Prologo

Il primo articolo di Off-Screen si propone di esaminare i film da una prospettiva differente: attraverso l’analisi di una singola inquadratura, intesa come lasso di tempo registrato e spazio percorso dalla macchina da presa – d’ora in poi mdp – tra due tagli di montaggio, che ne stabiliscono l’inizio e la fine. Si ha così una iniziale e schematica definizione di inquadratura, unità minima del linguaggio cinematografico. Il focus principale di questi approfondimenti sarà il modo con cui le immagini sono pensate, ordinate e infine rappresentate. Infatti si crede che le intenzioni di un autore si manifestino in primo luogo nella progettazione e nell’esecuzione degli elementi che andranno poi a comporre la totalità della pellicola. Ecco perché esistono film a colori o in bianco e nero, sonori o muti, ambientati in periferia o nel centro di una città, illuminati dal sole o con luci artificiali: perché ogni dettaglio concorre a raccontare qualcosa della storia e di ciò che vuole comunicare. È difficile immaginarsi un film che tratta temi tragici con abbondante impiego di colori, mentre un film più leggero potrebbe certamente farne uso. Allo stesso modo un film adrenalinico raramente ricorrerà a inquadrature lunghe e statiche, al contrario di uno più riflessivo e meditativo. Da questo risulta che le scelte di messa in scena, ovvero di rappresentazione del materiale filmico, costituito da immagini e suono, non sono casuali ma frutto di un’attenta organizzazione che ha come obiettivo il comunicare al meglio le vicende narrate secondo un particolare punto di vista. 

Analisi

Il film preso in esame da Off-Screen sarà Parasite (Bong Joon-ho, 2019), fortunato connubio tra fama, riconoscimento internazionale (Palma d’oro a Cannes e quattro premi Oscar) e complessa orchestrazione di tutti gli elementi della messa in scena per fini narrativi. Prima di addentrarsi più a fondo nell’analisi, sarà utile una rapida ricapitolazione della trama. -Spoilers ahead- La famiglia Kim abita in un seminterrato e sopravvive di piccoli lavoretti occasionali, fino al giorno in cui il figlio Ki-woo riesce a trovare impiego come insegnante d’inglese presso la ricca famiglia dei Park. In poco tempo, grazie a truffe e sotterfugi, tutti i membri della famiglia Kim riusciranno a farsi assumere. Per fare ciò non si pongono alcuno scrupolo e arrivano persino a far licenziare la precedente governante dei Park. Proprio quando pensano di esser riusciti a compiere la scalata sociale, la governante scopre il loro inganno e minaccia di rivelarlo ai Park. Dopo un violento epilogo, la vicenda si risolve con i Kim che ritornano nel seminterrato da cui erano faticosamente emersi e i Park che fuggono in un’altra abitazione. Questa è la trama, ma come è stata resa visivamente dal regista? E soprattutto, di quali strumenti si è avvalso per rappresentarla? In questo caso si è deciso di analizzare la prima inquadratura del film, che è specularmente identica all’ultima e contiene già in sé tutti i temi fondamentali della storia.

Clip 1_Intro

Analisi_Proporzione

Il film si apre con una dissolvenza che conduce dal nero all’inquadratura della finestra di un seminterrato, con davanti dei calzini stesi ad asciugare. Il primo particolare che si nota è la proporzione tra larghezza e altezza del fotogramma (detta anche aspect ratio). In Parasite il regista Bong Joon-ho e il direttore della fotografia Hong Kyung-pyo hanno optato per il rapporto 2.39:1, il più largo degli standard in uso, in cui 1 è l’altezza. Ne risulta una cornice lunga e stretta ed è chiaro che una scelta del genere privilegi una composizione orizzontale rispetto ad una verticale, in cui l’occhio dello spettatore può muoversi con più libertà da una parte all’altra dello schermo. Non solo questo, ma anche la scelta della macchina da presa (mdp) aumenta ulteriormente l’orizzontalità dell’immagine. Infatti il film è stato girato con un ARRI Alexa 65, una speciale mdp che permette di avere un angolo di campo, ovvero uno sguardo, ancora più allargato. In questo modo i soggetti occupano una porzione minore rispetto al contesto e lo spazio ricavato nell’immagine assolve un preciso compito narrativo: pone l’enfasi sull’ambiente circostante e sul rapporto che intercorre tra questo e i personaggi che lo animano.

Frame 1_All’inizio dell’inquadratura, grazie alla larghezza del fotogramma, è possibile vedere la finestra nella sua interezza, la strada al di là di questa e il quartiere in cui i Kim vivono. La mdp resta immobile, dando tempo allo spettatore di guardare i vari elementi che costituiscono la scena: dai calzini stesi in primo piano ai vetri sporchi della finestra fino alle persone che camminano per strada e agli edifici sullo sfondo.

In secondo luogo il fuoco, ovvero la porzione di spazio di fronte alla mdp che risulta abbastanza nitida da essere discernibile dal nostro occhio, si sposta dai calzini alla strada, portando così l’attenzione del pubblico dall’interno all’esterno. In poco tempo e senza ancora muovere la mdp, il regista ha già illustrato l’ambiente in cui vivono i Kim: un seminterrato di un quartiere povero. Questa semplice quanto efficace descrizione permette di introdurre uno dei temi centrali del film: l’importanza dello spazio abitativo e di come questo sia direttamente proporzionale alle possibilità dei personaggi. Si è visto quindi come la sola scelta del rapporto 2.39:1 porti con sé una molteplicità di ripercussioni: l’ampiezza del fotogramma, infatti, riflette visivamente delle istanze narrative e un messaggio ben preciso, che il regista Bong Joon-ho vuole così sottolineare. 

Frame 2_Risulterà evidente nel proseguo del film che i Kim vivono in uno spazio ristretto, rinchiusi dentro le mura anguste di un seminterrato con solo una piccola finestra, mentre i Park ne hanno moltissimo a loro disposizione, tanto da potersi permettere un’enorme porta finestra che affaccia su un giardino privato.

Analisi_Movimento

Clip 2_Jib down tracking

Stabilito questo primo elemento della messa in scena, ovvero la cornice entro cui si svolge la storia, si può adesso passare al secondo punto dell’analisi: il movimento della macchina da presa. Dopo il cambio di fuoco, la mdp si muove e scende dalla finestra fino al primo piano del protagonista, Ki-woo. L’unico movimento presente nella prima inquadratura di Parasite è un jib down, uno spostamento di braccio verso il basso. In questo caso il braccio, sia esso meccanico o idraulico, muove la mdp nello spazio senza alterarne in alcun modo la direzione o l’inclinazione, ovvero senza pan (rotazione orizzontale) o tilt (rotazione verticale). Dunque la scelta di eseguire un jib down, sia in apertura che in chiusura del film, è un dettaglio rilevante: così facendo la mdp si sposta fisicamente sottoterra e di conseguenza si ottiene anche un cambiamento del punto di vista dello spettatore. Il pubblico scende con la mdp, trascinato nel sottosuolo. Sembra che una scelta del genere risponda a una duplice necessità: da un lato introduce il protagonista e lo collega all’ambiente circostante, dall’altro rappresenta implicitamente il tema principale del film, la caduta. Infatti tutta la vicenda ruota intorno al tentativo dei Kim di migliorare la propria condizione, ma si risolve inevitabilmente nel loro fallimento. Il jib down assume quindi un valore ancora più importante: non è solo una premonizione della conclusione tragica della storia, ma rappresenta la natura stessa dei meccanismi che agiscono nel film, una sorta di forza di gravità che riporta sempre verso il basso.

Clip 3_La caduta

In una delle scene più interessanti del film, i Kim scappano dalla villa dei Park verso il loro seminterrato, in una continua discesa resa più difficoltosa dalla tempesta che si sta abbattendo sulla città. Non è una caso inoltre che questa sia anche la prima volta in cui si vedono i vari quartieri che dividono le due abitazioni. In precedenza il montaggio aveva permesso di passare senza ostacoli e immediatamente dall’una all’altra, come in un’illusione che ora però si è spezzata. La pioggia torrenziale che sta inondando il quartiere in cui vivono i Kim sembra rispondere alla logica del movimento iniziale: l’acqua scende inesorabile dalla tranquilla casa in collina dei Park fino all’ormai allagata casa dei Kim, come a simboleggiare una società che risponde a delle dinamiche che non permettono nessun movimento verso l’alto, ovvero non prevedono alcuna mobilità sociale.

Frame 3_La disposizione dei luoghi riflette la struttura interna del film: la casa dei Park è su una collina e quella dei Kim in un seminterrato. Questa divisione tra alto e basso è ulteriormente simboleggiata dall’abbondante presenza di discese, salite e soprattutto scale, corrispettivi fisici del divario tra i Kim e i Park. 

Analisi_Luce

Si arriva così al terzo elemento preso in considerazione da questa analisi: la luce. L’inquadratura esaminata comincia con una finestra, oltre la quale si scorge una strada trafficata e molto illuminata. Sembra mezzogiorno. Il cielo è completamente bianco e così anche il suolo; le figure che si muovono sullo sfondo sono immerse nella luce. Invece le pareti del seminterrato dei Kim sono in ombra e una volta che la mdp scende all’altezza di Ki-woo anche il suo volto è in ombra. Un’unica cosa lo illumina, il sole dietro di lui, che crea dei fortissimi riflessi sulle spalle, sulla mano e sui capelli. Notiamo così la presenza della luce naturale e il suo ruolo fondamentale nell’inquadratura. Anche se estremamente realistica, questo tipo di scelta risulta molto più comprensibile man mano che la storia si sviluppa e si conoscono gli ambienti in cui si svolge. Infatti il sole ha una grande importanza nel rappresentare le differenze di classe tra i Kim e i Park: chi è povero ha poco accesso alla luce naturale, si deve accontentare di neon o luci scadenti, mentre chi è ricco può godersi la bellezza dei raggi solari. Ancora una volta la posizione sociale delle diverse famiglie è rappresentata da un elemento della messa in scena: la luce.

Frame 4_La prima volta che Ki-woo arriva a casa dei Park, salendo delle scale, si ritrova col sole in faccia e persino la mdp lo registra con dei forti flare (raggi luminosi che rimbalzano dentro la lente creando delle distorsioni), a dimostrazione del fatto che i Park, vivendo in una ricca villa su una collina, hanno ampio accesso alla luce del sole.

Analisi_Composizione

Il quarto e ultimo punto di questa analisi riguarda la composizione dell’inquadratura che, come precedentemente detto, ha la funzione di presentare il protagonista e di raccontarlo nel suo ambiente domestico. Quando la mdp si ferma su Ki-woo, infatti, lo ritrae in un modo curioso e poco convenzionale: il soggetto è decentrato e posizionato alla destra del fotogramma. Di solito un soggetto che guarda verso destra, come nel caso di Ki-woo, si rappresenta lasciando spazio in quella direzione, come se si volesse riempire il resto dell’inquadratura col suo sguardo. Si definisce un’inquadratura del genere come bilanciata. Ne risulta che quella presentata in Parasite è sbilanciata. Ovviamente questa è una semplificazione e nella storia del cinema si è molto spesso contravvenuto a tale regola, ma sempre con una ragione. In questo caso sembra che l’utilizzo di una composizione sbilanciata serva il proposito di schiacciare Ki-woo, di ridurre lo spazio di fronte a lui, di limitare il suo orizzonte e la sua possibilità d’azione. Questo tipo di composizione appare ancora più efficace quando impiegata con il rapporto 2.39:1 che, esaltando l’orizzontalità e lo spazio intorno agli attori, produce un effetto ancor più opprimente.

Frame 5_La composizione riflette la posizione di svantaggio del protagonista e lascia presagire, sin dal principio, l’inevitabile fallimento delle sue ambizioni.
Frame 6_Un’altra inquadratura in cui Ki-woo appare soffocato dalla composizione è quando il suo amico Min-hyuk gli propone il lavoro dai Park: Ki-woo è rinchiuso tra due linee verticali che ancora una volta limitano lo spazio intorno a lui.

Epilogo

In conclusione, si è visto come la tecnica non abbia solo la funzione di elaborare delle immagini da presentare a un pubblico, ma anche il compito di riflettere il contenuto della storia. Gli elementi disposti su uno schermo non sono mai casuali, ma frutto di un’attenta organizzazione e di un metodo ben definito. In Parasite, la messa in scena sviluppa la narrazione e al contempo trasmette agli spettatori il messaggio che il regista, più o meno implicitamente, ha nascosto nella sua opera. E’ sorprendente come Bong Joon-ho sia riuscito a racchiudere tutto ciò all’interno di una singola inquadratura, la prima.