L’esito della battaglia di El Alamein fu importante nello scacchiere del Mediterraneo della Seconda Guerra Mondiale, l’azione in Egitto aiutò lo sbarco alleato nel nord Africa francese (op. Torch), in compenso le truppe italo – tedesche ottennero il plauso dei britannici, come riporta Liddell Hart:

 “E’ quasi incredibile come i difensori abbiano potuto resistere così a lungo”. 

Perchè era importante il Nord Africa? Quali erano le truppe impiegate? 

©Pinterest

All’inizio delle ostilità nel 1940 non era da escludere che le truppe italiane in nord Africa (circa 204.554 unità, compresi i battaglioni libici e di Camicie Nere, prive di unità corazzate) avessero potuto raggiungere il canale di Suez. Allo scoppio della guerra il comandante superiore in Africa settentrionale era Italo Balbo, ma un incidente a fine giugno pose fine alla sua esistenza. La morte di Balbo influenzò di molto i piani in Africa, infatti il suo successore, Rodolfo Graziani non possedeva la visione operativa del combined arms e della cooperazione tra aviazione e truppe di terra, attività che Balbo aveva già iniziato sin dal suo arrivo a Tripoli nel 1933. Graziani fece operare le sue truppe senza tener conto della mobilità e della concezione della guerra del deserto, basata sulle linee di comunicazione e sulla rapidità dei movimenti, egli preferì far trincerare le proprie truppe e difendere pezzi di deserto conquistati.

 La controffensiva inglese del 9 dicembre 1940 nota come, operazione Compass, travolse completamente lo schieramento italiano: le truppe britanniche, molto inferiori numericamente ma totalmente motorizzate aggirarono e circondarono le truppe italiane, ottenendo un successo clamoroso.

THE GERMAN ARMY IN THE WESTERN DESERT CAMPAIGN, 1941-1942 (HU 39482) General Erwin Rommel, the Commander of the German Afrika Korps, inspects his troops with General Garibaldo of Italy shortly after their arrival in North Africa, 21-31march 1941. The troops are wearing pith helmets. Copyright: © IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205188181

L’azione inglese si spinse fino in Cirenaica dove riuscì a conquistare la piazzaforte di Tobruk, costituendo così una spina nel fianco per le linee di comunicazione italo-tedesche nel momento in cui la Germania intervenne con l’Afrika korps. La città della Cirenaica divenne un punto fortificato che venne riconquistato dagli italo-tedeschi solamente il 21 giugno 1942.

THE GERMAN ARMY IN THE WESTERN DESERT CAMPAIGN, 1940-1942 (MH 5875) Field Marshal Erwin Rommel and staff officers inspecting a knocked-out British M3 Stuart tank in the desert, April 1942. Copyright: © IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205062658

In questo periodo, quando la possibilità della vittoria italo-tedesca era alta, le diplomazie di Roma e Berlino iniziarono a preparare una spartizione dei territori africani a seguito di un possibile armistizio con la Gran Bretagna.

In Italia si sviluppò persino un un dibattito accademico su come si dovessero dividere e amministrare le diverse zone che ad inizio guerra erano colonie francesi o britanniche.

Mentre il mondo accademico discuteva, l’Ufficio operazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito in seno al Ministero della Guerra e il Ministero dell’Africa italiana ipotizzavano le modalità di passaggio di consegne e cambio nelle amministrazioni africane, mettendo in campo tre piani di spartizione distinti (massimo, medio e minimo) che ricalcavano le rivendicazioni italiane verso la Francia e la Gran Bretagna. In particolare vennero considerate come rivendicazioni italiane la Corsica, Nizza, la Dalmazia fino ad arrivare, con il piano massimo, ad avere il controllo del Vicino Oriente.

Per riuscire a raggiungere il Centro di Gravità inglese in nord Africa, individuato nel controllo del canale di Suez e mettere un tassello ai piani geopolitici italiani, a inizio ottobre del 1942, venne creata una armata corazzata italo-tedesca, l’ACIT.

L’ACIT, nel settore settentrionale, in prima linea, schierava il XXI Corpo d’Armata, con il 7° reggimento bersaglieri e le Divisioni di fanteria “Trento” e “Bologna”. Rommel aveva, inoltre, disposto sul terreno reparti misti alternati, italiani e tedeschi, organizzati in gruppi o “zone” (Raum). Nei capisaldi, a nord, si alternavano infatti i battaglioni italiani, quelli tedeschi della 164^ Divisione tedesca e due battaglioni della Brigata paracadutisti “Ramcke”, tutti trincerati al riparto dei “giardini del diavolo”, ampi rettangoli di terreno minati. In seconda schiera, sempre nel settore settentrionale, erano disposte la 15^ Panzer e la Divisione corazzata “Littorio”. Il settore meridionale era invece presidiato dal X Corpo d’Armata italiano, con il 9° reggimento bersaglieri, le Divisioni di fanteria “Brescia” e “Pavia”, la Divisione paracadutisti “Folgore” e altri due battaglioni paracadutisti della Brigata “Ramcke”.
Alle spalle di queste unità, c’erano la 21^ Panzer e la Divisione corazzata “Ariete”.
Come riserva d’Armata, c’erano la 90^ Divisione leggera tedesca e la Divisione motorizzata “Trieste”, più unità minori (gruppi tattici e reparti esploranti).

L’Ottava Armata britannica aveva, nel settore settentrionale, in prima linea, il XXX Corpo d’Armata, con la 9^ Divisione australiana, la 51^ “Highlanders”, la 2^ neozelandese, la 1^ sudafricana e la 4^ indiana.
A sud, era schierato il XIII Corpo d’Armata, con la 50^ britannica (più un gruppo di brigata greco e il II gruppo di brigata della “Francia Libera”), la 44^ britannica e, a sinistra di quest’ultima, il I gruppo di brigata della “Francia Libera”, dipendente dalla 7^ Divisione corazzata.
In seconda schiera, c’era il X Corpo d’armata, con le Divisioni corazzate 1^ e 10^, mentre alle spalle del XIII Corpo era disposto il grosso della 7^ Divisione corazzata.
Alle dirette dipendenze del comando d’Armata c’erano, inoltre, una Brigata indiana per l’apertura di varchi minati; una Brigata corazzata; due Brigate di artiglieria contraerei e una Brigata di fanteria indiana.

THE BATTLE OF EL ALAMEIN, NORTH AFRICA, OCTOBER 1942 (E 18642) British Crusader tanks group together in the desert at sunset to defend themselves from surprise attack at night during the battle. Copyright: © IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205196834

Dal luglio al novembre 1942 si combatterono tre battaglie che prendono il nome di El Alamein, l’ultima, la più nota iniziò  a fine ottobre 1942.

 La guerra in nord Africa stava per raggiungere il punto di svolta: gli anglo-americani stavano preparando un sbarco in Tunisia (op. Torch); l’Asse a seguito della presa di Tobruk rinunciò all’ operazione C3 (sbarco a Malta) per puntare tutto sulla penetrazione in Egitto e bloccare i flussi di rifornimenti britannici nel canale di Suez. La mancata neutralizzazione di Malta influenzò moltissimo i rifornimenti attesi in nord Africa, condizionando l’efficienza delle truppe italo-tedesche, anche se la conquista dell’isola non avrebbe mai interrotto le azioni di disturbo inglesi, poiché i bombardieri britannici utilizzavano anche le basi nel Vicino Oriente ed Egitto

Il tentativo italo-tedesco di arrivare in Egitto mise in seria difficoltà le deboli linee di comunicazione  presenti in Libia, che erano sotto la responsabilità italiana:  non era sufficiente il bottino catturato agli inglesi nella piazzaforte di Tobruk. 

L’avanzata delle truppe italo-tedesche trovò il dispositivo britannico posizionato per la battaglia di arresto in corrispondenza di El Alamein dove il deserto egiziano si restringe tra il mare e la depressione di el Qattara, area che difficilmente avrebbe permesso l’aggiramento. 

©Pinterest

Gli inglesi avevano iniziato a fortificare e minare l’area sin dal 1940. Il rapporto di forze era nettamente a favore dei britannici. Comunque, contando sullo slancio delle azioni sino ad allora condotte ed, in qualche modo, sul fattore sorpresa, Rommel decise di proseguire nell’attacco. Il mattino del l° luglio furono lanciate all’attacco divisioni tedesche a nord e la divisione Ariete a sud del dispositivo britannico. L’Ariete Giunta nei pressi della località di Deep Well incontrò, inattese, unità della 2^ Divisione neozelandese, sostenute dai carri di una Brigata  corazzata Inglese. La sorpresa fu fatale e ciò che rimaneva dell’ Ariete andò quasi completamente distrutto. Quella che viene definita seconda battaglia o battaglia di Alam Halfa fu condizionata dalla scarsità dei rifornimenti dovuta ai numerosi affondamenti di mercantili diretti in Libia e dal rapporto di forze sempre favorevole ai britannici. L’attacco italo-tedesco, che fu sferrato da fine agosto, fallì scontrandosi contro i campi minati e le difese britanniche. Iniziava la fase difensiva delle truppe dell’Asse, passando di fatto l’iniziativa alle truppe britanniche. L’offensiva inglese iniziò la sera del 23 ottobre, con un massiccio attacco di artiglieria a cui non venne opposto un efficace fuoco di contropreparazione per volontà del Gen. Von Stumme. In questa fase Rommel, convalescente in Austria, fu costretto a rientrare al fronte a causa dell’improvvisa morte sul campo del suo sostituto, era il 25 ottobre.

© IWM, attacco notturno delle batterie britanniche.

Dopo il fuoco di artiglieria, le fanterie inglesi giunsero a contatto con quanto rimaneva dei capisaldi avanzati italo-tedeschi nella zona di sicurezza, qui travolsero alcune unità della divisione Trento. A sud, unità  della 7^ divisione  corazzata britannica riuscirono a forzare in alcuni punti i campi minati ed a penetrare nella zona di sicurezza della divisione Folgore, ma la loro prosecuzione fu duramente contrastata soprattutto nella zona  d’azione degli avamposti del raggruppamento paracadutisti “Ruspoli”. La zona presidiata dalla Folgore resse l’urto britannico fino al 26 ottobre, in una situazione di scarsità di mezzi; anche se qualche postazione fu sopraffatta e conquistata, la difesa tenne. La sanguinosa battaglia nel settore sud costrinse il generale Montgomery a sospendere le progettate operazioni offensive in quel settore ed a gravitare con il proprio sforzo tutto nel settore nord, ove la difesa aveva parzialmente ceduto. Lo sforzo principale inglese si spostò nel settore nord, tanto che Rommel ordinò l’afflusso di unità in rinforzo in quel settore. 

© IWM,il generale Montgomery.

Il giorno 27, nel pomeriggio, un violento contrattacco italo-tedesco, con l’appoggio delle forze aeree, fu sferrato simultaneamente contro gli Australiani e contro gli Scozzesi.

ROYAL AIR FORCE OPERATIONS IN THE MIDDLE EAST AND NORTH AFRICA, 1939-1943. (HU 52289) A Martin Baltimore Mark III overflys the target as bombs explode on the German-held landing ground at El Daba, Egypt, during a raid by No. 223 Squadron RAF in support of the Alamein offensive. Copyright: © IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205023045

La loro azione fu però duramente contrastata da grosse formazioni di caccia britannici. Anche le azioni terrestri vennero stroncate dal fuoco terrificante dell’artiglieria inglese. Le colonne d’attacco dovettero ripiegare, dopo aver subito forti perdite. Il giorno 28, Rommel, convinto che le unità italo-tedesche non fossero oramai più in grado né di respingere le unità avversarie né di far fronte ulteriormente ai loro violenti attacchi, si convinse dell’opportunità di far ripiegare l’Armata su posizioni più arretrate, ma a livello politico l’ipotesi fu rifiutata. 

La mattina dello stesso giorno, Neozelandesi e Scozzesi, dopo aspri combattimenti, sommersero un caposaldo della posizione di resistenza della divisione Trento.

Alla sera, preceduti da un’ora di intenso fuoco di preparazione dell’artiglieria, gli Australiani lanciarono un nuovo violento attacco contro le posizioni italo-tedesche, per scardinare le difese e proseguire poi sino ad Abd el Rahman. Ancora una volta furono fermati e respinti.                                           

Il 1° novembre segnava ormai l’ottavo giorno dall’inizio dell’offensiva inglese. Nonostante la sproporzione delle forze, la difesa  continuava a tenere. Il 2 novembre, all’una del mattino, dopo tre ore di preparazione intensa e violenta dell’artiglieria e dell’aviazione, il Gen. Montgomery lanciò l’attacco decisivo e finale. A nord cominciano i Neozelandesi e gli Scozzesi, riuscendo ad incunearsi tra la divisione  Trieste e la Littorio, ed a spingersi al di là del settore dell’Ariete. Alle prime luci del giorno, reparti tedeschi, con i resti delle prime due divisioni italiane contrattaccarono il saliente, dando luogo ad un’aspra e furibonda battaglia di carri armati che durò tutta la giornata, ma che non riuscì a ricacciare l’avversario. Le perdite furono elevate da ambo le parti. Il 4 novembre, alle 7 del mattino, i Britannici riprendevano con estremo vigore l’offensiva su tre direttrici. A nord gli Australiani ripresero ad avanzare verso la costa dove si scontrarono con unità tedesche, mentre a sud unità corazzate britanniche lanciarono l’azione contro i limiti di saldatura fra i resti delle divisioni Trento e Ariete. La sera del 4 novembre  il Corpo d’Armata Corazzato Italiano, dopo valorosa lotta, venne annientato. 

Il braccio dei rifornimenti allungato condizionò le già precarie condizioni del sistema logistico italo-tedesco, di fatto il mancato arrivo dei convogli affondati dai britannici costrinse le truppe al comando di Rommel alla netta inferiorità. La presenza di Malta in mezzo al Mediterraneo fu importante, ma non fondamentale, visto che per neutralizzare gli attacchi britannici sui convogli navali dell’asse occorreva neutralizzare le basi aeree in Egitto e nel vicino oriente; la caduta dell’isola al centro del Mediterraneo avrebbe agevolato i rifornimenti, ma non avrebbe garantito la totale incolumità ai convogli.

Al termine della battaglia iniziò un lungo inseguimento fino in Tunisia, concluso nel 1943, si stava preparando lo sbarco in Sicilia. 

Now this is not the end. It is not even the beginning of the end. But it is, perhaps, the end of the beginning.

Così Winston Churchill dal discorso alla Mansion House del 10 novembre 1942, si rivolse ai Britannici a proposito della vittoria alleata in Egitto.

Al termine del conflitto e con la ripresa dei rapporti diplomatici El Alamein divenne un luogo di riconciliazione, soprattutto grazie al Colonnello del genio, Paolo Caccia Dominioni, reduce della campagna in Africa Settentrionale che propose e realizzò un sacrario militare per ricordare coloro i quali furono impegnati lungo il fronte egiziano lungo la strada litoranea che collega Alessandria con Marsa Matruh.

Oggi la memoria è oggetto di studio, infatti, ormai dal 2007 è stato lanciato dall’università di Padova il Progetto El Alamein.

Dalla home page del sito della “Società Italiana di geografia e geologia militare si legge:

“Il Progetto El Alamein è nato nel 2008 come attività di ricerca istituzionale dell’Università degli Studi di Padova su iniziativa dei soci fondatori della Società Italiana di Geografia e Geologia Militare (S.I.G.G.Mi.). Scopo principale del Progetto è la salvaguardia dell’omonimo campo di battaglia mediante l’individuazione, la mappatura ed il ripristino dei siti della linea del fronte, teatro del ciclo di combattimenti culminato con l’ultima battaglia di El Alamein o Battaglia grande”.

Sino ad oggi sono state effettuate 23 spedizioni, a cui hanno partecipato numerosi volontari che hanno affiancato i docenti referenti per l’attività.

Il progetto ha coinvolto anche le associazioni d’arma dei reparti che presero parte ai combattimenti – Associazione Carristi d’Italia e Associazione Paracadutisti d’Italia, ma anche singoli reduci e sezioni provinciali dei bersaglieri – .

L’evento più importante è stato il raduno nazionale dell’associazione Paracadutisti che nel 2012 si è tenuto in Egitto tra le postazioni occupate settant’anni prima. Momento di commemorazione importante che si inserisce nel solco della memoria tracciato anche dagli inglesi: tutto ciò rende El Alamein un luogo della memoria.

Per Approfondire:

  • Henry Liddell Hart, Storia Militare della Seconda Guerra Mondiale;
  • Mario Montanari, Le operazioni in Africa Settentrionale;
  • Giuseppe Pardini, Mussolini e il “Grande Impero”. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa (1940-1942).
  • Paolo Caccia Dominioni, El Alamein (1933-1962).