ne hanno caratterizzato l’esistenza, nonché la sussistenza, come molti storici affermano. Gli anni di piombo, la strategia della tensione, il terrorismo di destra e di sinistra, le stragi di mafia. Un variegato, doloroso bouquet di orrori, che ha causato un numero di vittime interminabile. Sacrifici necessari sull’altare della (in)stabilità politica, dicono. Ma da cittadini perbene, se ci guardiamo dentro, possiamo accettarlo?

Bologna FS, luogo della memoria

Il 1980 è un anno particolarmente disgraziato. Se a fine giugno il nostro Paese piange le vittime della strage di Ustica, il 2 agosto abbiamo dovuto nuovamente asciugarci le lacrime col tricolore. Esplode un ordigno che provoca 85 morti e 200 feriti. È la strage della stazione di Bologna. Ancora oggi l’orologio è fermo sulle 10,25 ora dell’esplosione. I luoghi della memoria, all’interno della versione odierna della stazione, sono pochi ma estremamente significativi. Nella sala d’aspetto sembra tutto in ordine. Tutti gli arredi sono affini ad un contesto moderno. Ma facendo attenzione, le cicatrici della tragedia sono ben visibili. Si distinguono due pareti divise da uno squarcio, uno strappo irregolare. Come quando dividi in due un foglio di carta. Ai piedi vi è una transenna e il segno evidente di un cratere, che a suo tempo è stato riempito col cemento. È il punto esatto dove era situata la valigia, contenente l’esplosivo, che poi è deflagrata. La vecchia pavimentazione, conservata all’interno di quadrato di circa un metro, sembra fare da cornice al buco. Alzando lo sguardo. sulla parete si possono leggere i nomi dei caduti, come se quel luogo fosse idealmente la tomba di tutte quelle anime.

I Fatti

È il primo sabato di agosto. L’Italia ha chiuso i cancelli delle fabbriche e i cassetti degli uffici il giorno prima. Allora le vacanze le facevamo in coro. Tutti insieme. Vado in ferie, si diceva. Pochi si potevano permettere viaggi in aereo e vacanze esotiche. C’erano praticamente solo due possibilità per raggiungere “la mecca” del meritato riposo: l’autostrada o la ferrovia. La scelta cadeva in base alla penitenza meno fastidiosa per ognuno: la coda al casello, o l’attesa in stazione. Bologna è un centro di smistamento, è come un enorme incrocio dove convergono i treni da tutta Italia. A Bologna, si cambia. Perché si va ovunque, da Bologna. Nella sala d’aspetto di seconda classe, doveva fare un caldo soffocante. Qualcuno probabilmente era in piedi vicino alla porta a vetri, nella speranza di poter godere del lieve bacio del vento. C’erano sicuramente bambini annoiati, che le mamme o le nonne a stento riuscivano a tenere vicino. C’erano papà che andavano a raggiungere la famiglia, fidanzati alla loro prima vacanza. Gruppi di giovani vitelloni che già assaporavano le notti brave della riviera romagnola. Tutti gli squarci di vita italiana erano lì, in attesa in quella stazione afosa e brulicante. Poi l’esplosione. I periti hanno sentenziato che in seguito allo scoppio, l’ala ovest della stazione si è sollevata di un metro, per poi ricadere, crollando, su se stessa. I tassisti fermi nel piazzale antistante, sono tra i primi a prestare soccorso. Sembra di aver disfatto un puzzle. Sottrarre i feriti a un destino ancor più tragico, se non è il tuo mestiere, non è solo una questione di cuore, ma anche di coraggio. È come aver passato la realtà nel frullatore. In mezzo a tutta quella devastazione c’erano morti, corpi mutilati, vite aggrappate tenacemente al respiro successivo. Qualcuno di quei tassisti ammetterà in seguito di essersene andato a casa ad un certo punto, perché non reggeva più l’orrore. Il bus numero 37, viene intanto distolto dal servizio di trasporto pubblico e diventa un carro funebre per l’obitorio, affinché le ambulanze si possano dedicare esclusivamente al soccorso dei feriti. È scoppiata una caldaia, dicono. Ma un membro del sindacato dei ferrovieri smentisce subito la voce che si rincorre:”La caldaia è al suo posto ed è funzionante” afferma davanti alle telecamere. La realtà si rivelerà inesorabile, in tutta la sua evidenza: si è trattato di un attentato terroristico.

Condanne si, ma solo per gli esecutori

Ci vorranno 15 anni per giungere a una sentenza definitiva sugli esecutori materiali della strage. Sono Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, condannati rispettivamente a 9 e 8 ergastoli. A questi si aggiungerà nel 2007 Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni. Nel corso del 2020 la magistratura individua un quarto responsabile, Gilberto Cavallini, anch’egli condannato all’ergastolo. Sono tutti membri dei Nar, Nuclei Armati Rivoluzionari, organizzazione terroristica di stampo neofascista. A tutt’oggi, mandanti e movente della strage, non sono stati ancora accertati.

L’intervista

In occasione del quarantennale della strage della stazione di Bologna, abbiamo intervistato il presidente dell’associazione famigliari delle vittime, Paolo Bolognesi.

Signor Bolognesi, quando nasce la vostra associazione e con quale scopo?

Nasce il primo giugno 1981, come presidente sono in carica dal 1996, anno in cui sono succeduto a Torquato Secci. Lo scopo è quello di ottenere con ogni iniziativa possibile la giustizia che ci è dovuta. Sia dal punto di vista processuale, dando impulso alle indagini, ma anche con iniziative culturali, che mirano a coniugare conoscenza e memoria. Un memoria non sia fine a sé stessa, ma che cerchi di indagare e comprende i fatti. Per esempio andiamo nelle scuole a parlare ai giovani, discutendo con loro di terrorismo e Costituzione. Non possiamo infatti dimenticare che in questa come in altre stragi avvenute nel nostro Paese, politica e servizi segreti hanno ricoperto un ruolo importante.

A proposito di politica, anni addietro vi fu quella dichiarazione a dir poco scellerata, dell’allora Presidente del Consiglio Cossiga, che disse “L’ordigno è esploso per errore”.

Cossiga ha fatto di tutto affinché i segreti del nostro Paese, divenissero misteri. I misteri si risolvono con la fede, i segreti si rivelano solo quando c’è l’intenzione di svelarli. Se non c’è la volontà politica di fare chiarezza, i segreti diventano enigmi irrisolvibili. Cossiga è quello della pista palestinese, degli spontaneisti armati, autore di tutta una serie di dichiarazioni insussistenti che hanno contribuito a confondere le acque, nonché le idee.

Il fatto che qualche anno dopo divenne Presidente della Repubblica, la dice lunga sul clima che si respirava in Italia.

Certo, la strage di Bologna è stata ideata dalla P2, protetta dai servizi segreti e realizzata dai neofascisti dei Nar. Tenga presente che tutte le indicazioni fornite dal piano di rinascita democratica della loggia massonica P2, si sono in gran parte avverate. È stato portato avanti un piano di battaglia nei confronti della Costituzione che è stata sì formalmente mantenuta, ma sostanzialmente cambiata.

Nel 1980 ci fu anche la strage di Ustica, alcuni sostennero che i due fatti fossero in qualche modo collegati. Lei che ne pensa?

Non vi è neanche la dignità del depistaggio in questa tesi, che è stata già da tempo smontata e che è stata creata ad arte per creare sconcerto nell’opinione pubblica.

Qualche settimana ha definito “cartaccia” i documenti desecretati, sul quale vigeva il segreto di Stato.

Nel 2014 l’allora Presidente del Consiglio Renzi, stabilì che per le stragi avvenute in Italia per le quali fossero già trascorsi 30 anni, i relativi documenti dovevano essere TUTTI versati all’archivio di Stato, affinché qualunque cittadino potesse consultarli. Bene, accogliemmo questa direttiva con molta soddisfazione. Peccato che di fatto non è stata applicata, perché i documenti sono stati effettivamente versati ma moltissime parti sono state rese illeggibili, per quello ho definito quei documenti carta straccia. Con quello che si apprendere leggendo quelle carte, non si arriva neanche alla condanna degli esecutori materiali Mambro e Fioravanti, avvenuta nel 1995. Ci hanno spiegato che per entrare in possesso delle informazioni mancanti, la direttiva deve essere cambiata. Capisce perché siamo arrabbiati? Ci sentiamo presi in giro. Questa è solo una nuova forma di segreto di Stato, nient’altro.

C’è qualcuno del mondo della politica che si è speso per aiutarvi?

La politica non prende iniziative. Dobbiamo andare a bussare alla porta del governo di turno e chiedere di volta volta una mano. Le dò un dato: la legge sul reato di depistaggio è stata approvata solo nel 2016, sa cosa vuol dire questo? Che in Italia ci sono ancora segreti che non si possono rivelare. Evidentemente sono stati prestati giuramenti ben più importanti, di quello che prestato sulla nostra Costituzione.

Come è stata, la vostra vita in questi quaranta anni?

Il 2 agosto 1980 ho perso mia suocera, mentre mia moglie, mio figlio e mio suocero sono rimasti gravemente feriti. La strage l’abbiamo avuta in casa ogni giorno. Le ferite, alcune, sono guarite dal punto di vista medico, ma hanno lasciato segni indelebili, dentro di noi. Inoltre l’impegno profuso all’interno della associazione, ha fatto si che quella tragedia fosse parte delle nostre famiglie per il resto della vita.

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Giuseppe Di Girolamo
La passione per lo sport e la scrittura hanno tracciato un indelebile solco, che non ha solo segnato la mia vita, ma l'ha decisamente indirizzata e caratterizzata. Da due anni scrivo sul sito il corsivosportivo.it, portale di interviste ed editoriali. Da poco, all’interno del sito ho aperto la rubrica OFF PEAK, che tratta di argomenti vari, quali ad esempio, costume, politica, società, cultura e spettacoli. Nel corso degli anni alcuni dei miei articoli sono apparsi anche sul sito www.gazzetta.it, inoltre fino a due anni fa, ero un collaboratore del loro inserto cartaceo domenicale “FUORIGIOCO”. Ho recentemente conseguito un master in giornalismo sportivo, proprio presso Rcs-Gazzetta dello Sport. Ora mi sono felicemente lanciato a capofitto in una collaborazione con il blog The Pitch. Lo sport oltre a raccontarlo, lo pratico: sono infatti un podista a livello amatoriale, ho corso molte della maratone più importanti al mondo tra le quali: Boston, New York, Berlino, Londra, Roma, Valencia e Siviglia.