Risolvendo la Questione Romana con la firma dei Patti Lateranensi, il fascismo riuscì dove avevano fallito i precedenti governi liberali. Il Papa, dopo 59 anni di prigionia nel Palazzo Apostolico, divenne il monarca del nuovo Stato della Città del Vaticano, anche grazie all’impegno dell’avvocato Francesco Pacelli, fratello del futuro Papa Pio XII.

«Nuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam!».
Come sempre, all’elezione di un nuovo Pontefice, l’annuncio al popolo festante in piazza San Pietro viene dato dalla Loggia delle Benedizioni – il balcone centrale della facciata della Basilica – dal cardinale protodiacono, ovvero il porporato che da più tempo fa parte dell’ordine diaconale. Il 2 marzo 1939 è il cardinale Camillo Caccia Dominioni ad apparire sul balcone ed a completare la formula latina: «Dominum Eugenium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Pacelli, qui sibi nomen imposuit Pium duodecimum».

Il Segretario di Stato di Pio IX, Eugenio Pacelli, viene eletto Papa dopo soli tre scrutini. In qualità di camerlengo fu lui stesso a dirigere il conclave che lo elesse. – © Hulton Archive / Getty Images

È Pio XII ad affacciarsi vestito di bianco per dare la benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia centrale di San Pietro. Siamo alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, che scoppierà di lì a cinque mesi e che vedrà il Santo Padre impegnato in prima persona nel tentativo di salvare quanti più perseguitati possibile dal nazi-fascismo. Un impegno tenuto sottotraccia e, considerando i rischi, mai sbandierato, ma che farà sì che, per molti decenni a seguire, Pio XII verrà ritenuto un “alleato” delle dittature. La realtà, come testimonia l’apertura degli Archivi Segreti Vaticani desecretati da Papa Francesco il 2 marzo 2020, è che l’impegno vaticano è stato importante e costante per tutto il periodo della guerra. La maggior parte dei documenti è stata però eliminata, in modo da non lasciare tracce in caso di arrivo dei nazisti all’interno del Palazzo Apostolico. Un modus operandi che ha alimentato i falsi miti di un Papa fascista.

Pio XII, all’anagrafe Eugenio Pacelli, viene da una nobile famiglia della capitale. Ordinato sacerdote nella domenica di Pasqua del 1899, ha una carriera fulminea nella Curia romana, soprattutto grazie alla preparazione universitaria – si laurea, infatti, in diritto civile e canonico. Entra negli uffici della Segreteria di Stato, diventando anche segretario del cardinale Gasparri, che nel frattempo è divenuto il numero due della gerarchia vaticana. Passa poi dodici anni come nunzio apostolico in Germania, dove ha la possibilità di conoscere la società tedesca, elemento che gli ritornerà utile nella la gestione delle relazioni con il Terzo Reich durante il suo pontificato.

La famiglia Pacelli è, come detto, una famiglia aristocratica, la cui insegna nobiliare riporta al suo interno anche lo stemma della Santa Sede: una concessione esclusiva di Papa Pio XI a Francesco Pacelli – fratello del futuro Pontefice – per il suo impegno come giurista nella stesura dei Patti Lateranensi e nella costruzione dell’ordinamento interno dello Stato della Città del Vaticano.

Mappa dello Stato della Città del Vaticano. – © Wikimedia Commons

L’inizio di questa porzione di storia italiana è da collocarsi nel 1870 con la Breccia di Porta Pia e la Presa di Roma, che sanciscono la fine del potere temporale dello Stato Pontificio, dando il via alla Questione Romana. Infatti, Pio IX – al secolo Papa Mastai Ferretti – dopo l’invasione della Città Eterna da parte dell’Esercito Italiano non riconosce la nascita del Regno d’Italia, si rinchiude nei Palazzi Vaticani e si dichiara prigioniero politico. Nonostante i diversi tentativi di mediazione da parte del Governo, il Santo Padre rifiuta qualsiasi tipo di accordo. Il diritto pubblico dice come non ci possa essere una vera indipendenza senza sovranità e come quest’ultima non possa, a sua volta, esserci senza uno Stato. Secondo il diritto canonico, poi, per poter esercitare la propria funzione di capo della Chiesa universale, il Papa non deve essere soggetto a qualsiasi tipo di ingerenza esterna. Da qui, nasce l’ostinazione e l’irremovibilità di Pio IX sulla questione. Lo Stato italiano, nel 1871, si trova quindi costretto a promulgare la Legge delle Guarentigie, che regola unilateralmente i rapporti con la Santa Sede. Nel 1874, le relazioni tra le due istituzioni peggiorano ulteriormente, quando il Papa promulga il Non expedit, una disposizione pontificia che vieta la partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche del Regno d’Italia e, per estensione, a tutta la vita politica nazionale. Una situazione, quella della Questione Romana, che si protrarrà per 59 anni, creando un serio problema di “secessione morale” nelle coscienze dei cittadini, che si trovarono costretti a scegliere se partecipare alla vita politica ed essere scomunicati, oppure seguire le disposizioni papali ed essere buoni cattolici.

A riprova della ferma convinzione della Santa Sede sul tema, anche i pontefici successivi a Pio IX continuano a dichiararsi prigionieri politici, a restare confinati nei palazzi vaticani ed a non riconoscere Roma come capitale del Regno. Addirittura, Leone XIII, Pio X e Benedetto XV, al momento della loro elezione non si affacciano nemmeno su Piazza San Pietro, ma dalla Loggia interna sul Cortile di San Damaso, come a ribadire la propria condizione di prigionia. È solo con l’elezione di Pio X – al secolo Achille Ratti – nel 1922, che il Pontefice torna ad affacciarsi alla Loggia delle Benedizioni. Un gesto che testimonia l’intenzione di risolvere la Questione Romana.

Prima pagina dell’edizione straordinaria della Gazzetta del Mezzogiorno, 11 febbraio 1929. – © Archivio Gazzetta del Mezzogiorno

Pochi mesi dopo la salita al Soglio Pontificio di Pio XI, il 22 ottobre 1922, il fascismo sale al potere grazie alla Marcia su Roma. Il movimento di Mussolini è stato, fin dalla sua nascita, apertamente anticlericale e ostile alla Chiesa, tanto che nel programma politico del 1919 ne minacciava i beni materiali. Ma nonostante alcuni dei più influenti esponenti del partito facessero pressioni a Mussolini perché eliminasse con la forza le organizzazioni cattoliche, il Duce non volle mai andare allo scontro frontale e totale con la Santa Sede. Ed infatti, quando diventa capo del governo, cambia repentinamente la sua posizione, rendendosi conto di quanto l’appoggio dei cattolici fosse di vitale importanza per il consolidamento del suo potere. Così, nel 1923, il governo fascista reintroduce i crocifissi negli ospedali e stanzia 3 milioni di lire per la ricostruzione delle Chiese danneggiate dalla guerra, dando il via alla costruzione di un rapporto di reciproca fiducia, che culminerà con la firma dei Patti Lateranensi.

L’iniziativa per cercare di riallacciare i rapporti tra Stato e Chiesa avvenne grazie a tre zelanti sacerdoti – padre Genocchi, don Minozzi e don Semeria – che portano i risultati dei loro studi e delle loro discussioni all’allora Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Gasparri. Nell’agosto del 1926, vengono così designati ufficiosamente ed informalmente due incaricati, uno dal governo italiano ed uno dalla Santa Sede, dando il via alle trattative. Se per il governo Mussolini viene incaricato Domenico Barone, come plenipotenziario del Vaticano Papa Pio IX nomina Francesco Pacelli, classe 1874, avvocato concistoriale, docente universitario e grande mediatore. È lui il vero protagonista nascosto dei Patti Lateranensi.

L’intervista a Giorgia Carolei Pacelli, nipote dell’avv. Francesco Pacelli. In occasione del 90° anniversario dei Patti Lateranensi ha aperto le porte del villino di famiglia a via Boerio, nel quartiere Prati di Roma.

L’obiettivo di Mussolini è principalmente quello di chiudere una ferita aperta da quasi sessant’anni, che crea non pochi problemi alle coscienze dei cittadini cattolici, perennemente divisi tra la fedeltà alla Chiesa e quella allo Stato, e che rende l’Italia politicamente debole a livello internazionale. Le trattative vanno avanti per due anni e mezzo e per la Santa Sede sono gestite interamente dall’avvocato Francesco Pacelli, che gode della più totale fiducia del Pontefice, come testimonia il lasciapassare personale che consente al delegato di avere udienza personale con il Papa in qualsiasi momento del giorno e della notte. «L’avvocato Francesco Pacelli recita il cartoncino con lo stemma pontificio – può sempre domandare di avere udienza presso il Sommo Pontefice Pio XI».

L’11 febbraio 1929, poco prima di mezzogiorno, un Mussolini vestito solennemente con il cilindro ed il soprabito delle grandi occasioni entra sotto una pioggia scrosciante nel Palazzo Apostolico del Laterano, dove insieme al cardinale Gasparri firma i tre documenti che compongono i Patti Lateranensi: il Trattato del Laterano, volto a chiudere la Questione Romana con la costituzione della Città del Vaticano, mentre il Papa in cambio riconosce lo Stato italiano con Roma come sua capitale; il Concordato, che disciplina la vita della Chiesa italiana e rende il cattolicesimo la religione di Stato; la Convenzione finanziaria, che stabilisce un indennizzo economico alla Santa Sede per la perdita dello Stato Pontificio.

Il Segretario di Stato vaticano card. Gasparri (sx) e il Capo del Governo italiano Benito Mussolini (dx), firmano i Patti Lateranensi. Palazzo del Laterano, 11 febbraio 1929. – © Archivio Istituto Luce

Per il Duce è un successo celebrato non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Il governo fascista è riuscito lì dove avevano fallito tutti i precedenti governi liberali, ma soprattutto Mussolini riesce ad ottenere tutto ciò che voleva. In particolare, ottiene che tutte le organizzazioni cattoliche vengano chiuse per far spazio all’unica associazione consentita dal regime: l’Opera Nazionale Balilla. L’unica a sopravvivere è l’Azione Cattolica, le cui attività vengono però limitate solamente a quelle ricreative e spirituali.

La firma dei Patti è un evento molto atteso dalla popolazione, con centinaia di persone che sfidano la pioggia e le basse temperature per essere presenti nella Piazza del Laterano. L’importanza dell’evento è testimoniata anche dal mediometraggio – di 1100 metri di pellicola – realizzato dall’Istituto Luce. L’idea del regime, avvallata da Pio XI, sancisce di fatto un concordato dei media, ovvero la volontà di collaborare sull’uso, la diffusione e la promozione della Conciliazione. Nel documentario si può cogliere la volontà del regime di celebrare il successo della trattativa, ma anche la soddisfazione di essere riuscito a portare lo spettatore dentro i luoghi vaticani, ritenuti inaccessibili a donne ed uomini comuni, luoghi percepiti come fitti di mistero, bellezza e sacralità. Grazie alla realizzazione del film della Conciliazione viene stabilita anche l’esclusiva per l’Istituto Luce delle riprese delle visite dei Sovrani al Pontefice – come riporta il presidente Alessandro Sardi nei verbali del Consiglio d’Amministrazione del 29 marzo 1929.

La Conciliazione“. La terza puntata del documentario web sulla Filmoteca Vaticana.
La clip parla del film realizzato dall’Istituto Luce, dal titolo “La Conciliazione tra l’Italia e il Vaticano“.

Sul finire di maggio i Patti Lateranensi vengono ratificati dal Parlamento italiano, mentre la Santa Sede ne sancisce l’entrata in vigore con la pubblicazione sugli Acta Apostolicae Sedisin pratica la sua “Gazzetta Ufficiale” il 7 giugno, insieme alle prime leggi del nuovo Stato. Lo scambio delle ratifiche avviene in una solenne cerimonia in una saletta dei Palazzi Apostolici, con Mussolini, abbigliato in alta uniforme diplomatica, che viene ricevuto con tutti gli onori. Alle 12:00 i Patti entrano ufficialmente in vigore: nasce così il nuovo Stato della Città del Vaticano. Proprio in quegli attimi avviene anche il passaggio di consegne tra i Carabinieri, che lasciano l’ex territorio italiano passato alla Santa Sede, e la Guardia Svizzera Pontificia in alta uniforme. Allo scattare della mezzanotte dell’8 giugno entrano in vigore anche le sei leggi principali del nuovo Stato, che erano state promulgate dal Pontefice il giorno prima tramite la pubblicazione sugli Acta Apostolicae Sedis. L’architetto del nuovo ordinamento interno della Città del Vaticano è stato lo stesso Francesco Pacelli che aveva gestito le faticose trattative che portarono alla firma dei Patti.

L’originale degli ‘Acta Apostolicae Sedis’ del 7 giugno 1929. – © Daniele Garofani

La gratitudine e l’ammirazione della Santa Sede nei confronti del governo fascista sono testimoniate dalle parole che Pio XI pronuncia due giorni dopo la firma, con l’allocuzione Vogliamo anzitutto, durante un’udienza ai docenti e ai giovani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella quale definisce il Duce «come l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare».
In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Vittorio Messori scrive che «c’è differenza tra un secco “uomo della Provvidenza” e un ben più sfumato – e preceduto da un “forse” – “uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare», spiegando che con le sue parole Pio XI intendesse semplicemente dire che Mussolini non aveva avuto tutti quei pregiudizi che avevano portato i precedenti negoziatori a rifiutare qualsiasi tipo di accordo che prevedesse la sovranità della Santa Sede.

Con la caduta del governo fascista, la fine della Seconda Guerra Mondiale e la nascita dell’Italia repubblicana, i Patti vengono inseriti all’articolo 7 della nuova Costituzione, con la conseguenza lo Stato non può denunciarli unilateralmente senza prima aver modificato la Costituzione, a differenza di quanto avviene per gli altri trattati internazionali. L’unico caso in cui non sia necessaria una modifica costituzionale è se l’accordo viene rivisto bilateralmente dai due soggetti. Con le sentenze depositate il 1 marzo 1971, la Corte Costituzionale pone i Patti Lateranensi tra le fonti atipiche dell’ordinamento giudiziario italiano, che si inseriscono un gradino sotto le norme costituzionali, ma con un grado maggiore rispetto alle fonti ordinarie.

I tre protocolli diplomatici firmati nel 1929 hanno governato le relazioni tra lo Stato ed il Vaticano per 55 anni, fino alla modifica del Concordato (ma non del Trattato), firmata a Villa Madama il 18 febbraio 1984 dal Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, e dal Segretario di Stato, il cardinale Agostino Casaroli. Il nuovo Concordato, più aderente al nuovo assetto costituzionale italiano ed ai principi del Concilio Vaticano II, stabilisce innanzitutto che il cattolicesimo non è più la religione di Stato. Allo stesso tempo, introduce una serie di novità, come la possibilità di richiedere l’esenzione dall’ora di religione, fino a quel momento obbligatoria nelle scuole, ma anche che il matrimonio cattolico sia automaticamente riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano e che il clero venga finanziato tramite una frazione del gettito totale dell’IRPEF, noto come otto per mille.

Il Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Agostino Casaroli.
Villa Madama, 18 febbraio 1984. – © ANSA

I Patti firmati nel 1929 sono stati un modello giuridico nella stesura dei trattati internazionali, permettendo così alla Santa Sede di assumere un ruolo diplomatico sempre maggiore. Dai tempi di Mussolini erano cambiate parecchie cose ed il Concordato non era più così al passo con il cambio dei tempi. La nuova firma del 1984, raggiunta dopo lunghe e faticose trattative, non ha però intaccato i principi fondanti dei Patti – contenuti nel Trattato – e, men che meno, le consolidate relazioni diplomatiche tra i due paesi, ma ha solo cambiato l’attuazione pratica per ciò che riguarda la Chiesa italiana.
Sono passati trentacinque anni, chissà che non sia giunto il momento di cambiare nuovamente il Concordato.


BIBLIOGRAFIA e APPROFONDIMENTO
– Ardura B., I Patti Lateranensi in occasione del XC anniversario (1929-2019), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana (2019).
– Bidussa D., La misura del potere. Pio XII e i totalitarismi tra il 1932 e il 1948, Solferino (2020).
– Pennacchini P., La Santa Sede e il fascismo in conflitto per l’Azione Cattolica, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana (2012).

– Bonanata E. (2019), Patti Lateranensi: cosa sono e cosa hanno stabilito, in “Vatican News“.
– Bonanata E. e Orsenigo G. (2019), Patti Lateranensi: l’entrata in vigore degli accordi, in “Vatican News”.
– Tornielli A. (2019), Editoriale: Patti Lateranensi, la “soddisfacente composizione”, in “Vatican News“.